UNA PROPAGANDA CONTRO IL BODY SHAMING OPPURE UNA CELEBRAZIONE DELL'ESSERE IN SOVRAPPESO?

Ancora una volta Nike si impone prepotentemente sul mercato dell'abbigliamento sportivo con un nuovo claim rivolto, secondo i suoi stessi ideatori pubblicitari, a promuovere la partecipazione sportiva delle donne di tutte le età con la caratteristica di essere “oversize”. Infatti nel reparto femminile del nuovo negozio di Londra, il Nike Town London a Oxford Street, il brand ha usato per la prima volta nella storia degli store sportivi manichini plus-size e paralimpici. Una forte azione di marketing alla vigilia di una importante stagione estiva per la pallavolo, il calcio, l'atletica e gli altri sport in rosa. Secondo le dichiarazioni della general manager e vice presidente Nike per il settore donna in Europa, Medio Oriente e Africa, Sarah Annah: “Non c'è dubbio che la scelta azzardata di NIKE sia un ulteriore impegno per ispirare ed essere al servizio delle atlete offrendo molto di più di una esperienza di shopping. Si tratta di una vera propria destinazione per celebrare lo sport sempre più verso la diversità e l'inclusività!”.

Ma si sa Nike fa sempre parlare di sé scatenando la verbalizzazione di pareri favorevoli, ma anche visioni e critiche diametralmente opposte. La giornalista di Telegraph Tanya Gold è stata protagonista di una vera rivolta delle donne americane che si sono indignate nel leggere il suo articolo nel quale dichiara che “le taglie rappresentate dai manichini Curvy adottati dal brand Nike «non sono sane» e le donne che le indossano «non possono fare sport» perché sono più che altro identificate nell'anticamera del diabete e se impegnate in un'attività sportiva sono destinate ad una protesi all'anca!”.

Un commento chiaramente depotenziante, quello della giornalista americana, che ha aumentato la voglia delle lettrici, soprattutto quelle un po' in carne, ma anche all'estremo opposto quelle troppo magre, di combattere animatamente il fenomeno del body shaming, ovvero del giudicare le forme del corpo delle persone soprattutto attraverso il web e i social network. Una tendenza a dare commenti che sembrano apparentemente innocui, ma all'atto pratico rappresentano una realtà a dir poco imbarazzante e inaccettabile per chiunque si permetta di praticarlo anche se involontariamente. Il parlare di un cambiamento fisico spesso viene percepito come indelicatezza, invadenza e può provocare profondo dolore in chi ha sub^to il cambiamento. L'attuale tendenza del continuo confronto con i modelli proposti dai social e media ci induce ad essere sempre più giudici spietati di noi stessi e e degli altri, facendoci dimenticare che siamo tutti uguali: tutti con le stesse insicurezze, con gli stessi dubbi e tutti con lo stesso grado di vergogna quando si è additati.

Il focus della FIF Academy è da sempre quello di diffondere e condividere messaggi tecnico-pratici in grado di infondere confidenza, complicità e autostima. L' attuale tendenza della nostra scuola di formazione va sempre più verso la direzione delle diversità nelle cui forme è sempre insito il concetto di bellezza intesa come cura sia del corpo, ma ancor più della mente, enfatizzando l'esigenza del futuro di confidare in uno stato di benessere in cui il corpo si esprima in tutte le sue abilità nel rispetto della propria forma!

E tu come interpreti questa nuova filosofia dei Nike Stores? Lascia un tuo commento  

Pubblicato in Fitness news
Lunedì, 10 June 2019 16:26

Esami corso per Istruttore di fitness

Spesso ci chiedete come si svolgono gli esami del corso per Istruttore di Fitness, quindi abbiamo deciso di fare questo video per chiarire ogni dubbio. Per qualsiasi altra domanda potete scriverci a o chiamarci al numero 0544-34124.

 


PER LA TUA FORMAZIONE ABBIAMO SELEZIONATO QUESTO CORSO: 

ISTRUTTORE DI FITNESS

 

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Pubblicato in Fitness news

Sono tanti i fattori endogeni ed esogeni che concorrono a mettere a rischio il benessere quotidiano di una Donna. Uno dei disagi più temuti, perché esso stesso causa ed effetto di forte stress, è dato dalle difficoltà nel contenere l’urina. Un malessere spesso invalidante, tanto fastidioso da arrivare fino a precludere lo svolgimento di qualsiasi tipo di attività fisica. Abbiamo chiesto a Rita Valbonesi, fisioterapista, osteopata e storica insegnante della Federazione Italiana Fitness, come affrontare tale problema se vissuto dalla parte dell’istruttore.

Cosa provoca questo sgradito problema?
Nell’arco della propria vita, il Benessere di una Donna è costantemente messo a dura prova da fisiologici cambiamenti ormonali che, tra i tanti effetti, possono provocare anche problemi di contenimento delle urine. Lo stress, il post gravidanza e la menopausa sono tre delle principali cause di scompenso ormonale e, dunque, a loro volta tra le principali ragioni di questi fastidi.
È tuttavia importante sapere, e far sapere, che le perdite urinarie possono essere gestite, arginate e contenute!

Come e cosa può fare un istruttore/Personal Trainer?
er prima cosa è fondamentale che sia in grado di aiutare l’allieva in difficoltà fornendole consigli precisi, puntuali e risolutivi in modo garbato e discreto. In tal senso è altresì importante avere un buon livello di preparazione in termini di conoscenza dell’anatomia pelvica, della sua funzionalità e della muscolatura coinvolta. Solo così è possibile proporre esercizi mirati a migliorare l’elasticità dell’intero apparato, contrastandone il naturale rilassamento o la sua eccessiva contrattura dovuta allo stress, e volti ad aumentare la capacità della cliente di contenere le urine. In questo senso FIF e SERENITY, azienda leader nella fornitura di ausili per contrastare le perdite urinarie, hanno sviluppato un progetto ad hoc che ha visto la realizzazione di 12 video lezioni, 6 di yoga e 6 di Pilates, tenute rispettivamente da Rita Babini e Sara Sergi, pubblicate sulla pagina Facebook di Serenity “IO CI CONTO”. Si tratta di esercizi semplici, che possono essere svolti comodamente in casa e con attrezzi disponibili nella propria quotidianità, con l’obiettivo di tonificare e rafforzare la parete pelvica. Infine, essere affiancato nel proprio lavoro da professionisti competenti come fisioterapisti e ginecologi è una risorsa irrinunciabile su cui ogni istruttore dovrebbe poter far affidamento per trattare i singoli casi.

