Lunedì, 28 January 2019 15:42

Anahata chakra (apertura del torace)

Breve percorso di approccio ad asana che inducono l'apertura del torace, la mobilizzazione del cingolo scapolo omerale, l'allungamento dei pettorali e un buon controllo della respirazione toracico-media e toracico-alta.

Nel video ci mostra l'esecuzione di questo asana Rita Babini, docente SIO (Scuola Italiana Olistica) e FIF del corso di Yoga.

 


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Si chiama Wheel, in italiano ‘ruota’, è un dispositivo cilindrico disponibile in molteplici dimensioni e fatture (legno, sughero o plastica) usato nello Yoga per lo stretching, per una maggior tonificazione della muscolatura e per ristabilire l’equilibrio del corpo. L’ausilio della ruota è infatti molto utile per allungare i muscoli (a partire da quelli della schiena) e per svilupparne una maggiore elasticità e flessibilità, grazie ad un tipo di un esercizio ‘low impact’ particolarmente adatto dopo una sessione di workout intensa. A livello pratico l’utilizzo di questo attrezzo può aiutare nei piegamenti all'indietro e rappresenta il sostegno perfetto per allenare l'equilibrio: la ruota infatti può essere sfruttata per dare più stabilità in alcune posizioni. Le modalità di impiego e i benefici apportati sono davvero tantissimi!

Dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, passando per l’Asia e il Nord Europa, lo Yoga Wheel sembra essere la moda fitness del momento, o meglio del ‘social fitness’. La sua naturale fotogenia lo ha infatti portato tra i trending topics più popolari di Instagram del 2018, dove hashtag quali #yogawheel, #yogawheelpose o #dharmayogawheel contano ormai centinaia di migliaia di post, mentre sono seguitissimi i video tutorial in cui se ne spiegano la funzionalità e i vantaggi. Anche una star dello showbiz del calibro di Kate Hutson non ha resistito al fascino dello Yoga Wheel ed ha pubblicato un video in cui si riprende intenta nella pratica di esercizi in equilibrio sulla ruota (https://www.instagram.com/p/BhhARkmAtM8/).

Le premesse ci sono davvero tutte affinché il 2019 sia l’anno della conferma definita dello Yoga Wheel anche nelle palestre italiane. È tuttavia d’obbligo ricordare che si tratta di uno strumento da usare con enorme cautela e che, sebbene facilmente reperibile online o nei negozi specializzati, gli esercizi sulla ruota sono solo per veri esperti della disciplina.  

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Giovedì, 20 December 2018 10:09

Genitori e bimbi incontrano lo yoga

IL CORSO PER LA QUALIFICA DI INSEGNANTE DI YOGA PER BAMBINI
DOCENTE RESPONSABILE DEL CORSO: RITA VALBONESI

Il nuovo percorso genitori e bimbi è appena terminato e alcuni insegnanti sono pronti per avventurarsi in questa esperienza. Il loro compito sarà creare incontri per bimbi e genitori a cadenza mensile o quindicinale con l’obiettivo di farli lavorare in un tempo e uno spazio diversi dal solito, abituandoli ad osservarsi, a conoscersi e a giocare insieme al di fuori del ritmo e dello spazio quotidiano. Con poche parole l’insegnante presenta il pianeta che prenderà in esame per l’incontro. Saranno descritte le caratteristiche principali del pianeta e verranno proposte delle asana che sostengono quelle caratteristiche e che permettano ad ogni partecipante di farne esperienza sia fisicamente che a livello percettivo ed emozionale. Ogni pianeta quindi presenterà delle asana adeguate alla sua energia, delle proposte respiratorie, dei giochi che andranno ad allenare la concentrazione e dei momenti di rilassamento.
Uno dei principali obiettivi dell’insegnante di questo programma è far si che le famiglie possano una volta a casa ripetere insieme le varie proposte. Il desiderio è educarli a continuare questo processo di conoscenza attraverso i pianeti e lo yoga per imparare una “lingua” che li aiuti ad affrontare e a superare gli ostacoli nella “posizione” più adeguata al loro temperamento. Il fascino che esercita il sistema solare unito alla vastità dello yoga crea un terreno ricco e nutriente per far nascere nuove esperienze e fare cambiamenti su tutte le sfere. Il laboratorio che è stato presentato nell’ultimo appuntamento, “Nuovi orizzonti”, rappresenta la ricerca e il desiderio di esplorazione che ha animato, e anima, questo cammino.
La dottoressa Alice Montecavalli, psicologa e psicoterapeuta, intervenuta all’incontro, ha proposto workshop volti a fare esperienza di cosa significa “Educare all’autostima” rivolto ai bimbi e ai genitori. Nel primo si chiedeva ai partecipanti di osservare delle carte che raffiguravano animali e scegliere quello (o quelli) che aveva (avevano) le caratteristiche più affini alla propria personalità spiegandone il motivo, così da presentarsi metaforicamente al gruppo.
In un secondo momento, muovendosi nello spazio si è tornati in cerchio, in posizioni diverse, riconfermando gli stessi animali o scegliendone altri. Si è trattato di un modo per dare la possibilità ad ogni partecipante di identificarsi nelle qualità o nei difetti di un animale e, al contempo, ha permesso di fare una osservazione più distaccata di sé per poter modificare, confermare o trasformare delle abitudini e dei comportamenti che agiscono sulle posture psichiche e corporee.

