Contattaci su Facebook Contattaci su WhatsApp

Pianta del piede. Organi corrispondenti e prestazione sportiva: quali correlazioni e influenze?

Scritto da Paolo Roccuzzo

UNA OSSERVAZIONE CLINICA CON RISULTATI IMPORTANTI PER L’INCREMENTO DELLA PERFORMANCE

La riflessologia o scienza dei riflessi, è una delle medicine naturali che permette, toccando un punto del piede in particolare, di riferirsi ad un corrispondente organo del corpo. Il piede è uno dei più grandi contenitori di riflessi presenti al mondo. Ogni punto del piede, infatti, si riferisce ad un organo del corpo.
Questa relazione dovrebbe incuriosirci, dato che dei recettori del corpo più interessanti, a parte quello ottico e quello occlusale, il piede è indubbiamente una finissima costruzione ingegneristica.
Occhio e piede generalmente nelle disarmonie posturali entrano in misura sicuramente variabile da caso a caso, ma non si tratta di coincidenza il fatto che entrambi abbiano una certa responsabilità nel determinare problemi di natura ascendente o discendente.
Non si tratta di considerare le implicazioni delle catene cinetiche o delle interferenze del sistema fasciale superficiale: l’occhio e il piede aprono e chiudono un sistema macchina-uomo; e tale sistema nel caso dello sportivo è iperspecializzato nel proporre schemi motori di alta precisione, reiterati e affinati anche ad altissimo livello. Dato che la mappatura del piede rimanda ad alcuni organi interni vitali in particolare, mi sono chiesto se per caso si potesse intervenire indirettamente su questi, per avere come meccanismo di ritorno un miglioramento della prestazione sportiva; da questa considerazione è partita l’osservazione clinica che poi è stata tradotta in un protocollo ad hoc ideato, e che andrò in seguito a spiegare.
La riflessologia del piede è indubbiamente orientativa nelle valutazioni, in quanto permette di collegare al piede molti organi del corpo, come il pancreas, il fegato, il cuore, i reni e così gli altri. Dall’esame del piede, infatti, si può persino ricavare in maniera indiretta una “diagnosi” di eventuali malattie e disturbi fisici o psico-fisici.
È stato il dottor Fitzgerald a fornire una visione chiara del piede, disegnando una immagine della pianta del piede, all'interno della quale collocava tutti gli organi corrispondenti. Un massaggio al piede, in effetti, se eseguito in osservanza a linee guida rigorose e protocolli validati, può provocare benessere a tutto l’organismo e ai suoi distretti in maniera diretta e indiretta.
Si è scoperto nel tempo che il piede destro corrisponde alla parte razionale dell’individuo, mentre quello sinistro a quella irrazionale.

schema piede

La perfetta comprensione dei meccanismi dell’appoggio e della deambulazione è fondamentale inoltre per evitare infortuni, migliorare la performance e, in subordine, per comprendere l’evoluzione della preparazione atletica, laddove i nostri allievi adoperino molto la parte inferiore del corpo. è doveroso dunque introdurre alcuni cenni sulla postura umana.
La stazione eretta dell’uomo del resto è il risultato di una rapida successione di periodi di mobilità e di immobilità alla ricerca di un equilibrio stabilmente dinamico mantenuto con il minimo sforzo. Potremmo dire che efficacia ed efficienza appartengono al piede come organo, ma che tale risultato finale giunge come ultimo di una catena evolutiva interrelata ad un fattore ambientale fortemente selettivo.
In questo complesso equilibrio non entra solo l’azione dei muscoli, ma anche il sistema vestibolare, gli indicatori ottici (provate a stare in piedi su una gamba sola e a occhi chiusi e capirete la difficoltà, soprattutto al di sopra già dei 35 anni), le condizioni dell’apparato occlusale (pensiamo alla prestazione sportiva ad arcate chiuse o meno come cambi, ecc.). In tale complesso processo sono fondamentali anche le curve del rachide (soprattutto a livello della vertebra L3 che è il nostro baricentro): la colonna vertebrale tende a flettersi per assicurare una migliore stabilità. Studi condotti su adulti (rif. Pubmed/ posturologia clinica) mostrano che le curvature sono di pochi cm; nei bambini si nota invece una grande gradazione della curvatura lombare che si stabilizza solo quando l’appoggio del piede è diventato definitivamente stabile, cioè dopo i 5-6 anni, il che dovrebbe farci riflettere su ciò che siamo come progetto evolutivo.
Ogni disarmonia nell’appoggio viene filtrata dalla colonna lombare che si configura quale un centro di trasmissione e smistamento dell’informazione per mantenere l’equilibrio statico-dinamico (è una curva realmente mobile e, grazie alla sua configurazione, è molto resistente agli stress statico-dinamici). Dalle piante del piede partono infatti impulsi propriocettivi che arrivano alla vertebra L3 e alla colonna cervicale, per poi venir elaborati e utilizzati per il mantenimento dell’ equilibrio nelle sue diverse forme. Da queste considerazioni sulla postura umana risulta quanto mai ottimistico il tentativo di variare solamente l’appoggio del piede per migliorare la prestazione del soggetto (o per risolvere infortuni strutturati). Una variazione del proprio appoggio naturale si ripercuote infatti su tutta la postura e quindi anche sul rachide. In sostanza si cerca di ricreare in età adulta quel complesso processo che ha portato al primo equilibrio in età infantile.
Camminare o correre sotto un profilo meramente energetico crea un’energia positiva che ci fa incedere, ma anche un’energia negativa di ritorno che risale dal basso fino alla testa a una velocità di anche 130-140 km/h sotto forma di vibrazioni che vengono assorbite da differenti strutture: 1/10 arriva fino al ginocchio, 1/20 fino al bacino e 1/30 fino alla cervicale.
Quando camminiamo, l’appoggio del tallone al terreno determina un impatto che va dal 80% al 100% del peso corporeo. Tale impatto genera una vibrazione elastica di ritorno che non viene sfruttata per avanzare, ma che deve essere assorbita delle strutture ammortizzanti del nostro corpo.
Quando corriamo, invece, l’energia negativa di ritorno è da 3 a 5 volte quella che subiamo camminando (a seconda della natura del terreno, della velocità della corsa, della calzatura indossata e del peso del runner) ed è per questo che correre è più traumatico: 20 km di corsa equivalgono a circa 60 km di camminata.

