UNA VALUTAZIONE SAGGIA E ATTENTA SUI PUNTI DI FORZA E LE DEBOLEZZE DEL PANORAMA DELLE STRATEGIE DI MARKETING APPLICATE NEL SETTORE FITNESS

Tema spinoso e nebuloso, che si potrebbe estendere a qualsiasi settore, ma occupandomi del settore fitness intendo parlare delle palestre e di tutto l’universo ad esse connesso. Come tutti i settori, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un proliferare di innovazioni tecnologiche con grande espansione a tutti i sistemi di marketing dove l’utilizzo dei social e delle apparecchiature multimediali la fa da padrone. Da vecchietto mi pongo qualche dubbio. In tempi non sospetti avevo scritto se fosse realmente utile avere un tappeto da 8/10.000 Euro con una miriade di funzioni che nel 90% dei casi non saranno mai sfruttate. Non credete che i tasti più usati siano START e +/-? Spesso non si usano neppure la fascia toracica o sensori palmari. Non parliamo poi del collegamento ai social. Già vedere in sale dedicate all’allenamento fior di utenti con il cellulare in mano non è motivante, figuriamoci se gli diamo anche la possibilità di farlo direttamente dalle macchine. Siamo certi che tutti i dati che le macchine possono potenzialmente dare siano utili e interessanti per l’obiettivo che ha l’80% degli utenti? Quando lo scrivevo doveva ancora esplodere la moda del functional e dell’uso di manubri bilancieri, kettlebell, suspension e altri attrezzi base senza ausilio di nessun supporto elettronico o traiettorie guidate o dei tapis roulant meccanici. è questo il segno dei tempi dove le persone amano confrontarsi con se stesse e con un modo di allenarsi che ristabilisca un contatto con il corpo non mediato da una macchina. Contemporaneamente è esploso il marketing spinto, campagne promozionali (e ci sta), telefonate con offerte, ogni forma di stratagemmi per incentivare l’abbonamento “pluriennale” al centro. Questo fa parte del gioco, del resto chi apre centri fitness/wellness è sempre più un imprenditore che deve confrontarsi con un mercato evoluto e spietato; eppure anche qui sono convinto che si possa mediare senza essere invadenti. Trovo normale che un utente possa lasciare il centro in cui va per provarne uno nuovo che promette faville e prezzi da discount, è sempre successo, ma la storia ci insegna che se nel “vecchio” veniva fatto un lavoro serio, non si prometteva solo pailettes ma si dava concretezza ed informazioni serie, la percentuale di ritorni sarà molto elevata. Se poi si è spostato SOLO perché spende meno occorre fare una riflessione se quello è il tipo di cliente che desiderate veramente avere. Credo che caratterizzare il proprio centro sia importante. Ultimamente ho assistito a scene dove in segreteria, per prenotarsi a dei corsi di gruppo, dicono che occorre scaricare l’APP. Scaricare l’APP !?!? Capisco che dietro c’è la volontà di arrivare a diminiure i costi del personale di segreteria ma non mi dite che tutti amate scaricare ANCHE questa APP, che spesso si “impalla” (pensate poi se avete un telefonino “obsoleto”) e dove non c’è nessuna possibilità di avere un reale scambio di informazioni.