E se tutto questo non bastasse?
Anche se migliorabile, tale disagio non sempre può essere risolto alla fonte in maniera definitiva; in questi casi è fondamentale poter contare su un alleato discreto e fidato, in grado di restituire a ogni Donna la propria sicurezza psicologica. SERENITY da oltre 30 anni aiuta milioni di persone a preservare la propria autonomia e la propria libertà. Una alternativa valida e risolutiva, frutto di un costante dialogo tra l’azienda e utilizzatori, infermieri, assistenti e gruppi multi-disciplinari composti da specialisti, medici, geriatri, urologi, andrologi e psicologi. Un lavoro costante e mirato a comprendere e soddisfare le reali esigenze delle persone, offrendo soluzioni efficaci e volte a migliorare la qualità della vita di ogni donna.  

Pubblicato in Performance n. 1 - 2019
Venerdì, 07 June 2019 12:54

La divulgazione scientifica e il teatro

UN PERFETTO CONNUBIO TRA LA SCIENZA, L’ARTE E LA MUSICA AL SERVIZIO DELL’UOMO PER RACCONTARE L’ATTIVITÀ CARDIACA IN FORMA MULTIMEDIALE.

L’ultima edizione del convegno di In Corpore Sano intitolato “La salute in palestra” è stata teatro di un suggestivo intervento in forma multimediale: “lo spettacolo del cuore”. Ideatore e autore di questa speciale opera di divulgazione scientifica è il dott. Davide Terranova: medico, specialista in cardiologia, nutrizionista, giornalista scientifico, fondatore e pastpresident della Associazione Regionale Cardiologi Ambulatoriali del Veneto, è membro della Società Italiana di Nutrizione Umana, nonché autore e relatore di numerosi eventi per l’Educazione Continua in Medicina. Lo abbiamo intervistato per rispondere alle tante curiosità che hanno stimolato, immediatamente dopo la sua relazione, la mente e l’intelligenza emotiva dei numerosi operatori del settore fitness che hanno partecipato attivamente al convegno.

La sua carriera di medico ha visto affiancarsi una esperienza di grande comunicatore. Da dove nasce l’idea di realizzare un vero e proprio “spettacolo del cuore”?
Prima ancora di diventare un medico cardiologo e nutrizionista coltivavo una passione per la musica ed il canto; con una specializzazione in pianoforte ho avuto un passato anche come compositore di musica particolarmente abituato alle grandi platee. Una vena artistica e creativa, dunque, che ha sempre accompagnato le mie scelte professionali e che certamente è stata musa ispiratrice degli aspetti artistici, romantici e musicali con cui ho voluto rappresentare l’attività cardiaca. Le mie conoscenze scientifiche abbinate a quelle artistiche e comunicative hanno reso possibile la realizzazione di un nobile obiettivo: comunicare con strumenti divulgativi non in una forma statica, ma assolutamente in una forma impattante e dinamica!

Come è stata accolta e vissuta questa sua importante iniziativa scientifica dai suoi colleghi medici?
Diverse sono le forme comunicative dello spettacolo del cuore . Una di queste assume caratteri formativi prettamente scientifici, accreditati dal CNM Italia, rivolgendosi alla categoria dei medici con lo scopo di divulgare l’apprendimento della auscultazione cardiaca e la lettura dell’elettrocardiogramma. Un modo assolutamente nuovo di raggiungere l’intelligenza emotiva dei miei colleghi medici che, ad oggi, non ha mai ricevuto alcuna critica negativa; al contrario ha sempre riscosso un’attenzione appassionata ed entusiasta. Lo Spettacolo del Cuore si avvale di filmati di spettacolare bellezza, frutto di un lungo lavoro di post produzione, ottimizzando animazioni HD con riferimenti scientifici. Questo ha reso il messaggio divulgativo molto accattivante anche per raggiungere il pubblico dei giovanissimi. Le rappresentazioni teatrali di maggiore successo sono certamente quelle rivolte agli studenti. Quale miglior azione preventiva se non quella di iniziare a divulgare una specifica consapevolezza in giovane età!

Pensa che in un eventuale follow up del suo lavoro multimediale si potrebbe implementare anche l’attività di fitness come fattore di influenza e pertanto da utilizzare nella prevenzione?
Il ruolo dell’attività fisica in generale è insieme ad una equilibrata e sana alimentazione elemento essenziale per la prevenzione alle patologie cardiovascolari. Nell’attuale rappresentazione dello spettacolo del cuore mi sono avvalso di rappresentati del basket italiano che attraverso azioni di gioco hanno dato enfasi all’importanza dell’allenamento del muscolo cardiaco attraverso la pratica di un gioco di squadra dinamico e avvincente. Devo ammettere che in questa meravigliosa esperienza vissuta al convegno di In Corpore Sano, in cui mi sono rapportato con un pubblico di professionisti del Fitness particolarmente attento e recettivo, mi ha colpito molto positivamente, la coerenza con la propria filosofia professionale nelle abitudini alimentari della platea che, durante i break previsti, ha dimostrato un’attenzione inusuale sulla scelta dei cibi. Questa è certamente una nota di merito che potrebbe in un prossimo futuro implementare i contenuti del mio progetto divulgativo con l’intervento di alcuni operatori del fitness.

