La “mini-riforma” sullo sport introdotta a dicembre con la Legge di Bilancio, le nuove co.co.co., l’introduzione della società sportiva lucrativa? E i convegni, i dibattiti, i tavoli di lavoro?!? Dimentichiamo tutto: per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport Giancarlo Giorgetti il segnale della nuova attenzione del governo per il mondo dello sport passa attraverso un colpo di spugna delle precedenti novelle.

Prima fu la conferenza stampa
Già il 3 luglio scorso, in occasione della presentazione del c.d. Decreto Dignità, il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti, ebbe modo di dichiarare l’intenzione del Governo di smantellare un primo pezzettino della riforma sullo sport introdotta dalla legge di Stabilità, quella società sportiva dilettantistica con carattere lucrativo su cui tanto si è parlato e discusso in questi ultimi 7 mesi.

Poi il 6 luglio 2018 sono circolate in rete bozze della versione definitiva del c.d. “Decreto Dignità” che prevedono l’abolizione totale del c.d. “pacchetto sport” inserito nella Legge di Bilancio 2018, con l’eccezione della disposizione che incrementa i compensi sportivi esenti a € 10.000,00.

Per la precisione, la bozza della nuova versione del decreto prevedrebbe, all’art. 4, che:
“All’art. 1, della Legge 27 dicembre 2017 n. 205, i commi 353,354,356,357,358,359,360,361, sono abrogati”.

Giorgetti non ha rilasciato dichiarazioni o anticipazioni sulla presunta versione definitiva del decreto. In particolare, non ha parlato direttamente di abrogazione del “pacchetto Sport”, ma ha rilasciato alcune “dichiarazioni di intento” circa la visione del governo in materia di sport dalle quali, in effetti, possono trasparire quegli intendimenti.

In concreto, e in sintesi, le dichiarazioni del sottosegretario sono state le seguenti:
obiettivo del governo è agevolare e salvaguardare lo sport dilettantistico di base che persegue finalità sociali, con particolare attenzione nei confronti dei dirigenti e collaboratori volontari, sui quali si regge tutto il sistema; Corollario dell’obiettivo principale è quello di “liberare” i dirigenti sportivi “dall’incubo” delle verifiche e degli accertamenti. Per fare questo è necessario rivedere la stratificazione e la sovrapposizione delle norme che si sono susseguite nel tempo; Questo obiettivo va perseguito attraverso una semplificazione delle norme, ivi compresa un’ipotesi di “pace fiscale” (rectius: rottamazione delle cartelle e/o condono) verso quelle a.s.d. che sono state vittime di controlli fiscali e previdenziali; Lo sport dilettantistico deve essere nettamente distinto sia dallo sport professionistico che dallo sport “commerciale”. Il primo, deve allargare i propri confini, il secondo deve essere regolato dalle leggi di mercato. A proposito di professionismo Giorgetti auspica un superamento della L. 91/1981 e un avvicinamento alle normative degli altri paesi, in cui sportivi professionisti sono quegli atleti che ritraggono dalla pratica sportiva la propria sussistenza. Va superata la visione formalistica secondo la quale è professionista solo chi opera nelle poche federazioni sportive che hanno recepito la Legge 91/1981, quando ci sono atleti di altre discipline che beneficiano di compensi elevatissimi mantenendo lo status, anche fiscale, di dilettanti. All’interno del dilettantismo, vanno distinti i volontari puri da coloro che, pur non ritraendo dallo sport i proventi necessari alla propria sussistenza, beneficiano comunque di remunerazioni. Si tratta, lo dicevamo, di dichiarazioni di intento. Ma tali dichiarazioni, unitamente a quelle rilasciate in precedenza circa il superamento della lucrativa, lasciano intendere che la bozza di decreto che ha cominciato a circolare possa essere veritiera.

A questo punto, pur sottolineando che, soprattutto in materia legislativa “rigore è quando arbitro fischia”, quindi finché non saremo in presenza di un provvedimento firmato dagli organi istituzionali competenti e pubblicato in G.U. stiamo ragionando di ipotesi, è doveroso cominciare a riflettere in ordine a quali potrebbero essere le conseguenze di quanto circolato oggi in rete ed anticipato dal sottosegretario Giorgetti:

Società sportive dilettantistiche lucrative
La nuova figura rimarrebbe banalmente nel mondo delle intenzioni (legislative). Per quanto riguarda Fiscosport, ci abbiamo ragionato non poco, e non poco criticamente (si vedano da ultimo gli articoli Donato Foresta, Le s.s.d. lucrative: per lo sport business una vittoria… di Pirro, in Newsletter 1/2018, e di Giuliano Sinibaldi, Lo sport dilettantistico alle prese con le Riforme, in Newsletter 3/2018, ove ulteriori riferimenti). E siamo certi che da mesi siano al lavoro professionisti, dirigenti e consulenti intenzionati a farsi trovare pronti quando il CONI avesse dato cittadinanza nel mondo sportivo anche alle lucrative.
Ma tant’è: di fatto la s.s.d. lucrativa non è mai esistita, di diritto non esisterà e, probabilmente, non se ne sentirà troppo la mancanza. Forse. Perchè magari bisognerà spiegarglielo a quelle società “ordinarie” che grazie alla trasformazione in “sportive lucrative” e alla conseguente riduzione dell’aliquota IVA dal 22% al 10% sulle attività sportive avrebbero goduto da subito di un innegabile vantaggio in termini di risparmio fiscale e che, dunque, ci avevano fatto un pensierino.