La segreteria è un punto centrale ed è uno dei termometri del centro, dove è più facile intuire insoddisfazioni, capire bisogni, proporre soluzioni. Non è possibile applicare strategie studiate o adatte per centri da migliaia di iscritti anche su piccoli medio centri che contano solo poche centinaia di iscritti; anche perché rimane sempre la priorità di ottimizzare le risorse degli spazi e dei tecnici; inutile puntare a saturare la sala al lun/merc/ven sera dalle 18 alle 22. Ma non sono un uomo di marketing e lo noto sempre più quando vedo utenti “veterani” che da 20 anni frequentano la sala pesi, persone che non disturbano, sanno cosa fare, hanno chiaro quello di cui abbisognano; eppure anche loro devono passare sotto la “prova” della proposta commerciale dove un/una giovane ragazza gli illustra le possibilità di aumentare il pacchetto di abbonamenti con la zumba e la palla prigioniera coreografata. Possibile che non si possa capire che quella persona da 10 anni si iscrive alla sala pesi, è felice di allenarsi e chiede solo di avere buona attrezzatura e all’occorrenza (ma lo decide lui) un consiglio o un aiuto per fare le forzate? Pensate che siano pochi i clienti così? Bhe non credo che dopo il boom degli anni 80 non ci sia un 50% di utenti che corrisponde alla descrizione che ho fatto. Stabilire poi come si gestisce un nuovo arrivato, dalla segreteria all’introduzione in sala e al modo in cui viene seguito; questi sono i particolari che possono fare la differenza. Non credo neppure siate d’accordo che le palestre sono “solo” dei servizi; la palestra media italiana è un luogo di incontro dove si fanno attività ludiche, formative e salutari, sono luoghi dove si ritrova il lato umano e dove la maggioranza delle persone, ne sono certo, amerebbe non essere globalizzata. Questo non significa che ogni iscritto ha diritto di avere un trattamento da PT, ma certamente si possono trovare dei compromessi che soddisfino sia il cliente che il proprietario, sia il tecnico. L’istruttore deve essere preparato, ma non occorre sia uno scienziato, mi piacerebbe sapesse ben usare i pesi liberi e che potesse dare info corrette sulle strategie di allenamento, ma la sua caratteristica numero uno è l’empatia, la capacità di entrare in sintonia con la persona e questo lo si fa primariamente con l’educazione. Ragazzi so bene che è molto difficile mantenere contorni di educazione con tutti gli utenti, ce ne sono che fanno perdere la pazienza anche ai santi, eppure ci sono modi per affrontare le situazioni che sono veramente da “professionisti”, altrochè APP e programmini prestabiliti. Forse un bell’investimento è proprio un corso dedicato alla comunicazione, gestione delle emozioni e capacità di gestire situazioni e clienti difficili. Questi sono per me soldi ben spesi e fanno la differenza. Poi, ripeto, non sono un esperto di marketing e sono consapevole che un poco di strategia commerciale è utile per comunicare esattamente chi siete. Ma il mio suggerimento è di non essere mai invasivi, già lo sono compagnie telefoniche e di varie utenze, cerchiamo di non esserlo anche con la palestra. Il cliente deve sempre essere in grado di potere scegliere se aderire o meno; e non è solo una questione di privacy, si tratta di rispetto. Mi dicono che ogni utente va profilato e tenuto monitorato... sarà, ma la cosa mi inquieta, già lo siamo durante tutto il giorno e vedo sempre la palestra con la romantica idea di un luogo di libertà (con la consapevolezza che occorre avere dati ma forse meno di quelli che ci vogliono far credere). La stessa scelta di “libertà” che, da ex proprietario di palestra, vorrei potere fare sull’acquisto di una macchina; ma come è possibile che ci siano macchine, magari caricabili a dischi, che non abbiano la leva per il dispositivo di partenza facilitata? Come può un atleta medio usare con facilità quella macchina? Mi dicono che i costi aumenterebbero; bene, mettetela come optional (tecnicamente progettarla è semplicissimo); se decido che nella mia palestra nessuno si allena con carichi elevati (sic) deciderò di non averla, ma viceversa vorrei potere scegliere di averla. Comunque, macchine o allenamenti, come vedete sono obsoleto, credo nel fattore umano e credo ancora che un buon istruttore possa fare la differenza. Provare a capire cosa desiderano i propri utenti è il primo compito di chi gestisce, capire qual è il proprio “core businnes” (visto come sono bravo?) e intuire se il vostro punto di forza è lo stabile e le infrastrutture, la location, l’attrezzatura, gli istruttori ecc ecc. Credo che partendo da qui sia possibile intuire punti deboli e punti di forza gestendo strategie. Poi ben vengano esperti che ci danno suggerimenti, ma questi devono sempre essere calibrati esattamente alle caratteristiche del club, della città e della zona in cui è ubicato.

Pubblicato in Performance n. 1 - 2019
Mercoledì, 27 February 2019 11:57

Corporate Wellness e Corporate Trainer

UN NUOVO MERCATO NEL MONDO DEL FITNESS E UNA NUOVA FIGURA DI PERSONAL TRAINER!