Come dovrebbe adattarsi l’informazione di un istruttore di fitness e su quali fattori dovrebbe concentrarsi la sua comunicazione?
Nel rispondere a questo quesito sarò senza dubbio banale, ma diretto e conciso! Ogni professionista del fitness ha l’obbligo deontologico e morale di richiedere un elettrocardiogramma sotto sforzo oltre al risaputo certificato di sana e robusta costituzione. In merito alla comunicazione di consigli alimentari l’operatore del fitness, nella figura del personal trainer o istruttore di discipline collettive, deve senza dubbio avere una preparazione specifica e legale sulla nutrizione. Il corso di Nutraceutical Sport Consultant, anch’eso accreditato dal CNM Italia, è un corso formativo in collaborazione con la Federazione Italiana Fitness che risponde a queste proprio a queste specifiche esigenze. In generale mi sento di poter esprimere che il fattore chiave di una tutela deontologica e morale di qualsiasi professionista specializzato è: “il buon senso”!

Come medico cardiologo specializzato nella nutrizione da tempo comunica in modo semplice e diretto l’importanza dell’alimentazione nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Qual è il peggiore errore comunemente commesso a tavola , appunto in ottica di prevenzione cardiaca?
Certamente la totale “inconsapevolezza”. Vale a dire il non pensare a ciò che si sta mangiando! Questa è stata una delle motivazioni che mi ha spinto a ricercare anche in campo nutrizionale una comunicazione quanto più semplice e diretta possibile. Da questa esigenza nascono infatti altri due progetti divulgativi. Il libro “nutri il tuo cuore” e le cene “Cardio Chef”. Nel libro viene meticolosamente valutato ogni singolo nutriente di quotidiano consumo, in riferimento alla salute dell’apparato cardiovascolare, al fine di dimostrare il suo ruolo nelle principali malattie del cuore e dei vasi: infarto cardiaco,ictus cerebrale, ipertensione o aritmie. Viene in special modo dimostrato come alla base di tutte queste malattie ve ne sia una: l’aterosclerosi, ossia l’infiammazione cronica delle arterie presente nella maggior parte di noi già fin da piccoli. L’analisi approfondita su quella che amo definire “alimentazione ragionevole”, che si fonda su basi assolutamente scientifiche, si pone al servizio dei lettori con lo scopo di indicare le basi di una educazione alimentare fondata sulle seguenti percentuali risultanti da una media delle diverse linee guida mondiali:
- 60% carboidrati (cereali integrali e legumi)
- 15% proteine (legumi, formaggi, carne, pesce, uova)
- 10% grassi saturi (formaggi, carne, pesce, uova)
- 25% grassi insaturi (pesce, frutta secca, uova)
Il cuore dunque si nutre a tavola! Da qui l’idea delle cene a base di “Piatti Cardiochef” elaborata in collaborazione con lo chef Padovano Franco Ruggero; il Piatto Cardiochef è fatto di un mix ben calcolato (perché scientificamente attestato) di “buone cose che fanno bene”: cereali integrali, pesce azzurro, verdura, legumi, frutta secca, olio extravergine di oliva per condire, un pezzetto di cioccolato al dì e un po’ di vino rosso quando non si beve tè verde.

Se dovesse quindi suggerirci una serie di cibi da prediligere nella nostra nutrizione quotidiana, quale sarebbe la sua classifica?
Ci sono dei cibi davvero “amici del cuore”! Al primo posto in assoluto indicherei un consumo di 400 g di frutta e verdura, come indicato dalla delegazione mondiale della sanità, e alla stessa stregua metterei i cereali integrali come fonte maggiore di carboidrati; al secondo posto inserirei le proteine che originano dai legumi; al terzo posto i grassi insaturi, cosiddetti buoni, come gli omega 3 contenuti nel pesce e gli omega 6. Vorrei aggiungere una nota speciale sui seguenti nutrienti che non fanno parte della nostra tavola tipicamente mediterranea , ma hanno una azione benefica sulla infiammazione delle arterie, vale a dire sulla disfunzione endotriale (alla base dell’ arteriosclerosi) e sulla riduzione del colesterolo cattivo e sulla pressione arteriosa; sto parlando della curcuma, dell’avena, del tè verde, del cacao fondente (almeno al 70%) e del meraviglio bicchiere di vino, rigorosamente rosso, al dì. Desidero concludere con un ultimo semplice, ma efficacissimo, consiglio nutrizionale quale peculiare caratteristica “toccasana” per il nostro benessere fisico: “ iniziare sempre il pasto con una buona, sana insalata!”.

Proteggere il proprio cuore iniziando dalla tavola è il dovere inderogabile più sano e gustoso che l’uomo può svolgere nella sua vita quotidiana. Basta solo usare la testa per nutrire il nostro cuore!

Pubblicato in Performance n. 1 - 2019

UNA OSSERVAZIONE CLINICA CON RISULTATI IMPORTANTI PER L’INCREMENTO DELLA PERFORMANCE

La riflessologia o scienza dei riflessi, è una delle medicine naturali che permette, toccando un punto del piede in particolare, di riferirsi ad un corrispondente organo del corpo. Il piede è uno dei più grandi contenitori di riflessi presenti al mondo. Ogni punto del piede, infatti, si riferisce ad un organo del corpo.
Questa relazione dovrebbe incuriosirci, dato che dei recettori del corpo più interessanti, a parte quello ottico e quello occlusale, il piede è indubbiamente una finissima costruzione ingegneristica.
Occhio e piede generalmente nelle disarmonie posturali entrano in misura sicuramente variabile da caso a caso, ma non si tratta di coincidenza il fatto che entrambi abbiano una certa responsabilità nel determinare problemi di natura ascendente o discendente.
Non si tratta di considerare le implicazioni delle catene cinetiche o delle interferenze del sistema fasciale superficiale: l’occhio e il piede aprono e chiudono un sistema macchina-uomo; e tale sistema nel caso dello sportivo è iperspecializzato nel proporre schemi motori di alta precisione, reiterati e affinati anche ad altissimo livello. Dato che la mappatura del piede rimanda ad alcuni organi interni vitali in particolare, mi sono chiesto se per caso si potesse intervenire indirettamente su questi, per avere come meccanismo di ritorno un miglioramento della prestazione sportiva; da questa considerazione è partita l’osservazione clinica che poi è stata tradotta in un protocollo ad hoc ideato, e che andrò in seguito a spiegare.
La riflessologia del piede è indubbiamente orientativa nelle valutazioni, in quanto permette di collegare al piede molti organi del corpo, come il pancreas, il fegato, il cuore, i reni e così gli altri. Dall’esame del piede, infatti, si può persino ricavare in maniera indiretta una “diagnosi” di eventuali malattie e disturbi fisici o psico-fisici.
È stato il dottor Fitzgerald a fornire una visione chiara del piede, disegnando una immagine della pianta del piede, all'interno della quale collocava tutti gli organi corrispondenti. Un massaggio al piede, in effetti, se eseguito in osservanza a linee guida rigorose e protocolli validati, può provocare benessere a tutto l’organismo e ai suoi distretti in maniera diretta e indiretta.
Si è scoperto nel tempo che il piede destro corrisponde alla parte razionale dell’individuo, mentre quello sinistro a quella irrazionale.