Compensi e collaborazioni sportive dilettantistiche
L’eventuale eliminazione delle norme che qualificano come oggetto di contratti di collaborazione coordinata e continuativa le prestazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle FSN, alle DSA e agli EPS riconosciuti dal CONI (co. 358 Legge di Stabilità) e i cui compensi costituiscono redditi diversi ai sensi dell’art. 67, lett. m) T.U.I.R. (quindi esenti da contribuzione INPS (ex ENPALS) e INAIL per l’intero importo erogato e esenti da imposte fino all’importo annuo di € 10.000,00 – co. 359 Legge di Stabilità), l’eliminazione di queste due norme, dicevamo, ha una conseguenza ben definita: il ritorno alla situazione precedente il dicembre 2107… Quindi:
1. tornerebbe a porsi, prepotentemente, l’”antica” problematica del corretto inquadramento dei collaboratori sportivi, e del relativo rischio sanzionatorio in caso di verifica in materia lavoristica, con particolare riferimento alle pesantissime sanzioni per lavoro irregolare, qualora l’esito della verifica dovesse essere la riqualificazione degli sportivi dilettanti in lavoratori subordinati;
2. tornerebbe attuale l’indicazione della Circolare INL n. 1/2016; lo si sottolinea: parliamo di una circolare, cioè di un atto normativo di indirizzo, che benché con una sua importanza, ha comunque validità cogente al proprio interno;
3. conseguentemente, tornerebbero ad avere efficacia le delibere emanate da alcune F.S.N., che erano da ritenersi superate dal momento in cui la legge di bilancio 2018 prevedeva che le prestazioni venissero individuate, appunto, dal CONI. E’ vero che si era ancora in attesa di tale delibera (ormai la data del 10 luglio prossimo sembrava essere una sorta di deadline…) ma è altrettanto certo (si veda per tutti l’intervento del dott. Andrea Mancino, Il ruolo del CONI per lo sport dilettantistico – Relazione del dott. Andrea Mancino tenuta in occasione del Seminario “Le agevolazioni fiscali a favore dello sport dilettantistico”, Ancona, 12 maggio 2018, in Newsletter n. 10/2018) che CONI e INL erano al lavoro in grande armonia per individuare soluzioni condivise che garantissero chiarezza in un settore che appariva notevolmente confuso. Confusione – si noti – di cui prende atto lo stesso Ispettorato Nazionale del Lavoro nel suo incipit alla Circolare n. 1, lì dove riconosce che “le stesse pronunce, sia in sede amministrativa che in sede giurisprudenziale, originate dalle opposizioni ai verbali di accertamento, sono state spesso contraddittorie, non fornendo una indicazione univoca in merito ai criteri da utilizzare”;
4. si riaprirebbe la questione relativa alle mansioni individuate dagli E.P.S., posto che – ricordiamo – la Circolare di cui sopra prevede che la riconduzione tra i redditi diversi delle indennità erogate ai collaboratori sia “consentita solo al verificarsi delle seguenti condizioni: […] che il soggetto percettore svolga mansioni rientranti, sulla base dei regolamenti e delle indicazioni fornite dalle singole federazioni, tra quelle necessarie per lo svolgimento delle attività sportivo-dilettantistiche, così come regolamentate dalle singole federazioni.”

Conclusioni
Lo scenario che abbiamo qui rappresentato muove dal presupposto che le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi da Giorgetti, trovino attuazione a livello legislativo nelle prossime settimane, così come anticipato dalle bozze del decreto dignità circolate in rete.

E se così fosse, ci sentiamo di aggiungere che non è da escludere – ed è anzi auspicabile – che il CONI proceda nell’impegno profuso sin qui e pur in assenza di una norma che ne richiama l’intervento emani quelle delibere relative alle mansioni riconosciute che il mondo sportivo dilettantistico aspetta da mesi. E ciò in quanto, quand’anche tali delibere non fossero più necessarie ai fini della “abroganda” legge di bilancio, potrebbero comunque tornare utili in ottica ispettiva ai sensi della circolare 1/2016 dell’INL

Detto questo, ci sia consentito evidenziare alcune ulteriori considerazioni:

Come correttamente osservato da qualche attento commentatore: siamo certi che ricorrano i requisiti di urgenza tali da inserire l’abrogazione del “pacchetto sport” in una decretazione di urgenza? Cosa accade a chi, in questi mesi, ponendo “legittimo affidamento” alle disposizioni previste dalla legge di bilancio ha costituito una SSDL? Oppure ha trasformato una preesistente SSD o una SRL “ordinaria” in SSDL? E cosa accadrebbe se il decreto non fosse convertito in legge? O lo fosse in una versione diversa da quella prospettata? Insomma, se gli obiettivi vogliono essere la chiarezza e la certezza della legislazione in materia di sport dilettantistico, forse la partenza non è delle migliori.