Sempre più spesso i trainer trovano notevoli difficoltà a proporsi nel mercato a loro conosciuto ovvero quello del Fitness Club o Wellness Club. I problemi sono molteplici e non esiste una sola causa purtroppo, le capacità professionali non sempre fanno la differenza. Lo sviluppo di piccoli centri ad alta professionalità e la proposta di Personal Trainer è certamente una valvola di sfogo per chi è intraprendente, ma esiste un mercato del tutto inesplorato e potenzialmente in sviluppo esponenziale. Questo mercato è rappresentato dal Corporate Wellness ovvero la possibilità per le aziende dei settori più disparati di erogare servizi inerenti all’attività fisica e alla salute a dipendenti e collaboratori. Ovvio che il nostro Paese non è certo ai primi posti nel ranking per numero di aziende che stanno focalizzandosi su questo benefit, ma il numero delle stesse sta aumentando con quote di crescita ben più grandi di altri mercati complementari ai Club Fitness.

Se da un lato quindi le aziende produttrici di attrezzature hanno percepito il trend, dall’altra parte è assolutamente carente il bacino di potenziali trainer a disposizione per consentire il vero decollo di questo settore. Il trainer è centrale e strategico, ma ha la necessità di formare la propria capacità professionale ovviamente non tanto dal lato tecnico, ma principalmente su altre skill quali: approccio e relazione, conoscenza delle specifiche esigenze, coaching e non ultimo flessibilità nelle proposte.

Nasce così il corso di CORPORATE TRAINER: un nuovo progetto della FIF ACADEMY in partnership con MATRIX FITNESS per erogare servizi Fitness e Wellness direttamente ai dipendenti e collaboratori delle aziende di tutti i settori.

Il corso di specializzazione  ha l’obiettivo di creare una figura professionale che sia in grado di inserirsi all’interno di questo mercato, con solide conoscenze e competenze sull’analisi di un contesto aziendale, sulla pianificazione, realizzazione e gestione di un progetto di benessere aziendale, attraverso specifici interventi necessari per viver meglio sul luogo di lavoro da personalizzare in base alle diverse esigenze della popolazione aziendale e che siano in grado di insegnare a fare sport e movimento anche in un’ottica di medicina preventiva e non solo come attività agonistica.

Il corso si sviluppa in un due giorni di formazione in aula e di parte pratica, in cui si trasmetteranno le conoscenze e gli strumenti operativi per conoscere come creare un programma di benessere aziendale e cosa includere all’interno del programma, per un totale di 12 ore di formazione.

Il corso sarà svolto dallo stesso team di docenti su due diverse città:
- Ascoli Piceno il 2 e 3 marzo 2019
- Milano il 26 e 27 aprile 2019

Il corso “Corporate Trainer” è riconosciuto da ASI, ente di promozione sportiva aderente al Sistema SNaQ del Coni (Sistema Nazionale delle Qualifiche dei Tecnici Sportivi).

Per iscriversi cliccare qui

Per informazioni scrivere a oppure telefonare allo 054434124

Corporate Trainer Matrix FIF

Pubblicato in Fitness news
Giovedì, 20 December 2018 09:56

Scoliosi e sport

LA PRATICA SPORTIVA È UN TASSELLO FONDAMENTALE PER LA CURA DELLA SCOLIOSI


In questo numero il Prof. Massimiliano Noseda ci propone una visione ampia e dettagliata delle principali discipline sportive indicate per i soggetti affetti da scoliosi: benefici e falsi miti.