schema piede

La perfetta comprensione dei meccanismi dell’appoggio e della deambulazione è fondamentale inoltre per evitare infortuni, migliorare la performance e, in subordine, per comprendere l’evoluzione della preparazione atletica, laddove i nostri allievi adoperino molto la parte inferiore del corpo. è doveroso dunque introdurre alcuni cenni sulla postura umana.
La stazione eretta dell’uomo del resto è il risultato di una rapida successione di periodi di mobilità e di immobilità alla ricerca di un equilibrio stabilmente dinamico mantenuto con il minimo sforzo. Potremmo dire che efficacia ed efficienza appartengono al piede come organo, ma che tale risultato finale giunge come ultimo di una catena evolutiva interrelata ad un fattore ambientale fortemente selettivo.
In questo complesso equilibrio non entra solo l’azione dei muscoli, ma anche il sistema vestibolare, gli indicatori ottici (provate a stare in piedi su una gamba sola e a occhi chiusi e capirete la difficoltà, soprattutto al di sopra già dei 35 anni), le condizioni dell’apparato occlusale (pensiamo alla prestazione sportiva ad arcate chiuse o meno come cambi, ecc.). In tale complesso processo sono fondamentali anche le curve del rachide (soprattutto a livello della vertebra L3 che è il nostro baricentro): la colonna vertebrale tende a flettersi per assicurare una migliore stabilità. Studi condotti su adulti (rif. Pubmed/ posturologia clinica) mostrano che le curvature sono di pochi cm; nei bambini si nota invece una grande gradazione della curvatura lombare che si stabilizza solo quando l’appoggio del piede è diventato definitivamente stabile, cioè dopo i 5-6 anni, il che dovrebbe farci riflettere su ciò che siamo come progetto evolutivo.
Ogni disarmonia nell’appoggio viene filtrata dalla colonna lombare che si configura quale un centro di trasmissione e smistamento dell’informazione per mantenere l’equilibrio statico-dinamico (è una curva realmente mobile e, grazie alla sua configurazione, è molto resistente agli stress statico-dinamici). Dalle piante del piede partono infatti impulsi propriocettivi che arrivano alla vertebra L3 e alla colonna cervicale, per poi venir elaborati e utilizzati per il mantenimento dell’ equilibrio nelle sue diverse forme. Da queste considerazioni sulla postura umana risulta quanto mai ottimistico il tentativo di variare solamente l’appoggio del piede per migliorare la prestazione del soggetto (o per risolvere infortuni strutturati). Una variazione del proprio appoggio naturale si ripercuote infatti su tutta la postura e quindi anche sul rachide. In sostanza si cerca di ricreare in età adulta quel complesso processo che ha portato al primo equilibrio in età infantile.
Camminare o correre sotto un profilo meramente energetico crea un’energia positiva che ci fa incedere, ma anche un’energia negativa di ritorno che risale dal basso fino alla testa a una velocità di anche 130-140 km/h sotto forma di vibrazioni che vengono assorbite da differenti strutture: 1/10 arriva fino al ginocchio, 1/20 fino al bacino e 1/30 fino alla cervicale.
Quando camminiamo, l’appoggio del tallone al terreno determina un impatto che va dal 80% al 100% del peso corporeo. Tale impatto genera una vibrazione elastica di ritorno che non viene sfruttata per avanzare, ma che deve essere assorbita delle strutture ammortizzanti del nostro corpo.
Quando corriamo, invece, l’energia negativa di ritorno è da 3 a 5 volte quella che subiamo camminando (a seconda della natura del terreno, della velocità della corsa, della calzatura indossata e del peso del runner) ed è per questo che correre è più traumatico: 20 km di corsa equivalgono a circa 60 km di camminata.

