Come vi avevamo già anticipato nello scorso numero di Performance abbiamo iniziato un progetto di collaborazione con la prestigiosa azienda Tisanoreica di Gianluca Mech e siamo certi che questa unione porterà belle novità nel mondo dei Personal Trainer.

Vogliamo per questo darvi un’anticipazione per quanto riguarda il convegno del 26 ottobre a Bologna, infatti la Gianluca Mech collabora da oltre 10 anni con il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e fra i tanti studi portati avanti c’è anche quello dal titolo:
“Effetti di una dieta a basso tenore di carboidrati (Very Low Carbohydrate Ketogenic Diet VLCKD) su composizione corporea, sezione trasversa del muscolo, forza muscolare, metabolismo e performance sportiva in calciatori semi-professionisti”.

Questa ricerca ha ricevuto il primo premio da parte della nutrizionista del Barcellona FC dr.ssa Antonia Lizarraga, presso il secondo congresso ESNS (European Sport Nutrition Society – Milano, Marzo 2019).

Attualmente è in attesa di pubblicazione su una rivista specializzata, ed è l’ultima ricerca del Mech-LAB, e riguarda l’uso della dieta chetogenica (TISANOREICA) in calciatori semi-professionisti. La dieta VLCKD (Very Low Carbohydrate Ketogenic Diet), applicata in questo caso con i prodotti Tisanoreica della Gianluca Mech, è un regime alimentare basato su una drastica riduzione dei carboidrati, associato ad un relativo aumento della quota proteica e lipidica. Lo studio condotto ha voluto verificare se questa dieta, già dimostrata come efficace nella perdita di peso e nel miglioramento di altri indici di salute, possa essere applicata anche nella prestazione sportiva.

Si è così dimostrato che l’utilizzo della VLCKD in un gruppo di calciatori semi-professionisti può rivelarsi utile e sicuro per la rapida perdita di peso senza compromissione di forza, esplosività e massa magra. Questo lavoro scardina l’ultimo limite della dieta chetogenica, ovvero l’applicazione di questo regime alimentare in ambito sportivo. Allenatori e atleti dovrebbero considerare l’utilizzo delle VLCKD come uno strumento veloce, efficace, sicuro e praticabile per una rapida perdita di peso.

Per tutti quelli che vogliono approfondire l’argomento consigliamo di NON MANCARE a Bologna il 26 ottobre al convegno all’interno della FIF ANNUAL, fra i relatori ci sarà anche il Prof. Antonio Paoli che ha partecipato attivamente a questo studio e potrà rispondere a tutte le vostre domande.

Per tutte le informazioni: https://www.fif.it/index.php/convegno-fif-annual-2019?type=16-CON-00-000149

e-mail
tel. 0544-34124  

Pubblicato in Fitness news
Giovedì, 20 December 2018 09:59

Personal Trainer e patologie cardiovascolari

10 REGOLE DI BASE PER UN ALLENAMENTO SICURO ED EFFICACE

Con l’acronimo MCV (malattie cardiovascolari) si sta ad indicare tutte le malattie del cuore e del sistema vascolare. L’approccio di un Personal Trainer che voglia lavorare in sicurezza con persone affette da simili disfunzioni non può prescindere dal considerare l’aspetto patologico e specifico dei singoli casi; e ovviamente proprio per la natura complessa e varia di tali patologie non ci si può esimere dalla stretta collaborazione di medici specialisti.
Il ruolo di chi allena è quello di sviluppare un programma in linea con le direttive del cardiologo il quale autorizza l’allenamento di persone con simili patologie e da questo punto di vista è importante che i Personal Trainer conoscano le caratteristiche principali della fisiopatologia delle più diffuse patologie cardiovascolari come il Diabete tipo 1 e 2, l’Angina Pectoris e l’ipertensione arteriosa.