Il termine scoliosi deriva dal greco skolios e significa storto. Indica una patologia muscoloscheletrica dell’accrescimento che interessa il rachide e colpisce prevalentemente il genere femminile in circa 7 casi su 10. Fatta eccezione per casi particolari come le forme congenite, quelle postraumatiche, quelle successive ad importante malnutrizione o all’insorgenza di patologie neurodegenerative che meriterebbero un discorso a parte, la scoliosi idiopatica si manifesta e si aggrava tipicamente durante la pubertà, quando lo sviluppo osseo è di norma anticipato e preponderante rispetto a quello muscolare, per poi stabilizzarsi al termine della crescita. Da ciò si evince che un attento e continuo monitoraggio negli anni dello sviluppo risulta fondamentale sia per diagnosticare la patologia precocemente sia per trattarla e seguirla nel tempo al fine di rallentarne l’evoluzione naturale ed adottare le misure correttive possibili ovvero una ginnastica riabilitativa personalizzata e l’utilizzo del corsetto se indicato. Relativamente all’attività sportiva invece la scoliosi non controindica la pratica di alcuna disciplina. Al contrario negli anni dello sviluppo lo sport porta innegabili benefici tra cui un miglior sviluppo di qualità muscolo-articolari come forza, resistenza e articolarità, l’incremento della performance cardiopolmonare, l’ottimizzazione della postura e della coordinazione neuromotoria, oltre a benefici psicologico-relazionali come l’accettazione del sé, lo sviluppo dell’autostima, il saper vincere ma anche il saper perdere. Tuttavia, c’è un aspetto quantitativo da considerare. E’ sempre bene consultare uno specialista fisiatra o ortopedico esperto di patologie dell’accrescimento nei casi più gravi, ovvero quando la scoliosi supera i 30°, ma anche quando l’impegno fisico eccede le due volte alla settimana per valutare se il carico di lavoro proposto non sia eccessivo e possa inficiare i benefici attesi. Questo accorgimento è però valido anche per il soggetto in fase di crescita in assenza di scoliosi che potrebbe risentire degli effetti negativi conseguenti ad un carico di lavoro esagerato. Inoltre, altrettanto pericolosa sulla possibile evoluzione della patologia può essere la sedentarietà spinta che priverebbe l’organismo di tutti i benefici precedentemente elencati. Sembra quindi che l’antico detto latino in medio stat virtus, ovvero la virtù sta nel mezzo, si addica anche alla pratica sportiva del soggetto con scoliosi.

Altro aspetto che poi deve essere ben chiaro, sia al diretto interessato sia alla sua famiglia, è quello che lo sport non rappresenta la terapia della scoliosi ma costituisce un importante stimolo ad un corretto sviluppo che è bene non far mancare a qualsiasi soggetto in fase di crescita a prescindere dalla presenza o meno di scoliosi. Solo infatti un programma riabilitativo, inclusivo sia di esercizi di stabilizzazione del tronco sia di interventi di tipo cognitivo-comportamentale, oltre che personalizzato ed effettuato con costanza quotidiana, sarà in grado di fornire al rachide le giuste sollecitazioni correttive in aggiunta all’eventuale corsetto. L’utilizzo di quest’ultimo ausilio durante l’attività sportiva dovrà invece essere concordata col medico sulla base delle ore di libertà preventivate che la pratica di una disciplina sportiva non dovrebbe modificare. Deve essere invece necessariamente rimosso per ovvi motivi pratici in sport come il nuoto o l’atletica durante i salti mentre risulta di norma ben gestito in tutti gli altri casi in quanto un bustino correttivo deve essere innanzitutto comodo e quindi deve poter garantire scioltezza di movimento a livello sia del bacino sia dei quattro arti. I rari casi di abbandono dello sport imputabili al corsetto sembrerebbero essere infatti per lo più dovuti a motivazioni psicologiche tra cui primeggiano la scarsa accettazione estetica dell’ausilio e il timore del giudizio altrui. Dovendo essere praticata per anni, l’attività sportiva deve infine considerare soprattutto il gradimento dell’interessato anche in quanto non ci sono studi che indicano vantaggi aggiuntivi per alcune discipline rispetto ad altre.

Crolla quindi il vecchio mito del nuoto che si è dimostrato essere legato solamente ad infondati pregiudizi. Inoltre, questa disciplina presenta alcuni innegabili svantaggi come quello di non essere effettuata in carico, attività di per sé già allenante la muscolatura del rachide, o quello di poter indurre un collasso posturale, se praticato intensamente, in quanto allenerebbe principalmente la muscolatura prossimale dei quattro arti e non quella del tronco. Resta invece consigliata la preferenza per il dorso rispetto ad altri stili come il delfino o la rana. Quest’ultima infatti potrebbe accentuare durante la fase di respirazione la lordosi lombare, aspetto che è invece da correggere in molti soggetti scoliotici. è possibile poi valutare anche la pratica di alcuni sport considerati asimmetrici come il tennis a patto di inserire degli esercizi di compensazione in fase di preparazione atletica e di rispettare l’impegno quotidiano con la propria ginnastica medica. Si noti inoltre che la pallavolo, un tempo considerata a torto asimmetrica, presenta la maggior parte della gestualità simmetrica (bagher, muro, alzata, etc ) e limita il gesto unilaterale a poche azioni come la battuta e la schiacciata e pertanto non presenta particolari controindicazioni in quanto è fisiologico che un destrimane utilizzi maggiormente l’arto superiore destro nella maggior parte delle attività quotidiane e viceversa il mancino. Infine, generalmente non presenta particolari controindicazioni neppure l’equitazione che anzi allena la muscolatura paravertebrale oltre ad equilibrio e postura.
Può essere tuttavia vietata in caso di patologie associate come grave osteoporosi o instabilità della cerniera cranio-cervicale. Diverso è invece il caso di danzatrici e ginnaste che sembrano avere un’incidenza maggiore di scoliosi verosimilmente associata all’iperlassità legamentosa spesso dovuta sia alla predisposizione genetica necessaria per eccellere in queste discipline sia agli stimoli indotti da queste particolari attività sportive.
Qui il giudizio di idoneità potrebbe essere oggettivamente più complesso.