Speriamo che dopo la fase abrogativa inizi presto una fase “costruttiva” perché, come amiamo ripetere sempre, lo sport ha bisogno, prima di ogni altra cosa, di certezza delle norme. Qualunque esse siano.

Senza certezza non è possibile programmare né organizzare alcunché. I giochi sono dunque ancora apertissimi…

Tratto dalla rivista online FISCOSPORT

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Le palestre possono giocare un ruolo importante nella battaglia alla sedentarietà e al sovrappeso dei giovanissimi in italia, avviandoli all’attività motoria costante e alimentando la loro motivazione.

I dati forniti dal ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità sugli stili di vita dei bambini della scuola primaria e sui comportamenti a rischio nella pre-adolescenza e nell’adolescenza continuano a essere allarmanti per quanto attiene a sedentarietà e sovrappeso. I risultati dell’edizione 2016 dell’indagine condotta da OKkio alla Salute confermano che i bambini italiani in genere svolgono poca attività fisica: il 34 per cento dedica al massimo un giorno alla settimana (almeno un’ora) allo svolgimento di attività fisica strutturata e quasi un bambino su 4 dedica al massimo un giorno alla settimana (almeno un’ora) allo svolgimenti di giochi di movimento.

Nelle Regioni del Sud i più piccoli sono meno attivi rispetto ai loro coetanei che vivono nelle regioni del Nord e le femmine risultano più sedentarie dei maschi. È bene ricordare che l'Oms e la comunità scientifica raccomandano di limitare il tempo che i bambini trascorrono davanti allo schermo (televisione, computer, videogiochi, smartphone e tablet) a un massimo di due ore al giorno anche perché questa attività può indurre a un maggior consumo di spuntini a elevato contenuto calorico e può interferire con il sonno, la cui carenza è un noto fattore di rischio per l'obesità. Per quanto riguarda i comportamenti che favoriscono la sedentarietà, lo studio rivela che in Italia il 44 per cento dei bambini ha la tv nella propria camera da letto e il 41 per cento trascorre più di due ore al giorno davanti a uno schermo (tv, videogiochi, tablet, smartphone). Questo comportamento, che favorisce la sedentarietà, è più diffuso tra i bambini che vivono al Sud, nei maschi e in coloro i cui genitori hanno un basso livello di scolarizzazione.

OKkio alla Salute svela inoltre dati allarmanti inerenti sovrappeso e obesità, condizioni di rischio per la salute. Tra i bambini di 8-9 anni, 1 su 3 è in sovrappeso o addirittura obeso, rispettivamente il 21,3 per cento e il 9,3 per cento. Le femmine sono meno obese dei maschi (8,8 per cento contro il 9,7 per cento) e le regioni del Sud e del Centro registrano un tasso di sovrappeso e obesità infantili più elevato. Nonostante nel corso degli anni i bambini in eccesso ponderale siano diminuiti (dal 35,2 per cento della prima rilevazione del 2008-2009 al 30,6 per cento della quinta rilevazione), tra i Paesi europei aderenti alla ‘sorveglianza Cosi’ (Childhood Obesity Surveillance Initiative), l’Italia continua a presentare valori elevati in tale ambito. 

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Il nuovo regolamento europeo sulla Protezione dei Dati (GDPR) in vigore dal 25 maggio prevede nuovi obblighi e pesanti sanzioni: si raccomanda pertanto la massima attenzione. Il regolamento UE è già direttamente applicabile, anche se si attende un provvedimento attuativo da parte del legislatore nazionale. Fin da subito va aggiornato il contenuto dell’informativa sul trattamento e la raccolta dei dati da far sottoscrivere al socio/tesserato al momento dell’adesione (si consiglia di rinnovare anche le precedenti adesioni/iscrizioni/domande di ammissione a socio/richieste di tesseramento).

Alleghiamo il modello predisposto da Fiscosport che può essere stampato sul retro o in calce alle domande di ammissione a socio/richieste di tesseramento (si consiglia di rinnovare la sottoscrizione anche per i vecchi soci/tesserati)

Scarica il modello 

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Venerdì, 06 April 2018 11:03

Lo sport dilettantistico e le riforme

Come certamente avrete avuto modo di apprendere, la legge di stabilità per l’anno 2018 (L.205/2017) ha modificato, in modo sostanziale, la normativa che regolamenta il mondo sportivo.

Se aggiungiamo che è in corso la riforma del Terzo Settore, avviata con la L.117/2017 che può riguardare anche coloro che fanno attività sportiva, credo che vi possa essere in tutti voi una certa confusione. A questo proposito, vi invitiamo a perdere 5 minuti nella lettura dell'articolo (scaricabile a questo link) che riepiloga in maniera sintetica un po’ tutte le normative e le problematiche oggi in essere nel settore, così che possiate farvi una visione dell’insieme e possiate essere “critici” nella gestione dell’attività.

