ORIZZONTI POSTURALI - La fascia: questa s-conosciuta!

Scritto da dott. Mattia Betti*

PANORAMI DI APPROFONDIMENTO SU UN TEMA RICORRENTE NEL CAMPO POSTURALE E DEL MOVIMENTO

L’apertura alla correlazione Movimento & Fascia porta a renderci consapevoli dell’importanza che la conoscenza anatomo-funzionale più approfondita è necessaria e fondamentale per tutti coloro che vivono più o meno direttamente nella comprensione della Postura e che vogliono migliorare la chiave di lettura degli stati disfunzionali nel Movimento. In questo spazio non voglio addentrarmi nella complessità descrittiva della fascia, ma trovare suggerimenti ed utili collegamenti tra ciò che viviamo quotidianamente come Operatori e la miglior comprensione di aspetti anatomici specifici. Partiamo dal presupposto che vi è un complesso sistema che vive nel nostro corpo, che noi chiameremo network fasciale tensegrile che si presta ad innumerevoli definizioni e che le nuove proposte di definirlo partono dalla attuale riconosciuta presenza già nel derma (pelle) di strutture che, se sollecitate con stimoli meccanici, innescano un coinvolgimento “tensionale” verso le strutture soggiacenti ricche in propriocezione e nocicezione ad alta densità di terminazioni nervose nei tessuti ipodermici connettivi sciolti (Willard et al., 2012).

unita anatomica

Figura 1:
esempio unità anatomica fasciale connettivo

figura2

Figura 2:
esempi di unità che variano di dimensioni nel nostro corpo tensegrile, essendo sempre caratterizzato da elementi comprensivi e tensionali

figura3

Figura 3:
Modello globale Corpo Tensegrile

Tale modello ci ricorda la sua caratteristica principale la meccanotrasduzione, la capacità sensibile delle cellule di convertire stimoli meccanici in chimici.
Le cellule rispondono a differenti forze meccaniche, torsione, tensione-lunghezze, taglio, rilascio, compressione, frizione: questa comunicazione inter ed intra tissutale avviene tra cellule specializzate, i miofibroblasti, ed il loro ambiente extracellulare (ECM), dove svolgono la loro funzione, e facilmente in turn-over ogni 24 ore, fino al 50%, manifestando la peculiare caratteristica di una natura estremamente attiva (Hocking et al.2009); sull’altro versante il processo di invecchiamento porta alla riduzione delle fibre collageniche, fibre elastiche gradualmente si disorganizzano in forma e funzione e contribuiscono al cedimento ptosico (cambiamento estetico e funzionale), atrofizzazione delle cellule adipose porta secchezza della pelle e cellulite, ben evidenti già dalla terza decade di vita (Macchi et al 2010) e possono essere accelerati dalla compresenza di malattie quali ad esempio il diabete. L’invecchiamento porta alla diminuzione della trasmissione fasciale intra muscolare (cross links), con riduzione della mobilità dei tessuti, ed inevitabile perdita sensoriale propriocettiva sull’ equilibrio tra il controllo posturale e motorio. Primo collegamento a tali sopraddette considerazioni, sul quale bisogna riflettere insieme, che si interfaccia con le molteplici modalità operative, tra le quali la più attuale è il self myofascial release in ambito sportivo e fitness.
Tale trattamento ha dimostrato di aumentare in ROM, range di movimento (MacDonald et al, 2013), ma domandiamoci se la sensibilità meccanica è uguale per ogni tessuto che trattiamo, o auto trattiamo?
Il Training “fasciale” ha tempi paragonabili al Training su fibre muscolari, dopo quanto vediamo un miglioramento tissutale?
● Per i tessuti fasciali flaccidi si può sperimentare una applicazione più vigorosa, movimenti rapidi e ripetuti per il fine di aumentare produzione locale di collagene (Pohl 2010).
● Per i tessuti ipertonici, cicatrici croniche, aderenze miofasciali si consigliano movimenti lenti, applicando forza di taglio (rispetto alla direzione orientamento di tensione-dolore) per stimolare la MMP -1, un enzima che degrada le fibre collageniche ipertese (Zheng et al 2012).
● Tendenzialmente la stimolazione meccanica può sensibilizzare positivamente i recettori che appartengono ai neuroni ad ampio raggio (Wide Dynamic Range Neurons), i quali tendono a produrre effetto analgesico a livello midollare (Wang et al 2012)
● Il rinnovamento dei tessuti collagenici in toto, avviene in tempi decisamente più lenti rispetto ai tessuti muscolari, necessari circa dai 3 ai 9 mesi (per nuova matrice collagenica da 6 mesi a 2 anni) per percepire un rimodellamento esterno e palpatorio, ma nonostante il lungo tempo di attesa, il training fasciale, anche se interrotto, non perderà i suoi effetti cosi velocemente, perché qualitativamente più duraturo (Babraj et al 2005).
● La combinazione del Training muscolare e il Training fasciale” (Fascial fitness) non ha implicazioni interferenziali con il training neuromuscolare e cardiovascolare, ma si raccomanda non più di una max due sedute la settimana (Magnusson et al 2010) per il concetto di rimodellamento collagenico. Queste sono solo alcune delle considerazioni in materia di Movimento fascia-orientato,che possono aiutarci nella coerente somministrazione e integrazione all’intero ad un piano di allenamento.