Pubblicato in Performance n. 3 - 2018

NASCE UN NUOVO PROGETTO DELLA FIF ACADEMY IN PARTNERSHIP CON MATRIX FITNESS PER EROGARE SERVIZI FITNESS E WELLNESS DIRETTAMENTE AI DIPENDENTI E COLLABORATORI DELLE AZIENDE DI TUTTI I SETTORI.

Sempre più spesso i trainer trovano notevoli difficoltà a proporsi nel mercato a loro conosciuto ovvero quello del Fitness Club o Wellness Club. I problemi sono molteplici e non esiste una sola causa purtroppo, le capacità professionali non sempre fanno la differenza. Lo sviluppo di piccoli centri ad alta professionalità e la proposta di Personal Trainer è certamente una valvola di sfogo per chi è intraprendente, ma esiste un mercato del tutto inesplorato e potenzialmente in sviluppo esponenziale. Questo mercato è rappresentato dal Corporate Wellness ovvero la possibilità per le aziende dei settori più disparati di erogare servizi inerenti all’attività fisica e alla salute a dipendenti e collaboratori. Ovvio che il nostro Paese non è certo ai primi posti nel ranking per numero di aziende che stanno focalizzandosi su questo benefit, ma il numero delle stesse sta aumentando con quote di crescita ben più grandi di altri mercati complementari ai Club Fitness.

Se da un lato quindi le aziende produttrici di attrezzature hanno percepito il trend, dall’altra parte è assolutamente carente il bacino di potenziali trainer a disposizione per consentire il vero decollo di questo settore. Il trainer è centrale e strategico, ma ha la necessità di formare la propria capacità professionale ovviamente non tanto dal lato tecnico, ma principalmente su altre skill quali: approccio e relazione, conoscenza delle specifiche esigenze, coaching e non ultimo flessibilità nelle proposte.

APPROCCIO E RELAZIONE
La relazione empatica è una base per la professione del trainer. è ancor più fondamentale in una situazione quale quella della gestione dello stile di vita di dipendenti/manager e titolari di una azienda. Le modalità di approccio devono essere più d’una e devono tenere in considerazione fattori in alcuni casi misconosciuti, ma sostanziali in un equilibrio di relazioni aziendali. L’attenzione è non solo per come il trainer si pone, ma come i diversi soggetti si pongono tra loro e la gestione del tutto può essere la chiave del successo come, al contrario, generare rischi non indifferenti.

CONOSCENZA DELLE SPECIFICHE ESIGENZE
Il focus della Federazione Italiana Fitness, in partnership con Matrix Fitness nel progetto Corporate Wellness, consiste nel proporre ai futuri Corporate Trainer la formazione tecnica su specifici protocolli funzionali e posturali adeguati alle specifiche esigenze. In palestra sappiamo tutti che una buona analisi del background del nostro potenziale utente è estremamente importante; spesso però non ci interroghiamo su ciò che il nostro utente/cliente fa durante la sua giornata. Il tipo di professione e le sue abitudini potrebbero darci delle indicazioni importanti sul percorso o sui percorsi da proporre. Se nel Fitness Club questa sensibilità sta incominciando a manifestarsi, nel Corporate Wellness è una “condicio sine qua non”. L’attività e i programmi di allenamento sono funzionali (parola spesso utilizzata a sproposito…) a ciò che avviene per la maggior parte della giornata e a ciò che dopo l’allenamento avverrà nel prosieguo della vita lavorativa. è necessario ricordare sempre che la proposizione della attività fisica non deve inficiare, ma favorire il tempo restante del nostro utente, anzi deve ampliarne in generale le possibilità.