Cogliamo l’occasione per ricordarvi che sono cambiate le modalità di iscrizione al Registro delle Società Sportive tenuto presso il CONI, pertanto vi invitiamo a verificare di aver eseguito tutti i passaggi, necessari al perfezionamento della pratica.
Se è tutto in regola dovreste avere la possibilità di stampare il certificato di iscrizione 2018.

IMPORTANTE: non sottovalutate questo adempimento.

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UN AGGIORNAMENTO A RIGUARDO DEL PILATES E DELLE ALTRE FORME DI GINNASTICA ATTUALMENTE NON INSERITE NELL’ELENCO CONI TRA LE DISCIPLINE SVOLGIBILI ALL’INTERNO DELLE ASD.

Fermo restando i “limiti” interpretativi dettati dalla circolare CONI sulle discipline che le ASD possono svolgere, si prospettano delle possibili vie dove le metodiche non inserite possano essere contemplate come attività propedeutiche e/o complementari ad altre discipline già inserite nell’elenco CONI.

Questo viene avvalorato dalla delibera del Consiglio Federale FIPE del 21 maggio 2017. In tale delibera si spiega che “la Cultura Fisica ricomprende tutte quelle attività che usano una qualsiasi forma di carico (o resistenza) per il raggiungimento dell’obiettivo sia in termini sportivi (agonistici e non agonistici), sia di condizionamento (fitness) anche finalizzato alla performance agonistica che di benessere (wellness) e di recupero dell’efficienza fisica”.

In modo specifico viene sottolineato fra le attività in ambito oggettivo della Cultura Fisica anche:

  • Attività a corpo libero (sia seguendo i principi del calistenico, dello yoga, del Pilates, dello Stretching e dell’Allenamento in Sospensione), considerato un sovraccarico in funzione della angolazione che il corpo ha rispetto alla base di appoggio utilizzata durante l’esercizio o allo stato di tensione muscolare.

Si sottolinea anche che la FIPE gestisce organizza e regolamenta tutta una serie di attività/discipline fra cui:

  • Strength Yoga: abbinamento degli aspetti coordinativi e respiratori nella corretta esecuzione degli esercizi.
  • Kettlebell: capacità di esecuzione degli esercizi della pesistica con uno strumento da usare anche ad una mano.
  • AinS (allenamento in sospensione): dove il corpo, a seconda delle sue angolazioni, diventa un peso più o meno grande da spostare.
  • Riequilibrio Posturale e Funzionale: percorso formativo composto da valutazione posturale attraverso l’utilizzo di strumentazioni specifiche, approccio osteopatico con l’intervento di un osteopata, utilizzo del foam roll, approccio yoga per il recupero degli equilibri posturali.
  • Strumenti per il defaticamento dopo un allenamento intenso: dallo stretching, alle squadre di Mezieres, all’uso di tecniche di auto massaggio (foam roller)
  • Valutazione funzionale: analisi delle capacità di movimento e di deficit di bilanciamento muscolare e di mobilità articolare. Stesura di protocollo di lavoro con sovraccarichi per il riequilibrio del soggetto.

Analogamente la Federazione Ginnastica (FGI) ha in essere protocolli di lavoro che mirano a ”…. una rieducazione posturale utilizzando programmi di realizzazione di nuovi schemi specifici di postura e movimento derivanti da varie discipline quali il Pilates, lo Yoga, Tecniche di allungamento, la Ginnastica Educativa e Rieducativa, Feldenkrais, Mezieres, Tecniche di respirazione e rilassamento…”. “Il concetto della ginnastica funzionale si fonda sul principio della trasferibilità, in altre parole, la capacità di apprendere un gesto motorio da poter utilizzare nel quotidiano. Essere funzionali significa essere forti, coordinati, flessibili e agili. Attraverso l’utilizzo del proprio corpo, ma anche di attrezzi come kettlebells, palle mediche, funi, elastici, clubbels, sacche ripiene di sabbia, anelli, Fit Ball, tavolette propriocettive, bilancieri, manubri, sbarra, ecc. Questo tipo di allenamento, riattiva e potenzia i muscoli, col fine ultimo di sviluppare tutte le principali capacità motorie, ossia le capacità condizionali (forza, resistenza, potenza), le capacità coordinative (equilibrio, controllo motorio e posturale, agilità, adattamento motorio…) e la mobilità articolare, partendo dalla sollecitazione degli schemi posturali primitivi, ovvero i gesti che l'uomo ha perfezionato nella sua evoluzione, necessari per le sue attività e fondamentali per il fine salutistico e globale....”

COSA SIGNIFICA?
Esiste una possibilità di “difesa” in caso di controllo da autorità competenti per le ASD che svolgono queste attività.
In pratica l’ASD potrebbe parlare nelle attività da lei proposte di: Ginnastica finalizzata alla salute e al fitness svolta con metodo Pilates.
In questa ipotetica logica si avrebbe che potenzialmente anche l’istruttore potrebbe essere pagato nell’ambito dei 10.000 Euro annui come rimborso spese, questo con la dicitura non “Pilates” ma “Ginnastica finalizzata alla salute e al fitness”.