Fino a un decennio fa, quando si parlava di appoggio del piede, si soleva distinguere fra pronatori e supinatori; si considerava cioè l’inclinazione laterale del piede; più recentemente si è iniziato a considerare anche l’inclinazione longitudinale, distinguendo fra runner che corrono sull’avampiede e altri che preferiscono correre sul tallone. Ovviamente, come nel caso di pronatori/supinatori, non esiste una divisione netta, ma ogni runner presenta una propria inclinazione longitudinale. Non esiste un appoggio del piede universalmente Migliore! Ciò mette in crisi soprattutto chi sostiene il concetto dell’uso di plantari basati su un modello di corsa ideale o di podista ideale. Uno studio finlandese di qualche anno fa (“Forefoot strikers exhibit lower running-induced knee loading than rearfoot strikers”, Kulmala, Avela, Pasanen, Parkkari; Medicine & Science in Sports & Exercise, 2013) ha mostrato che, a seconda dell’appoggio del piede, le varie parti del corpo vengono diversamente sollecitate e quindi un determinato infortunio può dipendere dall’appoggio del piede. Lo studio finlandese ha evidenziato che chi corre sull’avampiede carica meno il ginocchio di chi corre sul tallone, ma questi ultimi sollecitano meno la caviglia. Sembrerebbe banale sostenere quindi che cambiando appoggio del piede si possano risolvere gran parte degli infortuni dovuti all’età atletica del soggetto (sono definiti infortuni strutturali e sono circa il 15% del totale); la brutta notizia è che però si vanno a sollecitare altre parti del corpo, parti che per anni magari hanno avuto un carico decisamente inferiore: ecco che si ripristina il tendine, ma il ginocchio comincia a dolere... A partire da queste e molte altre considerazioni risultanti dalle mie numerose ricerche, ho cominciato a pensare a come migliorare la prestazione dei miei atleti agonisti e non, dopo aver notato il ripetersi di fastidi (di salute) che a mio avviso potevano avere un collegamento diretto o meno con un uso sbagliato del piede. Nello studio condotto dal nostro gruppo di ricerca, sono state analizzate le prestazioni di 18 persone, di genere femminile, di età compresa tra i 25 e i 45 anni, tutte in leggero sovrappeso, con ciclo mestruale regolare, abili in sala pesi, con alimentazione completamente naturale e non aiutate da integrazione specifica per lo sport.
Ciascun gruppo ha accolto 6 giovani donne con dolore plantare localizzato e circoscritto, e dunque riconducibile potenzialmente ad un’area preferenziale.
I tre gruppi di lavoro non hanno comunicato tra di loro per la durata dello studio (60 giorni), né si sono incrociati durante lo svolgimento dell’osservazione dei lavori sul campo.
Il protocollo si è svolto in tal modo: ogni gruppo è stato osservato al lavoro, in sala pesi, con esercizi multiarticolari; il gruppo A è stato trattato manualmente (elettromedicali/terapia manuale) prima della sessione allenante, il gruppo B subito dopo, il gruppo C non è stato trattato ma ha ingerito al bisogno molecole in libera vendita attenuanti sintomatologie dolorose insorgenti pre allenamento, durante e post allenamento. Ogni allenamento è stato trascritto e filmato. Ogni 4 settimane ogni partecipante ha effettuato esami ematochimici completi. A distanza di 60 giorni il risultato è stato quanto meno interessante: il gruppo A, trattato nell’area del piede di interesse, ha migliorato la propria prestazione del 18% oltre a notare una remissione e della sintomatologia dolorosa condivisa tra pianta del piede e organo corrispondente; il gruppo B ha osservato un miglioramento del 22% nella resa sul campo, un leggero decremento della sintomatologia algica della porzione plantare in oggetto e nell’organo corrispondente; il terzo gruppo ha rilevato un incremento esclusivamente prestazionale nell’ordine del 11%. Per rendere lo studio clinico maggiormente validante attualmente ci stiamo concentrando sulle osservazioni analoghe riguardanti gruppi di solo uomini con lo scopo di avvalorare i risultati ottenuti e valutare le principali differenze tra donne e uomini con similari sintomatologie.

Pubblicato in Performance n. 1 - 2019

UNA VALUTAZIONE SAGGIA E ATTENTA SUI PUNTI DI FORZA E LE DEBOLEZZE DEL PANORAMA DELLE STRATEGIE DI MARKETING APPLICATE NEL SETTORE FITNESS

Tema spinoso e nebuloso, che si potrebbe estendere a qualsiasi settore, ma occupandomi del settore fitness intendo parlare delle palestre e di tutto l’universo ad esse connesso. Come tutti i settori, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un proliferare di innovazioni tecnologiche con grande espansione a tutti i sistemi di marketing dove l’utilizzo dei social e delle apparecchiature multimediali la fa da padrone. Da vecchietto mi pongo qualche dubbio. In tempi non sospetti avevo scritto se fosse realmente utile avere un tappeto da 8/10.000 Euro con una miriade di funzioni che nel 90% dei casi non saranno mai sfruttate. Non credete che i tasti più usati siano START e +/-? Spesso non si usano neppure la fascia toracica o sensori palmari. Non parliamo poi del collegamento ai social. Già vedere in sale dedicate all’allenamento fior di utenti con il cellulare in mano non è motivante, figuriamoci se gli diamo anche la possibilità di farlo direttamente dalle macchine. Siamo certi che tutti i dati che le macchine possono potenzialmente dare siano utili e interessanti per l’obiettivo che ha l’80% degli utenti? Quando lo scrivevo doveva ancora esplodere la moda del functional e dell’uso di manubri bilancieri, kettlebell, suspension e altri attrezzi base senza ausilio di nessun supporto elettronico o traiettorie guidate o dei tapis roulant meccanici. è questo il segno dei tempi dove le persone amano confrontarsi con se stesse e con un modo di allenarsi che ristabilisca un contatto con il corpo non mediato da una macchina. Contemporaneamente è esploso il marketing spinto, campagne promozionali (e ci sta), telefonate con offerte, ogni forma di stratagemmi per incentivare l’abbonamento “pluriennale” al centro. Questo fa parte del gioco, del resto chi apre centri fitness/wellness è sempre più un imprenditore che deve confrontarsi con un mercato evoluto e spietato; eppure anche qui sono convinto che si possa mediare senza essere invadenti. Trovo normale che un utente possa lasciare il centro in cui va per provarne uno nuovo che promette faville e prezzi da discount, è sempre successo, ma la storia ci insegna che se nel “vecchio” veniva fatto un lavoro serio, non si prometteva solo pailettes ma si dava concretezza ed informazioni serie, la percentuale di ritorni sarà molto elevata. Se poi si è spostato SOLO perché spende meno occorre fare una riflessione se quello è il tipo di cliente che desiderate veramente avere. Credo che caratterizzare il proprio centro sia importante. Ultimamente ho assistito a scene dove in segreteria, per prenotarsi a dei corsi di gruppo, dicono che occorre scaricare l’APP. Scaricare l’APP !?!? Capisco che dietro c’è la volontà di arrivare a diminiure i costi del personale di segreteria ma non mi dite che tutti amate scaricare ANCHE questa APP, che spesso si “impalla” (pensate poi se avete un telefonino “obsoleto”) e dove non c’è nessuna possibilità di avere un reale scambio di informazioni.