IL DIABETE MELLITO DI TIPO 1
Le cause della carenza grave o assoluta di insulina nel diabete di primo tipo sono legate a una reazione autoimmune che colpisce le cellule del pancreas deputate alla sintesi dell’ormone; Tuttavia le cause di tale reazione autoimmune sono poco conosciute: si presume che possano essere di tipo genetico o di sollecitazione endogena o esogena. Il soggetto diabetico di tipo 1 necessita della somministrazione di insulina esogena, vale a dire di una forma sintetica dell’ormone, analoga a quella naturale. Questa terapia generalmente non compromette le normali attività quotidiane e dev’essere seguita a tempo indeterminato; per questo i diabetici tipo 1 vengono istruiti e addestrati all’autogestione della terapia farmacologica con insulina. Se non trattato, il diabete mellito tipo 1 causa varie complicazioni gravi, sia acute, sia croniche, oltre ad altre complicazioni di natura collaterale che si basano sull’ipoglicemia provocata dalla somministrazione di una dose eccessiva di insulina. Il diabete mellito tipo 1 rappresenta il 5-10% dei casi complessivi di diabete nel mondo e ha un esordio sempre brusco più spesso durante l’infanzia e l’adolescenza (può comunque manifestarsi anche in età adulta in soggetti predisposti).

IL DIABETE DI TIPO 2
Tra le principali cause la componente genetica svolge un ruolo più importante rispetto al diabete di tipo 1, anche se il DT2 non può essere considerato una malattia ereditaria. Non sono, ovviamente, da trascurare fattori ambientali e individuali quali ad esempio il sovrappeso e l’obesità. Anche la vita sedentaria e un’alimentazione sbilanciata concorrono all’insorgenza del diabete di tipo 2 in soggetti predisposti. A differenza del DT1 il problema principale nel diabete di tipo 2 non è la scarsità o la mancanza di insulina (che spesso è addirittura prodotta in elevate quantità), ma un fenomeno chiamato resistenza insulinica o insulino-resistenza, cioè l’incapacità da parte delle cellule dell’organismo di utilizzare l’insulina. Il diabete di tipo 2 compare più spesso nel soggetto adulto o anziano (dopo i 35-40 anni) anche se di recente stanno aumentando anche i casi di DT2 nei giovani adulti e negli adolescenti (soprattutto negli USA), in rapporto all’aumento del peso medio di tale fascia d’età, in cui è sempre più frequente la presenza di soggetti obesi; basti pensare che circa l’80% dei diabetici tipo2 sono soggetti in sovrappeso con un tipico accumulo di grasso prevalentemente addominale (il cosiddetto grasso viscerale) che è dunque considerato associato anche a un maggior rischio cardiovascolare.

ANGINA PECTORIS
Il termine Angina Pectoris deriva dai termini latini Angina=dolore e Pectoris=petto. Si tratta di una sindrome caratterizzata da dolore nella regione retrosternale, talvolta irradiato al lato ulnare del braccio sinistro e alle spalle. Il senso di costrizione al petto, caratterizzante il dolore percepito, è causato dalla temporanea diminuzione del flusso di sangue alle cellule del cuore (ischemia miocardica transitoria) che risulta insufficiente per soddisfare le esigenze del miocardio. La reversibilità di questa condizione differenzia l’angina dall’infarto; quest’ultimo si presenta come un evento ben più grave che si associa a necrosi (morte) di una parte più o meno estesa del cuore. L’apporto di sangue al miocardio può diventare insufficiente rispetto alle necessità del cuore stesso già in condizioni di riposo oppure durante uno sforzo fisico (salire le scale, sollevare e/o trasportare un oggetto pesante ecc.). Anche le diverse forme di stress in genere possono essere causa della comparsa della malattia.

