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GLI ALLENAMENTI METABOLICI E IL CIRCUIT TRAINING: IL CONTINUO RINNOVO DELLA TRADIZIONE

Scritto da Marco Neri

CAMBIA LA FORMA, SI EVOLVONO LE ATTREZZATURE, SI AFFINANO LE STRATEGIE, MA L’EFFICACIA E IL DIVERTIMENTO DELL’ALLENAMENTO A CIRCUITO MANTENGONO LO STESSO INTRAMONTABILE ENTUSIASMO DELLA PRIMA SCOPERTA!


IERI…

Sono passati più di 60 anni da quando Bob Woodruff diffuse nell’allenamento delle squadre di Football Americano la metodica dei circuiti PHA (Peripheral Heart Action). Il fine era quello di lavorare sulla forza resistente a breve e media durata promuovendo la resistenza lattacida. Non erano quindi veri e propri allenamenti a circuito a fondo aerobico, si usavano solo attrezzi a pesi giocando sul passaggio da un muscolo opposto all’altro e la finalità non era direttamente rivolta al fitness. Nonostante in questa metodica non si parli certo di cardiofitness il seme era stato gettato e, da quella semplice intuizione, si sono iniziate ad elaborare le tante metodiche già conosciute per l’atletica cercando di trasferirle al Fitness, magari con l’ausilio di macchine cardio (la prima macchina cardio moderna con freno elettromagnetico e rilevazione delle pulsazioni compare negli USA nel 1969). Da questo punto la diffusione degli attrezzi cardio (prima solo tappeti e bici, poi anche step e vogatori per arrivare poi ai simulatori di arrampicata, ellittici, top cardio ecc.) ha uno sviluppo verticale ed ha stimolato nei modi più diversi la fantasia degli allenatori, questo anche cercando di andare incontro alle necessità degli utenti. Già sul finire degli anni 70, sempre negli Stati Uniti, si è iniziata a diffondere l’esigenza di fare attività fisica a larga scala, questo a difesa dello stato di salute ma anche del benessere psico-fisico con maggiore rendimento anche nella normale vita quotidiana compreso il lavoro. Furono quindi diverse le aziende che allestirono palestre interne dove nella pausa pranzo i dipendenti potevano svolgere un’attività fisica, consumare un pasto e poi riprendere, con la mente più attiva che mai, l’attività lavorativa. In questo contesto c’era però un problema di ottimizzazione del tempo impiegando al meglio anche le risorse tecniche. Una delle risposte venne dai circuiti a stazioni con tempi predeterminati. Un concetto semplice ed efficace che consisteva in un salone dove venivano posizionate macchine isotoniche lungo tutta la parete, a volte potevano essere introdotte anche delle macchine cardio (prevalentemente bike). La procedura era molto semplice, una volta entrato in sala si cominciava dalla prima macchina della fila, si eseguiva l’esercizio fino ad un segnale acustico che avvisava di passare alla macchina seguente; in tal modo si liberava la prima stazione che poteva essere occupata da un nuovo utente del circuito. Al nuovo segnale acustico si cambiava di nuovo stazione e così via fino al compimento dell’intero ciclo che comprendeva un Total Body. Mediamente il segnale avveniva ogni minuto. I carichi erano logicamente leggeri (spesso calcolati con una % del peso corporeo) ma comunque tali da potere fare svolgere su quell’attrezzo un movimento cadenzato e non troppo veloce per un minuto (circa 40/50 ripetizioni). Nel caso di presenza di bike, queste venivano messe triple, quindi nella stazione aerobica non c’era un solo attrezzo ma 3 bike, questo perché sul cardio la permanenza era di 3 minuti, quindi 3 segnali acustici. In questo modo, avendo a disposizione 3 attrezzi, non si creava comunque mai la fila e la rotazione sul resto delle macchine poteva avvenire di seguito senza intoppi. Mediamente un circuito durava 30 minuti.

Una proposta media poteva essere:

• Abdominal machine 1’
• Chest press 1’
• Rowing machine 1’
• Bike 3’
• Shoulder press 1’
• Biceps machine 1’
• Leg press 1’
• Bike 3’
• Lat machine 1’
• Pectoral machine 1’
• Triceps 1’
• Bike 3’
• Abdominal 1’
• Delts machine 1’
• Leg ext 1’
• Bike 3’
• Pull over machine 1’
• Leg curl 1’
• Calf seduto 1’
• Bike 3’

Logicamente il N° di macchine poteva anche essere minore, compiere tutto il circuito in 15 minuti e ripeterlo interamente per 2 volte. Questa idea è a mio avviso ancora oggi perfettamente valida, magari senza il segnale acustico ma con un trainer che coordina il passaggio da un attrezzo all’altro, suggerisce carichi e magari la cadenza di esercizio.