La segreteria è un punto centrale ed è uno dei termometri del centro, dove è più facile intuire insoddisfazioni, capire bisogni, proporre soluzioni. Non è possibile applicare strategie studiate o adatte per centri da migliaia di iscritti anche su piccoli medio centri che contano solo poche centinaia di iscritti; anche perché rimane sempre la priorità di ottimizzare le risorse degli spazi e dei tecnici; inutile puntare a saturare la sala al lun/merc/ven sera dalle 18 alle 22. Ma non sono un uomo di marketing e lo noto sempre più quando vedo utenti “veterani” che da 20 anni frequentano la sala pesi, persone che non disturbano, sanno cosa fare, hanno chiaro quello di cui abbisognano; eppure anche loro devono passare sotto la “prova” della proposta commerciale dove un/una giovane ragazza gli illustra le possibilità di aumentare il pacchetto di abbonamenti con la zumba e la palla prigioniera coreografata. Possibile che non si possa capire che quella persona da 10 anni si iscrive alla sala pesi, è felice di allenarsi e chiede solo di avere buona attrezzatura e all’occorrenza (ma lo decide lui) un consiglio o un aiuto per fare le forzate? Pensate che siano pochi i clienti così? Bhe non credo che dopo il boom degli anni 80 non ci sia un 50% di utenti che corrisponde alla descrizione che ho fatto. Stabilire poi come si gestisce un nuovo arrivato, dalla segreteria all’introduzione in sala e al modo in cui viene seguito; questi sono i particolari che possono fare la differenza. Non credo neppure siate d’accordo che le palestre sono “solo” dei servizi; la palestra media italiana è un luogo di incontro dove si fanno attività ludiche, formative e salutari, sono luoghi dove si ritrova il lato umano e dove la maggioranza delle persone, ne sono certo, amerebbe non essere globalizzata. Questo non significa che ogni iscritto ha diritto di avere un trattamento da PT, ma certamente si possono trovare dei compromessi che soddisfino sia il cliente che il proprietario, sia il tecnico. L’istruttore deve essere preparato, ma non occorre sia uno scienziato, mi piacerebbe sapesse ben usare i pesi liberi e che potesse dare info corrette sulle strategie di allenamento, ma la sua caratteristica numero uno è l’empatia, la capacità di entrare in sintonia con la persona e questo lo si fa primariamente con l’educazione. Ragazzi so bene che è molto difficile mantenere contorni di educazione con tutti gli utenti, ce ne sono che fanno perdere la pazienza anche ai santi, eppure ci sono modi per affrontare le situazioni che sono veramente da “professionisti”, altrochè APP e programmini prestabiliti. Forse un bell’investimento è proprio un corso dedicato alla comunicazione, gestione delle emozioni e capacità di gestire situazioni e clienti difficili. Questi sono per me soldi ben spesi e fanno la differenza. Poi, ripeto, non sono un esperto di marketing e sono consapevole che un poco di strategia commerciale è utile per comunicare esattamente chi siete. Ma il mio suggerimento è di non essere mai invasivi, già lo sono compagnie telefoniche e di varie utenze, cerchiamo di non esserlo anche con la palestra. Il cliente deve sempre essere in grado di potere scegliere se aderire o meno; e non è solo una questione di privacy, si tratta di rispetto. Mi dicono che ogni utente va profilato e tenuto monitorato... sarà, ma la cosa mi inquieta, già lo siamo durante tutto il giorno e vedo sempre la palestra con la romantica idea di un luogo di libertà (con la consapevolezza che occorre avere dati ma forse meno di quelli che ci vogliono far credere). La stessa scelta di “libertà” che, da ex proprietario di palestra, vorrei potere fare sull’acquisto di una macchina; ma come è possibile che ci siano macchine, magari caricabili a dischi, che non abbiano la leva per il dispositivo di partenza facilitata? Come può un atleta medio usare con facilità quella macchina? Mi dicono che i costi aumenterebbero; bene, mettetela come optional (tecnicamente progettarla è semplicissimo); se decido che nella mia palestra nessuno si allena con carichi elevati (sic) deciderò di non averla, ma viceversa vorrei potere scegliere di averla. Comunque, macchine o allenamenti, come vedete sono obsoleto, credo nel fattore umano e credo ancora che un buon istruttore possa fare la differenza. Provare a capire cosa desiderano i propri utenti è il primo compito di chi gestisce, capire qual è il proprio “core businnes” (visto come sono bravo?) e intuire se il vostro punto di forza è lo stabile e le infrastrutture, la location, l’attrezzatura, gli istruttori ecc ecc. Credo che partendo da qui sia possibile intuire punti deboli e punti di forza gestendo strategie. Poi ben vengano esperti che ci danno suggerimenti, ma questi devono sempre essere calibrati esattamente alle caratteristiche del club, della città e della zona in cui è ubicato.

Pubblicato in Performance n. 1 - 2019

Per i nostri uffici di Ravenna, ricerchiamo un/a Videomaker che dovrà realizzare contenuti video in studio di posa, registrazione e post produzione. Inoltre dovrà occuparsi di gestire gli ordini e l’approvvigionamento di una piattaforma di vendita on-line sia di contenuti video, sia di attrezzature.

Le caratteristiche richieste sono: esperienza di 1/2 anni nella realizzazione di contenuti video, buona conoscenza delle tecniche fotografiche, ottime capacità organizzative, flessibilità e disponibilità ad apprendere.

Si richiede inoltre la conoscenza di: sistemi operativi Windows e Mac, Microsoft Office, Gestionale File Maker Pro, CMS Joomla, Adobe Premiere Pro o Final Cut Pro, Dvd Studio Pro.

Richiesta disponibilità part-time o full-time fino a 35 ore settimanali.