COACHING
Ormai questa parola è banalizzata da un abuso più o meno consapevole. Nel caso specifico il “wellness coach ” in azienda lavora in modo trasversale su necessità personali o di gruppi perché facenti parte di ruoli simili all’interno dell’azienda. Lo stile di vita è il focus del corporate coach e quindi il supporto è effettivamente a 360° (brutta definizione, ma chiara…). Sviluppando le proprie capacità empatiche e grazie all’esercizio fisico sarà possibile “entrare” in sintonia e quindi “incidere” sulle modalità di cambiamento motivando senza forzare scelte e cambi di abitudini. L’attività quindi diventa veicolo per il miglioramento, con meno attenzione al lato meramente fisico, ma più su quello dell’equilibrio nelle scelte positive durante tutto l’arco della giornata, non solo lavorativa.

FLESSIBILITÀ NELLE PROPOSTE
Come ovvio il focus di Matrix Fitness è quello della vendita di attrezzature e della diffusione delle stesse in canali complementari a quello dei Club che ci vede già leader internazionali. Non riteniamo però che nel caso specifico si debba necessariamente forzare all’acquisto un settore che in prima battuta deve sviluppare una consapevolezza verso la proposta di attività fisica controllata. Per flessibilità nelle proposte si intende un Corporate Trainer che sia in grado di combinare le attività necessarie al miglioramento del contesto sia ambientale che delle strumentazioni a disposizione. Gli esercizi necessari per migliorare postura o flessibilità durante l’orario di lavoro non richiedono macchinari e non sono necessariamente da effettuare in aree riservate; la fotocopiatrice, la scrivania, la proprio sedia sono di per sé strumenti per l’esercizio. Ecco che quindi il progetto Corporate Wellness insieme al Corso di formazione in Corporate Trainer si propone sul mercato con la prerogativa di rappresentare la base per aumentare consapevolezza e competenze dell’utente finale per poi accompagnarlo nel percorso delle attività più “specializzate”. Anche la scelta delle attrezzature deve essere sempre condizionata da una analisi attenta delle effettive esigenze ottimizzando le soluzioni e le piattaforme.

Pubblicato in Performance n. 3 - 2018

IL SEGRETO DEL SUCCESSO DI RIMINIWELLNESS RISIEDE NEL FELICE CONNUBIO L’ANIMA AZIENDALE E QUELLA DEI CONSUMATORI ATTRAVERSO TANTI EVENTI NELL’EVENTO, FAVORENDO QUINDI L’APPROCCIO ‘ESPERIENZIALE’.

RiminiWellness è ogni anno vetrina di nuove tendenze e luogo di ritrovo di tanti professionisti e appassionati, curiosi e desiderosi di avere nuove informazioni, provare nuovi prodotti e attrezzi, confrontarsi e formarsi. L'edizione del 2017, la dodicesima, è stata organizzata – per la prima volta – da Italian Exhibition Group Spa, la società nata dall'integrazione tra Rimini Fiera e Fiera di Vicenza. A parlare della fiera di settore più frequentata d'Italia, tra passato, presente e futuro, è il direttore generale Corrado Facco, appassionato di vela e sport alpini quali sci e trekking d’alta quota, che vanta un ricco e prestigioso percorso in ambito fieristico.

Corrado Facco, che impressione ha avuto dalla gestione di una fiera dedicata al fitness? Il fitness è un ambiente più o meno dinamico rispetto ad altri ambiti?
«A livello personale, si è trattato di un decisivo debutto ‘operativo’ nel mondo del wellness. Anche se strategicamente il mio percorso sul Salone del benessere di Rimini era iniziato da molti mesi, non appena assunta la direzione generale di IEG. Per la verità, avevo già maturato esperienze di gestione di eventi dedicati al mondo dello sport, in passate attività professionali, in particolare con ISPO di Monaco di Baviera, che però aveva concept e format molto diversi. RiminiWellness è il pilastro di questo mondo, un centro aggregatore consolidato che ogni anno conferma la sua supremazia e capacità evolutiva, seguendo le tendenze di un settore dinamico e in trasformazione. Sul piano organizzativo e gestionale Italian Exhibition Group, forte anche di quanto fatto dalla fiera di Rimini, ha saputo affrontare con comprovata competenza il complesso e articolato impianto della manifestazione, aggiungendo valore in termini di sinergie e reputazione. Perché RiminiWellness non è solo fitness, in quanto si inserisce nell’industria Business&Wellness, un comparto ampio e in crescita soprattutto nel nostro Paese e con una forte tradizione proprio nelle regioni in cui ha i propri quartieri fieristici Italian Exhibition Group, Emilia-Romagna e Veneto. Non a caso, abbiamo da poco lanciato MOVE!, declinazione territoriale e autunnale di RiminiWellness, che ha chiuso con successo l’edizione di esordio, lo scorso 29 ottobre, alla fiera di Vicenza».