NO ALBEROIl percorso è proseguito per due giornate in cui la dott.ssa Alice Montecavalli e Rita Valbonesi si alternavano con laboratori esperienziali.
Durante l’ultimo weekend si è parlato di postura con il dottor Piero Calabrese, medico dentista che si occupa di dentosofia, che ha spiegato il suo metodo E.O.P. (equilibrio oro Posturale). Nel suo intervento ha parlato dell’importanza della bocca nell’equilibrio Posturale, ha spiegato l’aspetto funzionale della dentosofia attraverso un apposito dispositivo (equilibratore/attivatore), sottolineando la possibilità di rieducarsi ad una buona postura in relazione alla neuro-plasticità, o fattore neurotrofico, di cui l’importanza reale è stata di recente scoperta. In parole semplici è una sostanza che si comporta come nutrimento per le cellule nervose, stimolando la proliferazione dei dendriti di un neurone per creare nuove connessioni nervose. Portare l’attivatore significa dunque raggiungere il sistema nervoso centrale e le funzioni neuro-vegetative, attraverso la produzione di fattore neurotrofico.

Nella definizione dei suoi ideatori – i dottori francesi Rodrigue Mathieu e Michel Montaud – la dentosofia (da dens=dente e sophia=saggezza) è «una terapia caratterizzata da un approccio umanistico all’arte dentistica, basata su tecniche funzionali conosciute, che pone in evidenza il legame tra l’equilibrio della bocca, l’equilibrio dell’essere umano e, più estesamente, quello del mondo intero».
Alla nascita la bocca ha un grande ruolo a livello propriocettivo e quando il bambino si nutre al capezzolo materno esercita un lavoro muscolare su diversi piani. Il parto rappresenta un momento molto delicato per l’equilibrio delle ossa craniche nel neonato e nel tempo si possono presentare delle problematiche all’ATM. Se ATM diventa asimmetrica, dove una parte mastica e l’altra no, si avrà una parte lavorante e una bilanciante con la conseguenza della propriocezione.
La parte lavorante è quella più attiva e quindi diventa maggiormente laborioso l’emisfero contro laterale mentre il lato bilanciante utilizzerà solo i muscoli.
La dentosofia deve ricercare un equilibrio orale, agendo sui muscoli e settori paralleli alla bocca, permettendole così di diventare una bilancia naturale del corpo. A tale scopo, un esercizio per i bambini potrebbe essere gonfiare le guance come un suonatore di tromba per elasticizzare i muscoli del cavo orale.

Tra gli insegnanti che hanno preso parte al corso c’è chi ha partecipato con i propri figli facendo un’esperienza pratica diretta e consentendo di avere un riscontro immediato della validità del progetto.