Fino a un decennio fa, quando si parlava di appoggio del piede, si soleva distinguere fra pronatori e supinatori; si considerava cioè l’inclinazione laterale del piede; più recentemente si è iniziato a considerare anche l’inclinazione longitudinale, distinguendo fra runner che corrono sull’avampiede e altri che preferiscono correre sul tallone. Ovviamente, come nel caso di pronatori/supinatori, non esiste una divisione netta, ma ogni runner presenta una propria inclinazione longitudinale. Non esiste un appoggio del piede universalmente Migliore! Ciò mette in crisi soprattutto chi sostiene il concetto dell’uso di plantari basati su un modello di corsa ideale o di podista ideale. Uno studio finlandese di qualche anno fa (“Forefoot strikers exhibit lower running-induced knee loading than rearfoot strikers”, Kulmala, Avela, Pasanen, Parkkari; Medicine & Science in Sports & Exercise, 2013) ha mostrato che, a seconda dell’appoggio del piede, le varie parti del corpo vengono diversamente sollecitate e quindi un determinato infortunio può dipendere dall’appoggio del piede. Lo studio finlandese ha evidenziato che chi corre sull’avampiede carica meno il ginocchio di chi corre sul tallone, ma questi ultimi sollecitano meno la caviglia. Sembrerebbe banale sostenere quindi che cambiando appoggio del piede si possano risolvere gran parte degli infortuni dovuti all’età atletica del soggetto (sono definiti infortuni strutturali e sono circa il 15% del totale); la brutta notizia è che però si vanno a sollecitare altre parti del corpo, parti che per anni magari hanno avuto un carico decisamente inferiore: ecco che si ripristina il tendine, ma il ginocchio comincia a dolere... A partire da queste e molte altre considerazioni risultanti dalle mie numerose ricerche, ho cominciato a pensare a come migliorare la prestazione dei miei atleti agonisti e non, dopo aver notato il ripetersi di fastidi (di salute) che a mio avviso potevano avere un collegamento diretto o meno con un uso sbagliato del piede. Nello studio condotto dal nostro gruppo di ricerca, sono state analizzate le prestazioni di 18 persone, di genere femminile, di età compresa tra i 25 e i 45 anni, tutte in leggero sovrappeso, con ciclo mestruale regolare, abili in sala pesi, con alimentazione completamente naturale e non aiutate da integrazione specifica per lo sport.
Ciascun gruppo ha accolto 6 giovani donne con dolore plantare localizzato e circoscritto, e dunque riconducibile potenzialmente ad un’area preferenziale.
I tre gruppi di lavoro non hanno comunicato tra di loro per la durata dello studio (60 giorni), né si sono incrociati durante lo svolgimento dell’osservazione dei lavori sul campo.
Il protocollo si è svolto in tal modo: ogni gruppo è stato osservato al lavoro, in sala pesi, con esercizi multiarticolari; il gruppo A è stato trattato manualmente (elettromedicali/terapia manuale) prima della sessione allenante, il gruppo B subito dopo, il gruppo C non è stato trattato ma ha ingerito al bisogno molecole in libera vendita attenuanti sintomatologie dolorose insorgenti pre allenamento, durante e post allenamento. Ogni allenamento è stato trascritto e filmato. Ogni 4 settimane ogni partecipante ha effettuato esami ematochimici completi. A distanza di 60 giorni il risultato è stato quanto meno interessante: il gruppo A, trattato nell’area del piede di interesse, ha migliorato la propria prestazione del 18% oltre a notare una remissione e della sintomatologia dolorosa condivisa tra pianta del piede e organo corrispondente; il gruppo B ha osservato un miglioramento del 22% nella resa sul campo, un leggero decremento della sintomatologia algica della porzione plantare in oggetto e nell’organo corrispondente; il terzo gruppo ha rilevato un incremento esclusivamente prestazionale nell’ordine del 11%. Per rendere lo studio clinico maggiormente validante attualmente ci stiamo concentrando sulle osservazioni analoghe riguardanti gruppi di solo uomini con lo scopo di avvalorare i risultati ottenuti e valutare le principali differenze tra donne e uomini con similari sintomatologie.

Letto 68483 volte Utima modifica effettuata Giovedì, 06 June 2019 17:23

Lascia un commento

Verifica che tutti i dati nei campi con (*) siano inseriti. Non è permesso l'inserimento di codice HTML.