L’IPERTENSIONE ARTERIOSA
Si tratta di uno stato in cui la pressione arteriosa a riposo risulta, in modo costante e non occasionale, più alta rispetto agli standard fisiologici considerati normali. L’ipertensione è conosciuta anche come “killer silenzioso”, poiché non comporta alcun sintomo, agisce nell’ombra e degenerando in complicanze importanti, può essere causa di morte. Colpisce circa il 20% della popolazione adulta e rappresenta uno dei maggiori problemi clinici dei tempi moderni; per questo possiamo definirla una tra le malattie più diffuse nei Paesi industrializzati. La cura dell’ipertensione si fonda sull’importante obiettivo di riportare nella norma i livelli pressori alterati. A tale scopo è fondamentale: ridurre il consumo di sale, seguire una dieta sana ed equilibrata, seguire (quando necessario) una terapia farmacologica appropriata, curare, se conosciuta, in modo specifico la causa dell’innalzamento patologico della pressione arteriosa e praticare regolarmente l’attività fisica. Affidarsi ad un esperto operatore del Fitness e del Wellness è certamente la prima regola da suggerire ad un soggetto affetto da specifica patologia cardiovascolare, ma un PT competente e altamente professionale ha un decalogo di regole ben più specifico da rispettare.

Ecco le 10 importanti regole che si suggeriscono ai Personal Trainer:
1. Non sostituirsi al medico specialista.
2. Rispettare i parametri specifici indicati dallo specialista: frequenza, intensità, durata, tipologia di esercizio.
3. Tradurre i parametri dello specialista in attività motorie.
4. Utilizzare sempre il cardiofrequenzimetro, oppure il metodo “ la scala di Borg” oppure ancora il talk test laddove non si può usare la f.c. per uso di farmaci che possono modificare la risposta cardiaca.
5. Controllare la pressione arteriosa prima, durante e dopo l’allenamento, nel caso in cui la p.s.a. 220 mmhg p.s.d. 120 mmhg bisogna interrompere l’allenamento.
6. Controllare la glicemia capillare (diabete) destro stick.
7. Evitare contrazioni isometriche.
8. Evitare gli esercizi dove la testa si trova sotto al piano traverso.
9. Scegliere di allenare le grosse catene cinematiche e meno le resistenze periferiche.
10. Sospendere l’allenamento in caso di dolore anginoso, di dispnea o di vertigini ed in caso di situazioni gravi chiamare il 118 e/o essere pronti per attivarsi con il DAE.

In sostanza e in conclusione, nell’ambito dell’allenamento di soggetti cardiopatici, ai Personal Trainer sono richieste grande consapevolezza e alte competenze tecniche, preparazione e formazione adeguate, e specifiche capacità di comunicazione ed interazione, tutte caratteristiche volte a migliorare la salute della persona senza comprometterne le funzionalità cardiocircolatorie di base.

Pubblicato in Performance n. 3 - 2018

POCHE ATTREZZATURE, MOLTE DELLE QUALI DI FACILE TRASPORTO, POSSONO PERMETTERE ALLA FIGURA PROFESSIONALE DEL PERSONAL TRAINER DI REALIZZARE UNA PERFETTA HOME GYM. FUNZIONALE ED EFFICACE PER I PROPRI CLIENTI A DOMICILIO.


TAPPETINO
Indispensabile per tutti gli esercizi da svolgere a terra, dagli addominali agli esercizi di tonificazione per cosce e glutei, e allo stretching. Utile per un appoggio morbido e antiscivolo dei piedi e di tutti i punti di contatto al pavimento necessari per un'ottima esecuzione tecnica del lavoro a corpo libero (bodyweight).

tappetino


MANUBRI
Una coppia da 2 /3 kg, possibilmente con dischi regolabili, può essere utile per ottimizzare lo spazio e per realizzare una periodizzazione lunga di allenamenti, grazie anche all'applicazione di tecniche specifiche di intensità che hanno lo scopo di rendere quegli stessi 2 / 3 kg più pesanti. Si tratta di uno strumento indispensabile per il condizionamento delle spalle, delle braccia, dei pettorali e del dorso.