Di seguito riportiamo la testimonianza di Giada Tessari: “Sono sempre stata un’appassionata di sport e fitness, gestisco con mio marito due palestre che fanno del movimento un mezzo per raggiungere il benessere. Credo che questo corso racchiuda tutto ciò che serve per stare bene nel proprio corpo, dunque con sè stessi e con gli altri, in un percorso fatto di relazioni, emozioni, vita. Lavorando sul corpo, sul legame genitore/figlio, si creano le basi per un radicarsi nel mondo relazionandosi agli altri e a sé stessi con amore, sicurezza e rispetto; in una sola parola: gentilezza. Tutto questo lo dico da ex atleta, da ex allenatrice, da amministratore di fitness, da insegnante di Pilates ma anche, e soprattutto, da madre. Non ho avuto la fortuna di essere madre di pancia ma sono madre di cuore. Ho visto, e vedo, come il lavoro svolto sul corpo del bambino (ragazzo dovrei dire!) che vive con me da due anni, sta creando terreno fertile. Grazie a questo percorso mio figlio, con tutte le problematiche tipiche dei piccoli in affido e/o adozione, sta imparando a relazionarsi e a gestire l’ansia in un modo diverso, come nessun’altra terapia era riuscita a fare finora. Il lavoro sullo yoga, sulla postura, sull’autostima, sulle emozioni sue, mie e del gruppo è stato un dono grande. Nel mio piccolo ho iniziato lo stesso corso nella mia realtà e noto già risponste molto entusiaste dei partecipanti. Molte delle esperienze vissute le sto portando nello yoga che insegno nelle scuole, con risultati che riempiono il mio cuore di gioia. Non posso che ringraziare Rita per averci permesso, con questo corso, di conoscere meglio noi stessi, la relazione con il nostro bambino interiore e il nostro corpo, ed averci insegnato a ricreare il benessere in noi e attorno a noi, comprendendo il movimento che parte da dentro”.


La filastrocca dei mutamenti
«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio

«Sto diventando acqua, come faccio?
Acqua che fugge nel suo gocciolio!
Ci sono gocce, non ci sono io!»

Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri
Il mondo cambia, sotto i raggi miei
Tu tieniti ben stretto a ciò che eri
E poi lasciati andare a ciò che sei»

Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento
Non ebbe più paura di cambiare
E un giorno disse: «Il sale che io sento
Mi dice che sto diventando mare
E mare sia. Perché ho capito, adesso
Non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso»

Bruno Tognolini

Pubblicato in Performance n. 3 - 2018

La breve e semplice sequenza prevede asana eseguiti in forma dinamica, seguendo il ritmo naturale della respirazione.
Il controllo della cintura addominale permette la presa di coscienza di una respirazione completa che corregge la postura della colonna vertebrale e il "giusto tono" nell'attivazione della muscolatura dell'addome.

Nel video ci mostra l'esecuzione di questo asana Rita Babini, docente SIO (Scuola Italiana Olistica) e FIF del corso di Yoga.

 


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Gli asana e gli esercizi preparatori agli asana, stimolano in modo progressivo l'articolazione coxo-femorale, preparando la mobilizzazione del bacino e l'allungamento della muscolatura ad esso connessa (punto focale sul nervo sciatico e sul piriforme).

Nel video ci mostra l'esecuzione di questo asana Rita Babini, docente SIO (Scuola Italiana Olistica) e FIF del corso di Yoga.

 


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ANCHE GLI INSEGNANTI DI YOGA POSSONO USUFRUIRE DELLE AGEVOLAZIONI FISCALI. VEDIAMO COME.