I candidati devono inviare il proprio cv a specificando nell’oggetto “Candidatura Videomaker" 

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UN PERCORSO DI ALLENAMENTO MIRATO AL PUBBLICO FEMMINILE ATTRAVERSO I FONDAMENTALI DEL BODY BUILDING

In un periodo in cui tutto è funzionale, antiage, bodyweight, flow e altro ancora, parlare di ipertrofia al femminile può sembrare anacronistico; ma per coloro che per questioni anagrafiche non c’erano, vorrei far notare che se in passato non fosse stato per il body building, sicuramente oggi molto di ciò che esiste nell’ambito dell’allenamento nelle palestre non avrebbe una diffusione così ampia e probabilmente qualcosa non esisterebbe.

In passato, come oggi, chi era interessato a modificare significativamente il proprio aspetto fisico si affidava a due cose: alimentazione corretta e allenamento; oggi però, a parte qualche piccola nicchia, oramai nessuno utilizza quello che, a mio avviso, è in assoluto la migliore forma di allenamento per modellare e plasmare l’aspetto fisico: l’allenamento specifico per l’ipertrofia o body building. Non voglio affermare che il body building sia la migliore forma di allenamento; certamente anche questa metodica ha i suoi “punti deboli” come ce li ha qualunque altra! Non esiste infatti una forma di allenamento “perfetta”, in primo luogo perché non esiste la perfezione assoluta, ma solo una tendenza ad essa, ed in secondo luogo perché ognuno di noi ha prospettive e obiettivi diversi.

Questo articolo vuole essere utile a quelle donne che ricercano un cambiamento più o meno marcato del proprio fisico e che finora non hanno raggiunto risultati molto evidenti semplicemente perché non hanno utilizzato la metodica migliore per questo scopo. Una nota importante prima di proseguire: non dovete abbandonare completamente il vostro attuale allenamento, sono il primo a dire che il body building ha delle carenze, ma potete implementare alcune delle indicazioni che seguiranno per migliorare nelle aree di vostro interesse.

 

BREVE VADEMECUM SULL’IPERTROFIA

Di seguito una lista, non completa ma sufficientemente esaustiva, dei principali parametri d’allenamento che permettono di ottenere una buona ipertrofia:

- 6-20 ripetizioni per serie con carichi adeguati, carichi cioè che comportino, al termine della serie, un buon esaurimento della fase concentrica; ancora più nello specifico 6-12 ripetizioni per la muscolatura del tronco e degli arti superiori, e 6-20 (a volte anche più) ripetizioni per la muscolatura degli arti inferiori.
- Ciclizzare serie con diversi numeri di ripetizioni, poiché ognuno di essi agisce maggiormente su uno o un altro fattore dell’ipertrofia.
- Recuperi relativamente brevi e incompleti: generalmente dai 30” ai 90”.
- Volume totale per allenamento per singolo distretto muscolare di almeno 24-35 ripetizioni; tale volume può essere raggiunto in diversi modi come per esempio: 3 serie per 8 ripetizioni danno un volume di 24 ripetizioni totali, 4-5x6 danno 24-30 ripetizioni, 3x10 = 30 ripetizioni… ecc.
- Esercizi bilaterali: squat e stacchi danno più ipertrofia degli affondi.
- Alta densità specifica per distretto muscolare: tradotto significa completare tutte le serie di un determinato muscolo in tempi brevi, quindi con recuperi “brevi” tra una serie e l’altra.
- Durata dello stimolo tensivo per ogni serie di 40-70”, vale a dire che ogni serie deve avere questa durata
- Eccentrica sempre controllata, con una durata di 3-5”.
- Eventuale utilizzo di tecniche ad alta intensità come alcune varianti del rest pause o lo stripping.

Uomini e donne condividono la stessa fisiologia, per cui ciò che produce ipertrofia nei maschi, lo fa anche nelle femmine, ma questo non significa che non ci siano delle differenze. Innanzitutto una donna non riuscirà mai ad ottenere, a parità di fattori, la stessa ipertrofia di un maschio ma ne otterrà molta meno; questo è dovuto alle differenze ormonali che rendono, perlomeno per certi aspetti, uomini e donne così diversi tra loro.
Inoltre, nel creare una scheda d’allenamento il cui scopo sia quello di modellare il corpo, si devono considerare quelli che sono i canoni estetici della persona o eventualmente più in generale della “nostra società”. Per intenderci, generalmente viene ritenuta “bella” una donna che possiede glutei e ischiocrurali tonici e ben formati, vita stretta, parte alta della schiena tonica e spalle non troppo strette o comunque di larghezza equilibrata in proporzione a vita e fianchi; raramente viene invece considerata piacevole una donna con grandi quadricipiti (a scapito di glutei e femorali), obliqui molto ipertrofici (che comportano un effetto di “vita larga”) e parte alta dei trapezi molto sviluppata (soprattutto se in proporzione le spalle sono strette). Gli esempi che ho appena fatto devono essere intesi come tali, cioè semplici esempi, estrapolati da canoni estetici “medi”, nessuno vieta a chiunque di sviluppare al massimo qualsivoglia distretto muscolare, alla fine ciò che vale, in un contesto di perfetta salute, è il canone estetico che una persona desidera.

 

PROGRAMMA DI ALLENAMENTO MIRATO

Ecco 2 proposte di allenamento, la prima “semplice”, la seconda con alcune tecniche di intensità. Iniziando dal primo, ciascun allenamento può essere seguito per 4-6 settimane.

tabella ipertrofia

Note:
1x6+6+6 = Stripping > eseguire 6 ripetizioni con un determinato carico, quindi ridurre il carico e senza riposo eseguire altre 6 ripetizioni e ancora ridurre nuovamente il carico ed eseguire le ultime 6 ripetizioni.
1x6-30”-max = Rest Pause > eseguire 6 ripetizioni, appoggiare il carico, recuperare 30”, riprendere il carico ed eseguire tutte le ripetizioni possibili. La singola serie eseguita con la tecnica rest pause deve seguire le 2/3 serie che la precedono e che sono eseguite senza alcuna applicazione di tecniche di intensità.