Al suo esordio, dodici anni, fa RiminiWellness sembrava strizzare più l'occhio agli operatori di settore. Poi ha virato decisamente verso i consumatori e la parte spettacolare dell'evento. Questo è un pregio o un vantaggio?
«In realtà, crediamo che il segreto del successo di RiminiWellness sia proprio quello di unire gli operatori e il pubblico professionale agli appassionati. Questo elemento rappresenta sicuramente una grande opportunità per entrambi i target, arricchendo di contaminazioni reciproche le due aree dell'industria, che si dimostrano sempre più complementari e quasi imprescindibili l'una dall'altra. Nel corso degli anni, la manifestazione ha saputo cogliere i reciproci obiettivi e cambiamenti, conferendo una propria connotazione attraverso la simbiosi di queste due anime. Così facendo, ha tra l'altro dato vita un evento super esperienziale, anticipando le tendenze degli ultimi anni».

Capitolo aziende. Qual è la vostra “politica” in merito? Come è cambiato l'universo aziendale in questi anni di RiminiWellness?
«L'industria di riferimento di RiminiWellness è quella del Business&Wellness in cui rientrano tutti gli operatori che, a vario titolo, contribuiscono ad alimentare l'economia “del benessere e dello stare in forma”. Il panorama aziendale, in questo senso, si è evoluto, trovando una direzione comune, generando un consolidamento del settore e riducendo la frammentazione. E il nostro ruolo di organizzatori fieristici è proprio quello di anticipare le tendenze del comparto e poi guidarlo, di trovare soluzioni di business – anche consumer oriented – e formule espositive che agevolino l'attività delle aziende espositrici».

Molti titolari di palestre affiliate FIF ci chiedono: “Perché a RiminiWellness non si fa un giorno a porte chiuse, come al Fibo, riservato agli operatori del fitness che così avrebbero la possibilità di provare i macchinari e di conoscere meglio i vari prodotti, parlando con calma con i commerciali?”. Crede sia possibile?
«Nelle sue prime edizioni, RiminiWellness proponeva le cosiddette “colazioni wellness”. Si trattava di un'anticipazione dell'orario di apertura riservata solo agli operatori del fitness. Ma si valutò che l'operatore avesse in realtà necessità di un confronto “open” con i prodotti e volesse osservare il gradimento dei macchinari da parte del pubblico. Crediamo che il format di RiminiWellness, ossia la capacità di far convivere l'anima aziendale con quella del consumatore attraverso tanti eventi nell'evento, sia uno dei punti di forza e di peculiarità della manifestazione. Peraltro, se emergesse dalle nostre indagini di fine manifestazione una chiara e nuova esigenza da parte degli operatori professionali, saremmo naturalmente pronti a prenderla in considerazione. Un'ultima considerazione: Fibo nasce come Fiera dell'attrezzo, alla quale poi è stata aggiunta la parte esperienziale. Stiamo quindi parlando di eventi molto diversi. Ma, come dicevo, siamo pronti eventualmente a valutare nuove ipotesi laddove ve ne fosse la reale richiesta».

