IL CANCRO SI BATTE ANCHE CON LO SPORT
Scritto da RedazioneINTERVISTA ALLA DOTT.SSA MARIA CHRISTINA COX E AL PROF. RENATO MANNO, AUTORI DI UN MANUALE CHE FORNISCE UN APPROCCIO SCIENTIFICO E PRATICO PER INTEGRARE IL MOVIMENTO NEL PERCORSO DI CURA DEI PAZIENTI ONCOLOGICI ED EMATOLOGICI.
Oggi, numerosi studi dimostrano che l’esercizio fisico regolare non solo aiuta a contrastare gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, ma migliora anche il benessere complessivo del paziente, favorendo il recupero fisico e psicologico. Questo libro offre una guida chiara e accessibile su come implementare l’attività fisica adattata in ambito oncologico, approfondendo basi biologiche, aspetti clinici e le più recenti evidenze scientifiche.
Quali sono gli obiettivi da raggiungere affinché l’attività fisica diventi parte integrante della cura del cancro? Lo domandiamo direttamente agli autori portando l’attenzione non soltanto sul loro profilo professionale nel campo della ricerca ma soprattutto sugli aspetti pratici della prevenzione e della gestione della malattia.
SULLA FIGURA DEGLI AUTORI E IL CONTESTO
Qual è stato il percorso personale e/o professionale che vi ha portati a scrivere a quattro mani un libro su questo argomento?
Nel 2024 abbiamo vinto un bando del ministero della Salute (CCM2014), che ci ha consentito di realizzare in Italia il primo programma di esercizio fisico adattato ai pazienti emato-oncologici, affetti da linfoma. Il programma è stato svolto durante le terapie, l’età media dei pazienti era 69 anni e il più anziano aveva 78 anni. E’ stato un lavoro entusiasmante, in quanto abbiamo visto come i pazienti, che spesso all’inizio erano scettici, diventavano sempre più desiderosi di proseguire, perché constatavano i benefici sul senso di benessere psico-fisico e l’energia.
Qual è il principale obiettivo del vostro libro e a quale pubblico si rivolge principalmente?
Il nostro obiettivo è di fornire un manuale completo ma sintetico, è indirizzato a tutti gli operatori sanitari (chinesiologi, medici, infermieri, fisioterapisti) e abbiamo cercato di usare un linguaggio abbastanza semplice per renderlo accessibile anche ai pazienti e ai loro caregiver che vogliono approfondire l’argomento.
SULLA PREVENZIONE E LA RICERCA
Quali sono gli studi scientifici più rilevanti che supportano il legame tra attività fisica e prevenzione dei tumori, e quali percentuali di rischio si possono ridurre con stili di vita attivi?
Ormai gli studi epidemiologici che comprovano l’efficacia di una vita attiva come arma di prevenzione sono molti e pubblicati su riviste di primaria importanza. I tumori in cui l’attività fisica incide di più per la prevenzione sono: tumore del seno e del colon con un abbattimento del rischio tra il 10% e il 20%. Inoltre, si è osservata una riduzione dell’incidenza anche per i tumori dell’endometrio, rene, vescica, esofago e stomaco. Ci sono evidenze, anche se ancora i dati raccolti non sono sufficienti, per il tumore del fegato, il mieloma, le leucemie mieloidi e i linfomi. Inoltre i benefici dell’esercizio nella fase della prevenzione, come in chi ha o ha avuto un tumore, sono dose-dipendenti, quindi più attività equivale a maggiori benefici.
Certamente i benefici dello sport sono universali per tutte le patologie oncologiche, ma su quali tipi di tumore si è concentrata la vostra narrazione?
Il testo focalizza meccanismi biologici innescati dalla contrazione muscolare e dall’aumento della portata cardiaca e del flusso vascolare, che sono comuni a tutti i tumori. I tumori che vengono poi più specificatamente trattati nel libro sono: mammella, prostata e tumori ematologici. Infatti, i primi due sono molto frequenti e i dati disponibile numerosi. Mentre i tumori del sangue hanno delle peculiarità che era importante mettere a fuoco.
SULL’IMPATTO DURANTE LA MALATTIA
L’esercizio fisico può avere un ruolo nel rafforzare il sistema immunitario dei pazienti durante i trattamenti?
L’esercizio fisico, durante e dopo le terapie, determina delle azioni importanti sul sistema immunitario. Infatti, il muscolo contraendosi secerne miokine importanti che innescano l’attività dei linfociti Natural killer (NK) e delle cellule T citotossiche. Queste cellule possono infiltrare i tumori e uccidere direttamente o indirettamente le cellule tumorali.
In che modo l’attività fisica agisce sulla loro sfera psicologica, ad esempio riducendo stress e ansia legati alla malattia?
L’effetto positivo sull’ansia e la depressione sono marcati e si riscontrano nella maggioranza dei pazienti oncologici che fanno un programma di esercizio. Consideriamo che gli aspetti emotivi e psicologici hanno poi anche ricadute biologiche, infatti la salute è una: corpo e mente non possono essere scisse.
SUGLI ASPETTI PRATICI
Ci sono stati casi studio o esperienze dirette che hanno ispirato la stesura del libro?
Questo libro parte da un’importante esperienza che abbiamo fatto sul campo. Infatti, grazie ai fondi del bando ministeriale precedentemente menzionato, abbiamo realizzato il primo studio in Italia di un programma di esercizio fisico adattato ai pazienti oncologici. Da questa bellissima esperienza e dall’entusiasmo dei pazienti che hanno partecipato, prima è scaturito un piccolo manuale e poi un vero e proprio manuale.
Quali sono i principali consigli pratici che il libro offre ai pazienti per integrare l’attività fisica nella loro quotidianità, tenendo conto delle loro condizioni fisiche e dei trattamenti in corso?
Il libro è principalmente indirizzato a chinesiologi, fisioterapisti, medici e infermieri e speriamo di averlo comprensibile per i pazienti e i loro caregiver. È un manuale in cui si parte da cosa è come si sviluppano i tumori e si alcune terapie, quali sono le principali e gli effetti collaterali a breve e lungo termine. I successivi capitoli illustrano le basi biologiche che spiegano gli enormi benefici dell’esercizio nei pazienti oncologici. Infine, una parte consistente del libro è dedicata ai principi e metodologia con cui si applica l’esercizio adattato al paziente oncologico in generale e nei casi specifici delle pazienti con tumore mammario, prostata, neoplasie del sangue e nei pazienti anziani.
CONCLUDENDO
Come può l’attività fisica migliorare la qualità di vita delle persone che stanno affrontando le terapie oncologiche?
Migliora l’efficienza fisica, la funzionalità del cuore e l’ossigenazione dei tessuti, contrasta la perdita di massa muscolare. Riduce sensibilmente ansia e depressione, migliora la qualità del sonno.
In che modo il vostro libro può stimolare un cambiamento a livello culturale e sociale riguardo al ruolo dello sport nella lotta al cancro?
Questo libro riporta e sintetizza le evidenze scientifiche anche molto recenti. Infatti, la conoscenza e la sua divulgazione sono uno step fondamentale per promuovere un cambiamento culturale che deve raggiungere medici e pazienti. ■
Lascia un commento
Verifica che tutti i dati nei campi con (*) siano inseriti. Non è permesso l'inserimento di codice HTML.