Le schede che abbiamo appena visto hanno chiaramente lo scopo di far ottenere una certa ipertrofia, ma spesso la richiesta della maggior parte dell’utenza femminile è esattamente opposta: si ricerca un rimodellamento ed una tonificazione senza accrescere il volume dei propri muscoli. Questa esigenza è certamente legata a dei parametri e modalità di allenamento differenti, tuttavia è importante considerare che i canoni dell’estetica delle donne ad oggi stanno modificando lo stereotipo di bellezza femminile: muscoli più definiti che esaltino le forme, per un aspetto ben lontano dal trapassato corpo longilineo e molto magro delle top model degli ani 80. L’ipertrofia al femminile si pone in tal senso come uno strumento da integrare all’allenamento per valorizzare i punti maggiormente legati alla bellezza femminile e costruire un corpo più forte e modellato che non rimarrà più nell’immaginario collettivo, ma sarà un obiettivo reale e raggiungibile!

Pubblicato in Performance n. 1 - 2019

Per i nostri uffici di Ravenna, ricerchiamo un/a Responsabile Ufficio Stampa con esperienza di almeno 2/3 anni nella mansione.

Il/la candidato/a dovrà occuparsi in autonomia di curare i rapporti con le testate giornalistiche e con gli uffici stampa delle maggiori fiere di settore, effettuare interviste e produrre articoli nei settori del fitness e della danza, coordinare e supervisionare i contenuti prodotti dai collaboratori per i progetti editoriali, produrre testi di presentazione per eventi nazionali.

Le caratteristiche richieste sono: ottima capacità di scrittura, laurea in scienze umanistiche oppure scienze motorie o titoli affini ai settori del fitness o della danza; capacità di lavorare sia in autonomia sia di coordinarsi con il team; ottima conoscenza dei principali programmi di scrittura e della lingua inglese; senso di responsabilità e spiccate capacità di problem solving.

Costituiscono titolo preferenziale: comprovata competenza o interesse per i settori del fitness e/o della danza, esperienza lavorativa nella promozione di eventi di portata nazionale, conoscenza anche basilare della SEO.

Richiesta disponibilità part-time con presenza in sede, preferibile collaborazione con Partita Iva.

I candidati devono inviare il proprio cv a specificando nell’oggetto “Candidatura Responsabile Ufficio Stampa" 

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Con l'arrivo dell'estate gli atleti escono dalle palestre per dedicarsi agli sport all’aria aperta ed è di fondamentale importanza fare attenzione alle alte temperature e curare adeguatamente l'idratazione durante l'allenamento.

L'acqua rappresenta circa il 70%del peso corporeo ed è alimento essenziale per la termoregolazione corporea. Praticando, in generale, attività fisica, la temperatura corporea aumenta e quindi si mettono in moto dei meccanismi che permettono di mantenerla entro i limiti fisiologici paro a circa 37 °. Il fenomeno più visibile che permette di raffreddare la cute nei picchi di calore è la sudorazione; ne consegue la necessità di una costante idratazione per reintegrare le riserve idriche ed evitare di incorrere nel rischio della disidratazione che è causa principale del cosiddetto “colpo di calore” caratterizzato da senso di debolezza, tachicardia, ipotensione, crampi muscolari, nausea e vomito, e nei casi più gravi si può addirittura arrivare al collasso e in casi estremi al coma. Studi scientifici hanno dimostrato che le prestazioni possono essere compromesse se un individuo è disidratato anche solo del 2% rispetto al proprio peso corporeo, e che le perdite di liquidi oltre il 5% del peso possono peggiorare la performance addirittura del 30%.

È stato abbondantemente dimostrato che l’idratazione prima dell’esercizio fisico, aiuta a prevenire gli effetti negativi della disidratazione con risultati positivi sulla coordinazione, sulla resistenza e sulla fatica muscolare. È invece in discussione il fatto che si debba bere quando si ha sete. Secondo alcune fonti la sete potrebbe già essere un sintomo della disidratazione e quindi sarebbe consigliabile non arrivare mai alla sete stessa! Secondo altri, invece, la sete sarebbe un istinto fisiologico del nostro corpo atto a mantenere costante il livello di fluidi del corpo e quindi una sensazione da assecondare. Di norma si consiglia di bere un quarto di litro (250 ml) ogni 15-20 minuti circa durante l’allenamento. E dopo lo sport il consiglio è di bere acqua a piccoli sorsi ogni quarto d’ora. Un altro aspetto importante riguarda proprio la temperatura dell’acqua: se si è molto accaldati, o se fa molto caldo, è meglio evitare di bere bevande fredde per non andare incontro a problemi digestivi o addirittura ad una congestione. Attenzione però a non bere troppo! L’ ipernatriemia (eccesso di sodio nel sangue) si verifica quando si beve troppa acqua e può causare sintomi come: gonfiore allo stomaco, nausea, crampi, dita gonfie, mal di testa. L’acqua è sempre il liquido base da preferire come ottima alleata come abbiamo visto, ma chi pratica sport può integrare i liquidi dispersi col sudore anche con bevande agli integratori salini. Molto importante che questi vengano assunti però solo a fine allenamento perché il corpo durante lo sport è già in stato di affaticamento, e l’assorbimento dei sali avverrebbe più lentamente ed in modo blando.

Riassumendo:
• Una corretta idratazione è fondamentale per tutti coloro che praticano attività fisica, sia a livello agonistico che amatoriale, per mantenere la forma fisica, avere buone prestazioni e ridurre il rischio di disidratazione e possibili complicazioni cardiovascolari.
• Più lungo ed intenso è l’esercizio fisico, più importante è bere adeguate quantità di acqua.
• L’idratazione deve essere curata prima, durante e dopo l’esercizio fisico per mantenere una buona funzione cardiovascolare, un’adeguata temperatura corporea e una buona funzione muscolare.
• L’uso di bevande con aggiunte di carboidrati e/o elettroliti è consigliato solo per esercizio fisico che superi la durata di 60-90 minuti.
• Durante l’esercizio fisico iniziare precocemente a bere, ad intervalli regolari di 25-20 minuti circa in modo da calibrare l’introduzione di acqua (250 ml per intervallo) con le perdite di liquidi attraverso il sudore.  

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