Tengo molto nel chiarire che l’approccio alla Fascia, quale sia il metodo utilizzato, si rivolge alle strutture centrali dell’intero organismo, essenzialmente:
● il sistema nervoso che si articola spazialmente in modo da creare una simulazione sensoriale del nostro interno verso il mondo esterno, attraverso reazioni comportamentali coordinate, produzione di sostanze messaggere che incrementano o diminuiscono il tono neurale dell’intero sistema (neurotrasmettitori, neuropeptidi rilasciati da attività sinaptica).
● Il sistema circolatorio, dall’asse aortico al muscolo cardiaco, con interazioni linfatiche-capillari al servizio dei bisogni metabolico-chimici di tutta l’eterogeneità cellulare che vive e si sviluppa nel nostro Essere.
● Il tessuto connettivo, si diffonde organizzando e gestendo spazi protettivi intorno alle cellule, permettendo e alimentando attività autonomiche, fisiologiche, e volontarie.

La comunicazione di tutti e tre i sub-sistemi, avviene attraverso i dati sensoriali che viaggiano molto velocemente da i 10-250 km/h (Williams 1995) nella rete neuronale. Contemporaneamente il sistema fibroso- fasciale trasmette informazioni meccaniche alla velocità del suono 700mph, più lenta della velocità della luce, senza dubbio, ma più rapida ed efficace delle afferenze-efferenze del sistema nervoso. La tendenza della matrice extracellulare connettiva a immagazzinare e a cedere energia ristabilendosi in maniera elastica, caratterizza i Pattern fasciali del movimento che si instaurano a livello posturale, ma dobbiamo riflettere e considerare che tali schemi di movimento possono avere anche una natura neuromotoria, comprendere l’instaurarsi dell’uno o il nascere dell’altro rappresenta una frontiera di attenta analisi che ogni operatore del Movimento sperimenta e testa quotidianamente. Compito nostro è ulteriormente rintracciare nella valutazione del movimento attivo di rotazione della regione cervico-toracica, regione toraco-lombare, regione lombosacrale i gradi di libertà, o direzione preferenziale.

L’attenta osservazione dell’operatore verso la fluida esecuzione del Movimento e non la mera analisi della singola unità muscolare, porterà a comprendere che la dis-funzione si alimenta in un sottosistema, che nasce nell’anatomia del singolo e si perde nella globale manifestazione del suo Essere in moto.

Osteopata D.o.m R.o.i - Docente FIF settore Postura, Laurea in Scienze Motorie e Specializzazione in Scienze e Tecnica dello Sport

Letto 1344 volte Utima modifica effettuata Martedì, 17 December 2019 12:26

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