OGGI…

Guardando ciò che è successo anche nelle palestre “nostrane” (la bicicletta cardio moderna è stata presentata in Italia nel 1989) non possiamo che rilevare come i circuiti siano diventati gradatamente ma inesorabilmente una delle metodiche di allenamento più gradite ed efficaci. Occorre infatti registrare come l’utente appassionato di pesi non abbia bisogno di molti incentivi per essere “fidelizzato” e motivato; viceversa il cliente medio è facile che trovi l’allenamento con i pesi noioso e ripetitivo e, anche se alla fine è una delle attività che garantisce i maggiori risultati, è un classico che dopo alcuni mesi, magari dopo che ha chiesto più volte di cambiare scheda (con disperazione dell’istruttore) abbandoni l’attività. Le attività a circuito sono state e sono senza dubbio la risposta ideale, infatti sono molto più dinamiche, evitano la pausa fra le serie e fra gli esercizi, sono estremamente personalizzabili sia nella durata che nell’intensità che nella finalità. Il vero “problema” dei circuiti e che soventemente sono quasi impraticabili negli orari di punta della sala pesi, infatti le macchine sono tutte occupate e il principio base della continuità ininterrotta viene a perdersi.


DOMANI…

Da molti anni ormai assistiamo a diverse proposte di aziende che spingono la possibilità di attivare dei corsi (quindi di gruppo), con orari di inizio predefiniti e da svolgere in apposite sale (magari utilizzate anche per altre attività di gruppo). Le proposte vanno da attrezzi isotonici a pesi (magari rivisti nella postura per potere svolgere gli esercizi in piedi) fino a più compatti ed interessanti attrezzi dotati di pistone ad aria (del tipo ad effetto sia singolo che doppio, dove nel doppio si allenano sia agonisti che antagonisti in quanto la resistenza è nei 2 sensi), il tutto per velocizzare il cambio di stazione senza perdere tempo e limitando al massimo le necessità di regolazione della macchina. A mio avviso le proposte sono interessanti ma occorre valutare diversi fattori fra cui il costo (non occorre certo che la macchina sia adatta ad essere utilizzata con grandi carichi) e l’ingombro. Questo diventa fondamentale per quelle palestre (la maggioranza) con problemi di spazio e che difficilmente possono permettersi di dedicare una sala esclusivamente a questa attività. Per questa ragione le macchine più utilizzate attualmente per questi circuiti di gruppo sono quelle che hanno la prerogativa di potere essere facilmente mobilizzabili, parliamo delle bici da Spin, dei tappeti da walking o di altri attrezzi tipo lo step, box jump e simili. Anche se queste macchine non sono solitamente dotate di serie del controllo del battito cardiaco, non è un problema predisporle con un ricevitore di quelli da polso e dotare poi ogni utente di fascia cardio. L’ideale soluzione di allenamento ha visto poi abbinarci delle macchine isotoniche a pesi o altri tipi di resistenze: dai bilancieri ai manubri, dai kettlebell alle medball includendo sapientemente il miglior strumento per eccellenza che è il corpo libero. In questo modo, con una spesa certamente inferiore, si riesce a dare vita a dei corsi di Circuit Training che non siano solo quelli già normalmente svolti nelle sale corsi, come il GAG o il Total Body Workout), e differendo da quest’ultimi perché idealmente non sono coreografati e l’utilizzo della musica ha solo la funzione di sottofondo motivazionale e non ritmico, questo per permettere anche ad istruttori che non hanno uno spiccato orecchio musicale e una specifica conoscenza delle basi ritmiche e coreografiche di potere dirigere queste lezioni in modo addirittura più funzionale all’obiettivo dimagrimento e altrettanto divertente. L’evoluzione del Fitness ha certamente necessitato di affinare sempre più la metodica dell’allenamento a circuito per raggiungere gli alti livelli di attenzione che merita nell’era odierna. La parola d’ordine rimane quella di divertire ma proponendo qualche cosa di efficace e funzionale e che magari non impegni eccessivamente il tempo dell’utente. Un allenamento che idealmente si effettua in 40 minuti e che potrebbe essere svolto a cadenze regolari durante il giorno, questo per fare in modo di assecondare i bisogni di chi ha poco tempo (tipo pausa pranzo) e di chi gradisce fare una attività di preparazione o defaticante da associare ad un training più classico e personalizzato alle macchine. Abbiamo quindi una grande potenzialità di continua riscoperta di questa affascinante metodica, una prerogativa che certamente può offrire rinnovate opportunità sia agli utenti che agli istruttori.

Letto 798 volte Utima modifica effettuata Lunedì, 03 October 2022 17:08

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