Per fare chiarezza vale la pena ripercorrere insieme lo status quo ante. Il Consiglio Nazionale del CONI, con delibera del 18 luglio 2017 approvava le nuove norme che regolano il funzionamento del registro delle società e delle associazioni sportive dilettantistiche per consentire al CONI di svolgere, con maggiore efficacia, il ruolo di unico ente certificatore, garantendo che solo le associazioni e società che svolgono attività sportiva dilettantistica possano usufruire dei benefici fiscali e previdenziali riservati allo sport dal legislatore. Pre riforma qualsiasi attività, fisica o mentale, svolta da un soggetto giuridico qualificato come associazione sportiva dilettantistica o società sportiva dilettantistica (ex art. 90 L. 289/02 commi 17 e 18) e regolarmente affiliato ad una Federazione sportiva nazionale, ad un ente di promozione sportiva e iscritto al registro CONI, poteva considerarsi attività sportiva dando diritto al godimento delle agevolazioni fiscali tra le quali quella del riconoscimento ai professionisti dei compensi sportivi non soggetti a ritenuta. Tale facoltà e l’assenza di un adeguato controllo avevano generato una situazione di abuso al punto da costringere il CONI a delimitarne il campo applicativo. Ecco spiegato il motivo per il quale a far data dal 01 gennaio 2018 tali agevolazioni fiscali devono essere riservate in via esclusiva alle cd. Discipline Sportive Riconosciute che si individuano nell’elenco pubblicato dal CONI medesimo. Qual è stato il criterio ispiratore? Il discrimine tra attività inserita nell’elenco o meno risiede nel riconoscimento delle sole discipline sportive svolte dalle Federazioni, delle discipline sportive associate riconosciute e, altresì, delle discipline sportive non praticate da Federazioni o riconosciute ma ritenute comunque discipline sportive dagli organi internazionali CIO e Sport Accord. Ne consegue, come logico corollario, che lo YOGA vista l’assenza di un antecedente riconoscimento come attività sportiva (né a livello nazionale che internazionale) non poteva essere inserita nell’elenco delle discipline cd. riconosciute.
Tuttavia in data 04/01/2018 il CONI ha emesso una comunicazione dove alcune FSM riconoscono lo yoga come attività terapeutica. Ed ecco la novità, se il professionista svolge attività di “ginnastica con il metodo Yoga”, con idoneo titolo rilasciato da una Federazione sportiva o ente di promozione sportiva, potrà beneficiare dei compensi sportivi non soggetti a ritenuta in ossequio alla normativa sopra citata.

La Federazione Italiana Fitness da anni rivolge un’attenzione particolare alla disciplina dello Yoga e al settore olistico tanto da creare un settore ad hoc e da organizzare corsi formativi altamente professionalizzanti. Al fine di tutelare i propri istruttori, che con passione continuano ad aggiornarsi e che svolgono in modo professionale la propria attività, la Federazione Italiana Fitness ha deciso di adeguarsi alla recente delibera CONI consentendo all’istruttore di conseguire, al termine del corso Yoga Dymanic School e Yoga biennale, il duplice diploma di Insegnante Ginnastica Yoga oltre a quello proprio del corso frequentato (Insegnante di Yoga Dynamic o Insegnante di Yoga).

È inoltre possibile rivolgersi alla Segreteria FIF () per richiedere una valutazione dei titoli acquisiti presso altri enti di formazione al fine di ottenere una convalida degli stessi. In questo modo tutti i nostri istruttori e coloro che produrranno titoli idonei alla convalida potranno usufruire della defiscalizzazione e quindi beneficiare dei compensi sportivi. Quanto premesso per gli istruttori/insegnanti di Yoga vale anche per le Associazioni o Società Sportive dilettantistiche che svolgevano quale unica attività o attività preponderante quella dello YOGA e che recano nella stessa denominazione sociale il riferimento alla disciplina in oggetto. Tali soggetti giuridici potranno prevedere l’attività di Ginnastica Yoga rientrando questa tra le attività riconosciute dal CONI.

Per ulteriori approfondimenti potete contattare la Federazione Italiana Fitness allo 0544 34124 oppure scrivere all’indirizzo email

Pubblicato in Performance n. 2 - 2018
Mercoledì, 30 May 2018 13:26

Yoga, pratica antica di grande attualità

CI SONO TECNICHE MILLENARIE DI PURIFICAZIONE DEL CORPO CHE SONO STATE RISCOPERTE OGGI IN AMBITO MEDICO E NON SOLO, QUALI SHANK PRANKSALANA, ASHWINI MUDRA E JALA NETI.