I numeri di RiminiWellness sono confortanti. L'edizione 2017 ha chiuso i battenti con cifre da record, ben 268.120 presenze. Qual è il segreto di fare numeri così impressionanti, considerando invece che di per sé il mondo delle palestre è ben più ristretto?
«Oltre al format, tre importanti fattori sono artefici del successo della manifestazione. Anzitutto, il posizionamento temporale, spesso nel lungo ponte del 2 giugno che inaugura l’estate, in una Rimini di mare e divertimento, pronta ad accogliere le masse di turisti e a risvegliarsi dopo i mesi invernali. In secondo luogo, l’offerta espositiva: dalle palestre ai centri spa e benessere passando per il food, l’abbigliamento e i macchinari sportivi fino a coinvolgere tutto l’extra-settore. In ultimo, la potenza comunicativa di RiminiWellness: ad oggi è essa stessa strumento mediatico, trampolino di lancio per le aziende e occasione di visibilità per tutti i partecipanti su target estremamente profilati. Aggiungo inoltre che le palestre e i centri sportivi non raccolgono l’intera istanza di una popolazione active che trova in RiminiWelness una risposta piena in termini di novità, divertimento, aggiornamento e allenamento».

Qual è il profilo tipo del visitatore di RiminiWellness?
«Come anticipato, la nostra è una fiera multitarget. Possiamo comunque identificare due macro-categorie di visitatori: l'appassionato e il professionista. La fascia di età più rappresentativa del pubblico di RiminiWellness è quella che va dai 25 ai 35 anni, in egual misura uomini e donne».

Italian Exhibition Group, come ricordava prima, da quest’anno organizza anche MOVE! alla fiera di Vicenza. A suo avviso, c'è spazio anche per altre realtà locali che si occupano di benessere, nutrizione, etc.?
«La risposta alla sua domanda è il successo che MOVE! ha riscosso alla sua prima edizione. Siamo in un momento di ascesa del settore e in territori, come è il caso di quello veneto, vocati all'attività sportiva e che quindi ben si dispongono ad accogliere il pubblico del comparto, possono esserci margini di progettualità».

Come valuta la realtà di RiminiWellness rispetto ad altre fiere simili estere?
«RiminiWellness si distingue grazie alla formula vincente di un luogo di scambio commerciale “immersivo”: il pubblico, oltre a poter provare in prima persona tutte le nuove discipline attraverso l'esperienzialità diretta, ha l'opportunità di acquistare gli attrezzi e l'outfit più adatto nella zona dedicata allo shopping, pensata all'interno dello stesso stand. Poche altre manifestazioni permettono un acquisto immediato, guidato da personale altamente qualificato e accompagnato da suggerimenti d'eccezione offerti a volte dagli stessi fitness professional presenti in fiera e testimonial del brand».

Secondo lei, qual è oggi il settore trainante del fitness, anche a livello di indotto economico: gli attrezzi, l'abbigliamento, l'integrazione, la formazione? L'impressione è che il settore degli attrezzi, una volta trainante, sia arrivato a un momento di saturazione anche perché ci sono meno nuove palestre.
«Rimangono tutti importanti e complementari. Anzi, ne aggiungerei un altro: quello del turismo legato al wellness, che in Italia vale oltre 2 miliardi di euro l’anno, con un incremento annuo medio di circa il 9 per cento. E poi non possiamo dimenticare che ci sono discipline emergenti: pensiamo allo yoga – nelle sue varie declinazioni – o al Pilates».

Cosa ne pensa del rapporto con FIF – Federazione italiana Fitness che da sempre ha avuto uno spazio ben visibile e riconoscibile in fiera?
«Con ogni associazione di riferimento del settore, in generale, cerchiamo di instaurare rapporti collaborativi e fruttuosi, nell'interesse comune di sviluppare il business e la cultura del comparto. Con FIF, in particolare, da sempre ci muoviamo d'intesa lungo questa direttrice, credo di poter dire con reciproca soddisfazione. FIF è uno dei veri protagonisti nazionali di questa industria e noi vogliamo sempre più valorizzare il ruolo della Federazione anche nel contesto delle nostre manifestazioni».

Novità per il 2018 che può anticipare?
«RiminiWellness continuerà a stupire per l'energia che sprigiona, proponendo sempre nuove tendenze di allenamento e benessere, alla ricerca del miglior equilibrio psico-fisico della persona, equilibrio che passa anche per una corretta alimentazione, come insegna il successo crescente di FoodWell. Nel 2018 implementeremo la spinta internazionale della manifestazione, per affermare sempre più quello stile di vita italiano che ci ha resi celebri nel mondo. Altre novità? Tantissime, ma non me le faccia anticipare ora!».

Pubblicato in Performance n. 3 - 2017