ATTENZIONE
Quella di cui sopra è una possibile interpretazione e una difesa in fase di accertamento, infatti le norme di cui sopra sono delibere interne a Federazioni del CONI ma NON DEL CONI che invece si è limitato al famoso elenco delle delibera 1568 del 14 febbraio 2017.
Quindi nulla garantisce che in fase di controllo l’organismo accertate non ritenga comunque di aprire un contenzioso, contenzioso che andrà poi risolto in fase di dibattito riportando le giustificazioni di cui sopra.

Questa rimane comunque una possibilità che le ASD potrebbero decidere di percorrere per mantenere al loro interno una attività in qualche modo legata al Pilates.  

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PER I BAMBINI SOTTO I 6 ANNI NON SARÀ PIÙ OBBLIGATORIO PRESENTARE IL CERTIFICATO MEDICO SPORTIVO.

Lo hanno stabilito, in un decreto congiunto, i ministri della Salute Beatrice Lorenzin e dello Sport Luca Lotti. La decisione parte da una richiesta della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), che già nel 2015 aveva segnalato la necessità “di escludere dall’obbligo della certificazione medica l’attività sportiva per la fascia di età compresa tra 0 e 6 anni, al fine di promuovere l’attività fisica organizzata dei bambini, di facilitare l’approccio all’attività motoria costante fin dai primi anni di vita, di favorire un corretto modello di comportamento permanente, nonché di non gravare i cittadini ed il Servizio sanitario nazionale di ulteriori onerosi accertamenti e certificazioni”.

Per questo, si legge nel decreto, “Non sono sottoposti ad obbligo di certificazione medica, per l’esercizio dell’attività sportiva in età prescolare, i bambini di età compresa tra 0 e 6 anni, ad eccezione dei casi specifici indicati dal pediatra”.

Va ricordato per quel che riguarda l'Emilia-Romagna, che in questa regione le certificazioni di idoneità per l'attività sportiva non agonistica per i minori e per le persone disabili di ogni età sono rilasciate GRATUITAMENTE dal medico di famiglia e dal pediatra di libera scelta, o su loro richiesta, dai Servizi pubblici di medicina dello sport e vengono registrate direttamente sul libretto sanitario dello sportivo. 

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Mercoledì, 24 January 2018 13:03

Pianeta palestre: cosa sta cambiando?

L'AVVENTO DELLE GRANDI CATENE HA ABBASSATO I COSTI DEGLI ABBONAMENTI A AUMENTATO LE RICHIESTE. MA C'È SPAZIO PER PICCOLI CENTRI ALTAMENTE SPECIALIZZATI CON SERVIZI “SU MISURA”.

Come sta cambiando l’universo delle palestre in Italia? L'avvento delle grandi catene e delle cosiddette low-cost che effetto ha avuto sui club più tradizionali? Quanto può essere redditizio oggi aprire un centro fitness? Quali sono i segreti per restare competitivi? Nel tentativo di saperne di più la rivista “Performance”, ha sottoposto un breve questionario di domande a diverse palestre distribuite in tutta Italia, dal Nord al Sud, isole comprese, per avere una panoramica il più possibile esaustivo delle nuove tendenze. È da qui infatti che si può e si deve partire per iniziare a fare qualsiasi tipo di ragionamento in merito alle prospettive future del comparto.


LE DOMANDE
1. Come è cambiato il mercato delle palestre negli ultimi anni?
2. Quanto le catene di palestre hanno influenzato il mercato del fitness in termini di qualità dei servizi, prezzi, etc.?
3. L’investimento nella palestra è un buon affare o il rapporto costi/benefici, visto anche in termini di ore lavoro, impegno e responsabilità, è diventato meno conveniente?
4. ‘Col senno di poi’ tornereste a investire nella palestra? E se sì, con la stessa tipologia con un centro più grande o più piccolo? E con quali servizi in più o in meno?


LOTTATORI MILANO di Passano con Bornago (Milano)
Alessio Manzi (presidente e socio)

1. La nostra palestra è aperta solo dal 2013. Finora, abbiamo osservato che il nostro ‘modello innovativo’ – quello di una palestra di ampie dimensioni incentrata su sport da combattimento e cross/functional training – è stato molto copiato perché richiede un budget relativamente basso (non serve un parco macchine), a fronte però di molte più competenze e più personale. Mi aspetto infatti che, a breve, parecchie delle neonate strutture chiudano.
2. Tutto ciò che diventa “grande catena” perde di artigianalità. Questo vale per i biscotti della nonna contro quelli del supermercato, così come per le palestre. Quando si lavora sui grandi numeri, si perde di vista l'obiettivo iniziale – fare allenare bene le persone – per cercare di riempire il più possibile la struttura, avere meno personale ed evitare che le persone si facciano male. Questo rende tutto più asettico e standard, ma poiché la materia prima, ossia il corpo umano, standard non è, arrivano presto i problemi e l'insoddisfazione dei clienti. A fronte di 300 iscritti, noi abbiamo 300 frequentanti. A fronte di mille iscritti una grande catena ha in genere 400 frequentanti. Probabilmente è il motivo per cui guadagnano più di noi, ma preferiamo andare a dormire sapendo di non ingannare nessuno.
3. La palestra oggi non è un buon affare. È un discreto affare che sta diventando cattivo, a causa di normative “improbabili” che danneggiano chi le segue come me e favoriscono chi se ne disinteressa. Sarà mai possibile, tanto per fare un esempio, che dobbiamo attendere sei mesi per un'autorizzazione dei vigili del fuoco per uno stabile perfettamente in regola, a fronte di chi magari lavora già da settimane in un capannone senza finestre né spogliatoi? Sarebbe necessario scremare escludendo chi lavora fuori dalle norme, in modo che gli altri in regola possano finalmente trarne vantaggio.
4. Sicuramente sì, perché adoriamo quello che facciamo. Col senno di poi, avremmo preso un centro anche più grande perché ora stiamo “stretti”.