Capita, a volte, di leggere su riviste e giornali notizie di tipo medico-scientifico che apparentemente sembrano grandi novità, ma che in realtà non lo sono. Spesso si sente parlare di nuove tendenze del fitness o del movimento, più che altro per attirare l’attenzione di nuovi praticanti, ma che invece a ben guardare si riferiscono a qualcosa che ha legami con il passato. In molti casi, dietro tante mode o stereotipi c'è una pratica millenaria come lo yoga che, come ben sanno gli esperti, ha una tale ricchezza e complessità da essere di grande modernità.

Qualche esempio? La tanto decantata idrocolonterapia, una pratica utilizzata per il lavaggio di un tratto dell'intestino, proposta ora da molti centri benessere per disintossicarsi e depurarsi, non è altro che una variante di Shank Pranksalana che gli Swami praticano da tempo con regolarità. Nel primo caso la pulizia avviene attraverso l’infusione di acqua depurata – a pressione e temperatura calibrate – dall’ampolla rettale al cieco, nel secondo si procede invece a far entrare nel corpo litri di acqua appositamente salata, con passaggio dallo stomaco all’intestino. Si ottiene così una pulizia completa dell'intestino, con procedure identiche a quelle seguite per l'esame diagnostico della colonscopia. Chi l'avrebbe detto che già da millenni in India si fosse a conoscenza di tali tecniche e, soprattutto, che fossero utilizzate come pratiche igieniche consigliate a ogni cambio di stagione?

C'è anche l’Ashwini Mudra, tecnica utilizzata dai terapisti per i casi di incontinenza e che serve per ridare tono ai muscoli del perineo e di tutto il pavimento pelvico. E che dire poi della pratica Jala Neti per la pulizia e lavaggio dei seni nasali? Si tratta di un’antica tecnica dell’Hatha Yoga, considerata una delle principali pratiche di purificazione, da effettuare con l'aiuto di uno speciale recipiente chiamato Neti Lota e con una adeguata soluzione salina. Non è poi molto diverso dai lavaggi nasali praticati alle moderne terme. D'altra parte, tanto per citare un piccolo esempio, oggi c'è un larghissimo uso della cosiddetta soluzione fisiologica, che altro non è che acqua e sale in una certa proporzione (in genere, un cucchiaino di sale per un litro d'acqua). Questi sono solo alcuni esempi e si tratta delle tecniche più semplici e più utilizzate. E se mai ci fosse bisogno della riprova dell'antichità di tali efficaci rimedi, basta leggersi la ‘Gherarda Samhita’, uno dei manoscritti più antichi tramandati fino a oggi dagli antichi yogi. Il testo, di autore ignoto, è stato probabilmente scritto tra il XVII e il XVIII secolo e comprendere sette lezioni che il saggio Gheranda, per trasmettere la conoscenza dello yoga, impartisce a un suo discepolo. Il primo capitolo parla proprio di Shatkarman, ossia della purificazione fisica attraverso pratiche di pulizie come quelle appena citate.

Molte di queste tecniche sono proposte oggi come novità mentre in realtà non sono che rivisitazioni di pratiche millenarie che si basano sulla conoscenza del corpo umano e del benessere, eseguite attualmente con attrezzi certamente più costosi e all'avanguardia, ma non per forza più efficaci. Nelle scuole di yoga si è sempre insegnato e ricercato il benessere psicofisico, inteso come punto di partenza e molte delle pratiche proposte sono molto benefiche e non hanno alcun tipo di controindicazione se seguite correttamente. Nel mondo occidentale le varie tecniche di purificazione dello yoga – Dhauti, Neti, Basti, Nauli, Trataka, kapalabhati – che prevedono la pulizia degli organi, dei visceri, dei canali fisici e della mente, per mantenere il corpo in salute e lo spirito in serenità, non vengono normalmente insegnate. In genere, l’interesse nasce e si ferma alle asanas ovvero all’aspetto fisico, alle posizioni, che beninteso sono sempre accompagnate da precise motivazioni di fondo. In India, invece, l’Hatha Yoga, il Prananayama e i Shatkarma rappresentano una sorta di esercizio e di purificazione per accedere a livelli di coscienza più elevati attraverso un corpo sano, forte, elastico, una respirazione regolare e controllata e una pulizia interna che garantisca salute e benessere. Tutti elementi indispensabili per affrontare pratiche meditative e spirituali che rappresentano la vera essenza della disciplina.