manubri


ELASTICI
Sono certamente tra gli attrezzi più versatili per il condizionamento muscolare di tutto il corpo. Tra le diverse tipologie in commercio, quelli a fascia sono i più economici e multifunzionali. Si consiglia di acquisire un kit di 3 elastici rispettivamente di intensità bassa, media e alta.

elastici


CORDA
Ottima soluzione per un allenamento cardiovascolare che migliora anche la coordinazione motoria, in uno spazio ridotto, attraverso l'esecuzione di saltelli e balzi sul posto. Una degna e più funzionale sostituzione delle classiche macchine cardio.

corda


KETTLEBELL
Nelle sue unità da 8-12 e 16 kg rappresenta un ottimo alleato sia delle donne che degli uomini, per allenamenti metabolici dimagranti soprattutto per glutei cosce e addominali. Grazie ai suoi numerosi esercizi balistici (che sfruttano una costante oscillazione con continuo assorbimento delle forze di impatto) si presta per unire alla tonificazione anche un intenso lavoro cardiovascolare.

kettlebell


FOAM ROLLER
La sua multifunzionalità e la varietà di materiali con cui viene commercializzato lo rendono uno strumento assolutamente indispensabile; funge da attrezzo propriocettivo per il miglioramento dell'equilibrio posturale; permette di eseguire un massaggio miofasciale di pre-attivazione muscolare se utilizzato all'inizio dell'allenamento o di defaticamento muscolare se utilizzato alla fine dell'allenamento.

foam roller


STEP
Una piattaforma conosciuta da sempre per le attività coreografate e per le discipline di tonificazione a tempo di musica, che può in trasformarsi in un surrogato della panca piana o inclinata e di un box jump per allenamenti pliometrici ad alta intensità cardiovascolare. A tale scopo si suggerisce di utilizzare uno step ad altezza variabile con superficie gommata antiscivolo.

step

Pubblicato in Fitness news
Lunedì, 08 January 2018 11:19

Professione PT: di che biotipo sei?