 

WELLNESS SPORT di Cittadella (Padova)
Giada Tessari (titolare)

1. Il mercato sta sempre più migliorando l’offerta sia come prezzi sia come tipologie di discipline. Le attività sono inoltre molto più specifiche e richiedono da parte di istruttori e gestori una conoscenza del settore approfondita.
2. Le catene di palestre hanno decisamente influito sulle offerte: attualmente o si appartiene al mondo low cost o ci si orienta sulla qualità con servizi di standard più elevati, non raggiungibili dalle associazioni che operano negli spazi comunali. Per quanto ci riguarda, già da sei anni abbiamo coraggiosamente scelto la seconda opzione con più di 60 attività comprese nell’Open. Una strategia che sta dando buoni frutti, grazie al fatto che viviamo in un contesto dove ancora si ricerca la qualità, percependo l’enorme differenza fra una catena di montaggio e una scheda davvero personalizzata.
3. La palestra può essere un buon affare a patto che il gestore sia una delle figure attive al suo interno ogni giorno, non solo come punto di riferimento. Questo infatti influisce molto sui costi in uscita del centro.
4. Sì, possibilmente con una terza sala che non abbiamo ma tanto vorremmo! Motivo per cui stiamo progettando l’apertura di un secondo centro con una ulteriore diversificazione dell’offerta. Come amiamo ripetere, l’attività fisica può essere usata per raggiungere il benessere, un po’ come il cibo.

 

ATLAS CLUB di Bologna
Giuseppe Bianchi (amministratore)

1. Si è passati dai club piccolo-medio al grande centro fitness. Un altro cambiamento è il cosiddetto ‘spacchettamento’ dell’offerta (crossfit, olistico, solo donne, tutto in 20 minuti, etc.), oltre a un eccessivo marketing del prodotto.
2. Le grandi catene stanno avendo un’influenza negativa, a causa del marketing eccessivo che punta più sull’aspetto emozionale a discapito di quello fisico/motorio, che dovrebbe essere prioritario.
3. In generale, non è un buon investimento, ma dipende molto dalla capacità di contenimento dei costi e dal saper utilizzare la leva del marketing/comunicazione.
4. No.

 

MENS SANA 1871 di Siena
Matteo Fellini (direttore tecnico)

1. Il mercato del fitness è mutato in modo straordinario. Con l’avvento delle low-cost, molti professionisti e proprietari di palestre si sono trovati a dover rivoluzionare profondamente i loro servizi. Nella speranza di competere con multinazionali che offrono abbonamenti a partire da 9 euro al mese, tanti hanno commesso l’errore di rincorrere il ‘prezzo più basso’ sacrificando inevitabilmente la qualità della loro offerta, eliminando figure come istruttori di sala pesi o adottando ‘virtual trainer’ per le lezioni di gruppo. Tuttavia, queste soluzioni sono tutt’altro che efficaci nell’ottica di fidelizzare i propri clienti e, costi ridotti che inizialmente sembrano essere positivi, si rivelano invece motivo di crisi. Sono tante le strutture che chiudono ogni anno. Molte di queste sono start-up che non sono state in grado di ‘leggere’ il mercato. La forbice si è allargata e le palestre di quartiere hanno vita dura.
2. Tantissimo. Chi opera nel fitness, oggi deve scegliere. Il dilemma è: rincorrere le multinazionali – che dispongono di risorse economiche infinite -, abbassando i propri prezzi fino ad essere fagocitati da un’inevitabile crisi? O puntare sulla qualità dei propri servizi, offrendo un’esperienza insuperabile ai propri clienti, garantendo loro un trattamento da star?
3. Dipende. Investire in una palestra può essere un buono, un ottimo o un pessimo affare. Ma preferisco ‘rispondere’ con una domanda provocatoria. Nel mercato di oggi, chi spenderebbe 500 mila euro in attrezzature per poi vendere abbonamenti a 19,90 euro al mese? Non è forse meglio spendere 30mila euro per allestire un piccolo spazio e vendere abbonamenti a 300 euro al mese?
4. Esistono molti posti in cui la palestra ‘classica’ può ancora funzionare. Tuttavia, visto il mercato, se dovessi aprire oggi una palestra, punterei sul piccolo centro di personal training: piccolo investimento iniziale per le attrezzature, bassi costi di gestione, elevata personalizzazione dei servizi e ricavi potenzialmente maggiori. Consiglierei alle ‘palestre di quartiere’ di mutare pian piano i propri servizi puntando sulla personalizzazione dell’offerta, in modo da mettere il cliente al centro di tutto. E di non commettete l’errore di pensare che le persone non siano disposte a pagare di più. Il valore di ciò che si offre è dato dal tipo di esperienza che si è in grado di far vivere ai propri clienti, assieme alla qualità del rapporto che si costruisce con loro e ai risultati che si possono garantire. Con questa formula, il successo è garantito.