Il vero yoga inizia infatti dopo le asana, passaggio importante che consente una lunga immobilità in grado di far accedere a livelli più interiori e spirituali. Una forma di “riscaldamento”, per usare un gergo sportivo, effettuato con modalità, schemi e attenzioni particolari. Ma finito il “riscaldamento”, cioè la preparazione, inizia la vera pratica. In questo caso lo yoga, inteso nel suo significato più profondo. Un viaggio meraviglioso che può riservare esperienze e sensazioni uniche e sconosciute se si ha la fortuna di incontrare un Maestro in grado di accompagnarci nello studio. E questa è la vera difficoltà. Perché se è facile incontrare buoni esecutori o buoni insegnanti di hatha yoga, altrettanto difficile è incontrare Maestri esperti la cui conoscenza va oltre le asana. In una società dove tutto corre veloce e poco si assapora, parlare di conoscenza e approfondimento è anacronistico. I prodotti e le tendenze hanno l'obiettivo di diventare fenomeni di massa per essere posizionati sul mercato. Tutto viene riciclato e riproposto. L'approfondimento e la costanza sono per pochi e così si preferisce reinventarsi e ridisegnare nuovi format che costituiscono novità per tenere sveglia la curiosità degli appassionati. Proseguendo in tale direzione, inevitabile è quindi imbattersi in tutta una serie di stereotipi – ossia opinioni rigidamente precostituite o generalizzate – in realtà privi di fondamento. Per esempio, oggi va di moda parlare di yoga posturale, per attirare l’attenzione di tante persone, anche se è scontato che lo yoga è già di per sé posturale. L'insegnante che ha seguito una scuola di yoga sa come correggere i propri allievi affinché eseguano correttamente i movimenti. Ci sono poi pratiche yoga che ben si adattano alle varie patologie degli allievi. A un praticante con un'ernia cervicale, non si proporrà certamente un asana sulla testa, per esempio. Per cui, l'espressione “yoga posturale – è una specie di ripetizione priva di senso la cui unica giustificazione è legata al business. Ai corsi FIF di yoga arrivano sempre nuovi allievi-insegnanti: alcuni provengono dal Pilates, altri dalla danza e altri ancora dal fitness in generale. Tutti quanti restano colpiti dal vedere, partendo da testi antichi, come la pratica si sia evoluta fino a oggi. Per esempio, negli Stati Uniti e in diverse altre parti del mondo, sono stati elaborati stili e metodi di yoga che rappresentano una novità e pertanto in grado di richiamare la curiosità degli appassionati, un'operazione commerciale che porta il nome di Hot Yoga, Bikram Yoga, Ashtanga Yoga, Kundalini Yoga, Power Yoga, Vinyasa Yoga, giusto per citare i più famosi. Tutti hanno utilizzato la parola “yoga” che suscita sempre una grande attrattiva, elaborando le tecniche e proponendole in varianti più o meno originali per superare i luoghi comuni della noia dello yoga tradizionale che spesso viene visto erroneamente solo come immobilità, mantra e via di seguito, anche se ovviamente così non è. Nello yoga, in definitiva, sta accadendo un po' quello che è accaduto anche nelle arti marziali giapponesi a cui le scuole americane hanno attinto, dando vita a metodi di sport adesso tanto di moda, tralasciando quelle componenti spirituali, filosofiche ed educative, che caratterizzavano invece la tradizione di quelle discipline. Con tutte queste rielaborazioni, la scuola occidentale ha quindi semplificato molti contenuti per massificare la comunicazione. A livello personale, riteniamo che vada meglio per avvicinare alla pratica che non per approfondire, mentre noi europei siamo in genere più legati alla tradizione classica dei nostri maestri. Anche in Europa e in Italia, comunque, tanti fisioterapisti, ballerini, psicologi, terapeuti e allenatori sportivi hanno elaborato metodi attingendo dallo yoga e focalizzando il loro stile solo su un aspetto specifico della disciplina che invece rappresenta un arcipelago immenso di conoscenza. Per esempio, non molti sanno che anche il dottor Carl Gustav Jung fu studioso di Kundalini e Tantra. Qualche altro esempio? Lo stretching si ispira ai principi dell’Hatha Yoga, mentre il training autogeno a quello dell’ Yoga Nidra. E ancora, tutto l’universo del Pilates, delle ginnastiche dolci e posturali e le varie discipline olistiche, hanno attinto dallo yoga. Ma proprio questa sua complessità di argomenti e aspetti ne scoraggia lo studio, incoraggiando invece l'interesse verso discipline che hanno circoscritto il loro raggio di pratica.