INDIVIDUA QUELLO GIUSTO PER SELEZIONARE IL TRAINING PIÙ ADATTO AD OGNI PERSONA

Rivolgersi a un personal trainer significa affidarsi a un professionista del fitness in grado di offrire un allenamento il più possibile personalizzato e un'assistenza continua durante l'esecuzione degli esercizi, affinché questi siano svolti nel miglior modo e senza rischi per la salute. La prima seduta serve di solito per compilare l'anamnesi, ossia la raccolta di tutta una serie di dati, da quelli anagrafici (età, sesso, etc.), alle abitudini alimentari, valutando inoltre lo stato di salute del cliente-utente, il suo passato sportivo, fino a individuare quanto tempo investire nell'allenamento, in base anche agli obbiettivi a cui si ambisce. Un passaggio fondamentale affinché il personal trainer possa svolgere correttamente il proprio lavoro è individuare il biotipo di appartenenza del soggetto, ossia a quale “tipo vivente” corrisponde in base alla sua costituzione fisica e al suo metabolismo. Un aiuto in tal senso viene dall'antropometria che classifica le persone tenendo conto dei rapporti precisi tra misurazioni corporee. I principali parametri sono: rapporto peso/altezza, quantità di tessuto adiposo, localizzazione distrettuale del tessuto adiposo, quantità di massa magra, quantità e distribuzione muscolare scheletrica, valutazione di struttura e sviluppo osseo, valutazione del contenuto idrico e minerale totale. È così possibile arrivare a una prima classificazione che suddivide i soggetti in ectomorfi, mesomorfi ed endomorfi. Gli ectomorfi in genere sono poco muscolosi, giovani nell'apparenza, hanno difficoltà nella crescita muscolare e ad aumentare di peso. Hanno inoltre una forma quadrata, sono esili e di costituzione delicata, longilinei e con pettorali piatti. I mesomorfi sono invece muscolosi, maturi nell'apparenza, hanno facilità nella crescita muscolare e il loro peso varia facilmente. Sono longilinei/normolinei, con una costituzione robusta, una postura dritta, una cute e pettorali spessi. Gli endomorfi, infine, sono muscolosi e con facile crescita muscolare, mentre hanno difficoltà a perdere peso. Sono brevilinei, tendenti all'obesità e a una forma tonda, e dotati di pettorali scarsi. C'è poi una ulteriore importantissima classificazione che tiene conto del rapporto vita-fianchi, suddividendoli in biotipo androide e ginoide. Usando una metafora, significa associare i primi alla forma di una mela e i secondi a quella di una pera. La tipologia androide presenta un accumulo adiposo localizzato prevalentemente su tronco, addome e cavità addominale (grasso viscerale)i. La circonferenza della vita prevale su quella dei fianchi. In tal caso, l'accumulo adiposo eccessivo può comportare una serie di fattori di rischio per la salute, quali ipercolesterolemia, problematiche cardiovascolari, diabete di tipo 2 e sindrome metabolica. La tipologia ginoide, invece, è caratterizzata dalla circonferenza dei fianchi superiore a quella della vita. Questo tipo di accumulo è più frequente nel sesso femminile, il grasso è localizzato prevalentemente negli arti inferiori, nei glutei e nella parte posteriore del braccio. In tal caso, un eccessivo accumulo adiposo è correlato a problematiche circolatorie periferiche con stasi venosa e linfatica, spesso accompagnata da fragilità capillare, cellulite e disturbi metabolici. Per un personal trainer è molto importante capire a quale di queste tipologie appartiene la persona che si è rivolta a lui, per poter proporre il giusto allenamento. Mentre la distinzione fra androide e ginoide è più netta, quella tra ectomorfi, mesomorfi ed endomorfi è più sfumata, nel senso che la maggior parte delle persone è in realtà in bilico fra due categorie, ossia è ibrida, quindi raramente un soggetto si classifica perfettamente in uno di questi biotipi ma quasi sempre si incontreranno dei “mix” quali: ecto-mesomorfo, meso-endomorfo e ecto-endomorfo­. Questo ovviamente influenza il tipo di alimentazione, da valutare con figure specializzate, e di allenamento da seguire. Se si sbaglia il biotipo, poi l'allenamento che ne seguirà non sarà efficace tanto quanto si spera.

METOLOGIE DI APPROCCIO PER SOGGETTO GINOIDE
Il lavoro mirato alla tonificazione degli  arti inferiori non deve assolutamente costituire la parte iniziale del programma e non va mai eseguito a esaurimento (coefficiente di intensità del 70/75%) perché questo porterebbe alti picchi di acido lattico, e quindi a un peggioramento del sistema linfatico venoso. Sarà anche da escludere o limitare la corsa per non stressare ulteriormente gli arti inferiori. L’allenamento a circuito è il più adatto a sbloccare il ristagno di liquidi migliorando la circolazione. Si può invece allenare la parte superiore con tipologie simili a quelle per l’ipertrofia (8-15 rep con un coefficiente di intensità del 85%) per aumentare il metabolismo.

METOLOGIE DI APPROCCIO PER SOGGETTO ANDROIDE

L’allenamento per la parte inferiore può essere molto intenso e prevalentemente composto da esercizi base (squat, stacchi, etc.) ed eseguire un numero di ripetizioni che va dalle 8 alle 15 con alta intensità. Questo per migliorare il tono muscolare e alzare il metabolismo. Invece per i distretti superiori sono consigliati circuit training misti aerobico/anaerobico; anche se non si avranno le stesse controindicazioni del soggetto ginoide (cellulite e cattiva circolazione), si eviteranno comunque alti picchi di produzione di acido lattico. Un esempio pratico: si può applicare la scheda AAS (Anaerobic-Aerobic System) tenendo in considerazione le linee-guida sopraelencate.

tabella biotipo

Pubblicato in Performance n. 3 - 2017
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