 

HEAD QUARTER di Roma
Massimiliano Pagano ed Emiliano De Bianchi (titolari)

1. Sicuramente, negli ultimi anni, si è assistito a una omologazione dei centri fitness attraverso una standardizzazione dei prodotti/servizi erogati, legati più alla soddisfazione della moda del momento piuttosto che alla cura del cliente. Tutto questo ha reso i centri fitness ‘tutti uguali’ abbattendo di conseguenza il valore di mercato degli abbonamenti.
2. Le grandi catene hanno decisamente influenzato il nostro mercato. In senso positivo, richiedendo ai ‘vecchi’ gestori una implementazione degli standard qualitativi strutturali, l’inserimento di figure dedicate alla vendita dell’abbonamento, all’estensione del servizio specialistico come per esempio il Personal Training. In senso negativo, portando a una omologazione dei servizi e a una scarsa attenzione al singolo cliente.
3. Questo è un settore dove decisamente il rapporto costo/beneficio è molto conveniente per il cliente, visto il livello medio/basso del costo degli abbonamenti e borderline’ per gli operatori e investitori.
4. Nonostante le premesse , diciamo assolutamente sì e con la stessa tipologia di Head Quarter sia per spazi che per servizi erogati.

 

UP & DOWN FITNESS di Salerno
Gaetano Rocco (direttore tecnico)

1. Gli ultimi dieci anni hanno visto un prolificare di nuove palestre, soprattutto nelle zone periferiche della città dove maggiore è la possibilità di acquisire superfici più ampie, e un in incremento di attività di yoga, Pilates correlato soprattutto a un aumento di persone della terza età fra gli iscritti. Tutto ciò sta portando oltre che a una frammentazione della clientela anche a un abbassamento dei prezzi di vendita.
2. Nella nostra zona non ci sono catene, ma solo palestre gestite a livello familiare o da due/tre soci. Per cui la clientela, sceglie la palestra perché vicina a casa, perché lì vanno gli amici, per la professionalità o per la varietà dei corsi e per il loro costo. La nostra palestra si distingue perché è al centro della città e perché mantiene un buon livello professionale dei suoi istruttori.
3. Con una pressione fiscale intorno al 52 per cento, con annessi e connessi, per una palestra è una questione di sopravvivenza, come per gran parte delle attività commerciali. I prezzi degli abbonamenti sono fermi ormai da anni, anzi in molti casi hanno avuto una contrazione.
4. Sì, investiremmo di nuovo in una palestra in un centro un po' più grande, con possibilità di una piscina e sperando di non essere obbligati a doverla gestire come Asd.

 

PERFECT LIFE di Sant’Arpino (Caserta)
Enzo Cristiano (team manager)

1. Il mercato delle palestre è certamente cambiato e in meglio. Rispetto a dieci anni fa ci sono tantissimi servizi in più (per esempio, Spa, estetica, ristorazione, estetica, etc.), oltre alle numerose attività e proposte tecniche. C’è poi da registrare un cambiamento nella mentalità degli italiani sempre più orientati verso queste novità.
2. Molto. Da un lato, hanno portato a una maggiore visibilità del settore e, quindi, a una crescita della richiesta. Dall’altro, hanno dato la possibilità ai piccoli centri attrezzati di avere una maggiore fidelizzazione dei clienti. Questo perché i grossi centri, per come sono strutturati, non possono offrire lo stesso grado di attenzione ai frequentatori.
3. Oggi, entrare nel settore del fitness è diventato un investimento troppo esoso. In giro ci sono fin troppi enormi ‘scatoloni’ con dentro di tutto, frutto di investimenti pazzeschi, ma con servizi di bassa qualità e mancanza di percezione dei ricavi. Credo che sia più efficiente un centro più piccolo con meno responsabilità, più attenzioni verso il cliente.
4. Certamente. Mi orienterei sempre verso un centro funzionale efficiente idoneo a soddisfare la domanda. Ovviamente l’esperienza accumulata in questi trent’anni di gestione di centri fitness porterebbe a dei benefici ancora maggiori se dovessi ricominciare.