Pubblicato in Performance n. 1 - 2018
Martedì, 27 February 2018 17:17

Silent Yoga

Visto il forte successo dello Yoga, sono tanti i tentativi di modernizzazione di questa pratica millenaria. Ne è una versione il Silent Yoga, ossia la pratica dello yoga immersi nel silenzio e ascoltando unicamente le istruzioni dell’insegnante per favorire la concentrazione. Strumento fondamentale è rappresentato dalle cuffie wireless che servono per guidare la pratica delle asana e della meditazione. Le cuffie con isolamento riducono al minimo le distrazioni e bloccano i rumori ambientali. Il vantaggio principale delle cuffie è quello di poter organizzare una lezione di yoga aperta a molti partecipanti in luoghi tranquilli dove sarebbe meglio non fare troppo rumore. 
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Si chiama Dynamic Yoga, la pratica dello yoga nella sua versione più attuale, ideale non solo per chi già insegna yoga, ma anche per chi si affaccia per la prima volta a questa magica disciplina. Molteplici i benefici a livello sia fisico sia mentale che se ne possono ricavare, indipendentemente dal proprio livello iniziale di preparazione. Questa è una delle più interessanti novità che la Federazione Italiana Fitness e la Scuola Italiana Olistica presentano a partire dalla prossima estate. Coordinatore del nuovo percorso di Dynamic Yoga è Donato De Bartolomeo, insieme a Rita Babini, responsabile della scuola di Hatha Yoga di FIF/SIO.

Il Dynamic Yoga in rapporto all’Hatha Yoga.
DONATO: Il Dynamic Yoga prende ispirazione dall’Hatha Yoga in quanto le posizioni che si sviluppano sono quelle classiche, anche se proposte in chiave dinamica. Sono il ritmo e la dinamicità che lo differenziano sostanzialmente, mentre resta ugualmente importante la consapevolezza mentale e del respiro. Pratiche dinamiche esistono anche nello yoga classico, l'Ashtanga, che però ha un'altra visione, molto più “estrema”, e non certo per neofiti.

Chi può praticare il Dynamic Yoga e perché
RITA: Il Dynamic Yoga è un’ottima porta di ingresso per lo yoga classico e per la ricerca del proprio sé psicofisico. Così come è un buon punto di partenza per chi già pratica discipline quali il Pilates, le arti marziali, la ginnastica posturale. L'importante è che non diventi una mera esecuzione in cui si perdono i principi insiti nello yoga tradizionale. Anche chi già pratica lo yoga classico può avvicinarsi a quello dinamico, per prendere coscienza del fluire del corpo in movimento avendo già acquisito nozioni in merito al respiro e alla stabilità. È senza dubbio un ulteriore prezioso arricchimento.

Il rapporto tra mente e corpo, tra Oriente e Occidente
DONATO: Il Dynamic Yoga è una sorta di meditazione attiva che, attraverso il movimento, consente di arrivare alla quiete della mente. Un continuo fluire strettamente correlato al respiro – che resta la vera chiave di volta -, per liberarsi gradualmente dai pensieri. Un punto quest’ultimo che differenzia il Dynamic Yoga dall'Hatha Yoga, in quanto – mentre nello yoga classico la mente può anche continuare a “vagare” mentre si pratica una posizione in condizione di stabilità – nello yoga dinamico, l'esecuzione dei movimenti costringe per forza di cose la mente a restare concentrata su ciò che il corpo sta facendo. Sotto questo profilo, il Dynamic Yoga ben si adatta agli occidentali che, rispetto agli orientali, sono molto più “centrifughi” ossia meno abituati a staccarsi dal pensiero, per trovare quella completa concentrazione che coinvolge mente e corpo. Il Dynamic Yoga è una efficace strategia per portare dinamicamente verso la quiete. Attraverso la pratica, la mente si distrae e infine si zittisce.
RITA: Il movimento fa parte della nostra cultura. Il Dynamic Yoga propone un approccio meno intenso e problematico per un occidentale in quanto la ricerca del proprio sé e l'ascolto del proprio corpo avvengono in movimento. Nello yoga classico il praticante si abitua gradualmente, spesso con una certa fatica, alla tenuta delle Asana restando immobile. Questo significa che, a livello mentale, bisogna fermarsi di pari passo col corpo, se davvero si vuole raggiungere la migliore esecuzione. Praticare yoga significa, infatti, cessare tutte le frenesie mentali. Praticare le Asana in sequenza, come nello Yoga Dinamico, può essere più semplice e immediato perché, finché ci si muove col corpo, si ferma anche la mente. Da qui si può partire per poi intraprendere un percorso di aiuto verso conoscenze più approfondire che riguardano lo yoga classico. In questo senso, Dynamic Yoga e Hatha Yoga possono essere visti come due facce della stessa medaglia.

I benefici del Dynamic Yoga
DONATO: Il Dynamic Yoga consente di sviluppare una maggiore consapevolezza corporea, favorisce la concentrazione, migliora l'elasticità muscolare, la mobilità articolare e le capacità respiratorie. Da qui, arrivano poi tutta una serie di benefici: ossigenazione, purificazione, equilibrio, flessibilità, etc. Essendo una pratica dinamica, è un lavoro funzionale che favorisce i movimenti della vita quotidiana. A volte chi si approccia per la prima volta allo yoga rinuncia perché lo trova noioso, perché statico, quindi – da questo punto di vista – il Dynamic Yoga abbraccia un pubblico più ampio fatto anche di atleti/sportivi, appassionati e chiunque voglia muoversi un po' e migliorare la propria postura.

I corsi di Dynamic Yoga e di Hatha Yoga
DONATO: FIF e SIO hanno predisposto il primo nuovo corso intensivo estivo di Dynamic Yoga, dal 30 agosto al 5 settembre 2017, a cui ne seguiranno altri nel corso della prossima stagione. Comprende una parte teorica nel corso della quale saranno analizzate le principali posizioni di Hatha Yoga Classico, ma in chiave dinamica, e una parte pratica che si svilupperà in sequenze scandite dalla respirazione. Ogni sequenza praticata avrà un obiettivo diverso e di facile realizzazione: partendo dalla stazione eretta, si arriverà poi alla costruzione degli addominali e dei muscoli del pavimento pelvico, proseguendo con le posizioni capovolte e finendo con il fluire attraverso le posture di apertura e chiusura. Ogni postura sarà arricchita da movimenti fluidi in modo da renderli più funzionali e soprattutto alla portata di tutti.
RITA: Come sempre prosegue il corso biennale di Hatha Yoga promosso da FIF e SIO che ogni anno registra un numero sempre maggiore di iscritti, al termine del quale si ottiene il diploma che abilita all'insegnamento. Ogni anno sono previsti 10 weekend a cadenza mensile. Per accedere al 2º anno, è necessario superare un esame teorico e pratico.

La differente didattica tra Dynamic Yoga e Yoga
RITA: Lo yoga classico, consente una preparazione più raffinata e precisa delle Asana in quanto eseguite in immobilità, rispetto al Dynamic Yoga dove le Asana – pur restando le stesse – sono eseguite in sequenza come fosse un fluire. Diverso è anche l'approccio del docente che, nello yoga classico, può correggere immediatamente l'allievo guardando la sua postura e il respiro, offrendo i giusti consigli. Nello yoga dinamico, l'allievo è in movimento per cui è più difficile fare correzioni, occorre aspettare la pausa al termine della sequenza per dare le proprie indicazioni. In definitiva, mentre nell'Hatha Yoga la correzione da parte del docente può avvenire durante la stessa esecuzione pratica, nel Dynamic Yoga è un momento fra una sequenza e l'altra.

 

Pubblicato in Performance n. 1 - 2017