 

FITNESS TIME di Palermo
Francesco Daino (proprietario)

1. Non registro grossi cambiamenti.
2. L’avvento delle grandi catene spinge i piccoli imprenditori a tenere il passo con ristrutturazioni e una ricerca di servizi migliore. Il loro prezzo rimane uguale.
3. Non sono più i tempi di una volta quando io però non c’ero ancora, e oggi non è più un investimento imprenditorialmente valido. Chi si cimenta in questa missione lo fa più che altro per passione.
4. Penso di sì e con una tipologia uguale. L’alternativa sarebbe un piccolissimo centro top con specificità e top trainer.

 

CENTRO SPORTIVO REAL GEM di Barumini (Cagliari)
Fabio Pani (titolare)

1. Il mercato ha subito, molto di più che in passato, le mode del momento. È praticamente scomparso lo spinning ed è salita la richiesta dei corsi di funzionale. Anche se reputo che la base di un centro fitness, rimanga e rimarrà sempre la sala pesi, dove si può “socializzare” e lavorare allo stesso tempo.
2. Le catene di palestre non hanno influenzato per niente il mercato del fitness in termini di qualità, anzi!  Per i prezzi, certamente sì, ma a patto che chi si allena, lo faccia senza pretendere di essere seguito o corretto. Il low-cost è quanto di peggio il mercato possa offrire, in termini di qualità dell’allenamento.
3. Nel caso di realtà piccolo-medie, l’investimento in una palestra è un buon affare se il titolare ci lavora in prima persona.
4. Rifarei tutto da capo. La mia è una struttura di circa 500 mq, con costi di gestione abbordabili.

 

TANIT SPORT & FITNESS di Medio Campidano (Sud Sardegna)
Gianpiero Marongiu (titolare)

1. È cambiato tanto, soprattutto nella percezione del servizio offerto. Meno spazio alla qualità con l’avvento di discipline divertenti ma di qualità quantomeno mediocre. Prima lo spinning con tanti istruttori formati in un giorno, poi Zumba, Macumba, Piloxing e altre ancora hanno livellato verso il basso la qualità delle attività, con gli istruttori che diventavano più animatori da villaggio turistico che tecnici di attività motorie. Stessa cosa per la sala pesi, una marea di personal trainer o di istruttori di Functional Training che hanno portato una concezione spesso errata dell’allenamento. Allenamenti troppo spesso privi di una logica e soprattutto di programmazione. È sparito il concetto originale di ‘fitness’ inteso come star bene per far posto alle mode del momento senza tenere conto delle esigenze reali dell’utente. Questo però a vantaggio di attività come il Pilates, che si trova così a ‘curare’ le persone ‘rotte’ dalle altre discipline. Del resto la maggior parte degli insegnanti di Pilates sono proprio i vecchi insegnanti di fitness musicale e di body building e fitness che hanno continuato la loro formazione professionale e sono realmente capaci di individuare i reali bisogni degli allievi.
2. In Sardegna le grandi catene non sono arrivate. Ma anche qui si è scatenata la guerra dei prezzi che, gioco forza, ha portato a offrire dei servizi inferiori, soprattutto in termini di qualità.
3. Con una palestra non si diventa ricchi e si perde anche il romanticismo iniziale. Un esempio abbastanza palese è la guerra continua fra i laureati in scienze motorie che vorrebbero avere l’esclusiva nelle palestre e gli altri da loro definiti ‘brevettati’. Tutti idealisti fino a quando aprono un loro centro: a quel punto, diventa lecito ‘ingaggiare’ i brevettati, che diventano improvvisamente preparatissimi, e pagarli 4 euro all’ora!
4. Da settembre ho venduto gli attrezzi della sala pesi, modificando l’offerta del mio centro e trasformandolo prevalentemente in uno Studio Pilates. Due sale a corpo libero e uno spazio dedicato alle lezioni private. Insomma offriamo un servizio qualitativamente elevato per un target medio alto che può apprezzare la nostra professionalità. Detto questo, tornando indietro, avrei fatto prima questa scelta! Da 22 anni faccio il lavoro più bello del mondo e, anche se a fine mese i conti non sempre sono positivi, mi rimane un briciolo di romanticismo che mi fa amare quello che faccio.

 

IN CONCLUSIONE
Il mercato del fitness è fortemente cambiato in questi ultimi dieci anni, sia a livello di attività che sono oggi ben più numerose, sia a livello di servizi sempre più diversificati. Nel complesso, l'offerta non è mai stata così ricca e ampia. Un fattore determinante in questo rimescolamento di carte è stato di certo l'arrivo delle grandi catene e delle low-cost, in particolare nelle città più densamente popolate. La rincorsa al prezzo più basso, in molti casi, ha fatto perdere di vista la qualità e l'artigianalità del servizio offerto, ma ha anche favorito indirettamente la fidelizzazione del cliente da parte delle piccole palestre che hanno saputo coccolare e interessarsi ai propri iscritti, creando un rapporto più diretto e personalizzato. Far “quadrare” i conti non è facile oggi, e aprire una palestra deve essere prima di tutto frutto di una grande passione per il settore. Ma c'è ancora spazio per chi, dotato di una buona professionalità, decide di aprire un piccolo centro altamente specializzato!

 

Pubblicato in Performance n. 1 - 2017
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