Mercoledì, 15 January 2020 12:00

Quel maledetto muscolo carente

VALUTIAMO QUALI STRATEGIE ADOTTARE PER UNA MIGLIORE RISPOSTA DEGLI ANELLI DEBOLI DI UNA CATENA MUSCOLARE

Chi si allena con finalità “anche estetiche” sa bene che ogni parte del corpo ha dei suoi ritmi (euterocronismo) e che ciascuna zona corporea risponde in modo diverso (i famosi punti deboli). Logicamente se un gruppo risponde in modo differente alla medesima frequenza , intensità, volume dedicata al resto del corpo occorre studiare nuove strategie. La prima cosa , basilare, è provare a capire se sussiste un problema di mobilità legato all’articolazione che sovraintende il movimento di quel determinato gruppo muscolare. Ad esempio se il polpaccio non risponde non potrebbe esserci un problema alla mobilità tibiotarsica? Oppure relativamente pettorale potrebbe essere la articolazione gleno omerale e ancora di più sterno clavicolare ad impedire al pettorale di avere il giusto pre allungamento prima di andare in contrazione? Queste sono ipotesi da affrontare e per ogni problematica esistono strategie da gestire.

Dal punto di vista della sollecitazione quello che si può fare è provare a dare una modulazione di frequenza, volume, intensità diversa dal resto del corpo; questo valutando anche se probabilmente (speriamo) per 1 o 2 gruppi carenti ci saranno dei gruppi muscolari “forti” che possiamo sacrificare (questo non significa non allenarli, ma allenarli senza scopo di creare particolari adattamenti). Una delle soluzioni più efficaci è quella dei richiami, quindi allenamenti aggiunti per un gruppo specifico. Questi possono essere 2 o 3 a settimana. A volte ci potrebbe anche essere una frequenza alternata con una settimana di carico dove il gruppo si stimola 3 volte. Almeno 1 delle 3 volte è fatta anche con alto volume. La settimana dopo 2 volte, una di alto volume e l'altra di medio volume ed inserimento di tecniche d’intensità. La terza settimana potrebbe essere anche solo 1 seduta a basso volume ed alta intensità. Si riprende poi il ciclo. Logicamente ogni gruppo ha il suo volume di lavoro. Alcuni atleti fanno la settimana “d’urto” con 4 allenamenti, poi 2 e poi 1. Fondamentale (come sempre) sapersi ascoltare. I DOMS sono sempre un segnale ma non è detto che in presenza di DOMS non occorra allenarsi, il muscolo ha benefici ad essere ripreso e nel rispetto dell’entità dell’indolenzimento, si potrebbe pensare di fare una mole di lavoro o una intensità diversa da quella ipotizzata a tavolino. In alcuni casi si possono fare delle specializzazioni incrociate fra 2 gruppi muscolari; in pratica mentre il gruppo (A) fa 3 sedute il gruppo (B) ne fa 1, poi la settimana dopo entrambi ne fanno 2, poi nell’ultima settimana del ciclo il gruppo (A) ne fa 1 ed il (B) 3. Può sembrare complesso, ma in realtà mettendosi a giocare a tavolino non è difficile: prima si ipotizzano le divisioni dei gruppi per giorno, poi occorre avere un’idea delle serie totali che si vuole svolgere per ogni giorno e quindi suddividere quel numero di serie nei gruppi destinati alle singole giornate di allenamento. Sono convinto che la capacità di affrontare una specializzazione sia una delle competenze più apprezzate e che “rivela” la preparazione di un tecnico.  

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ALCUNI CENNI STORICI PER CONOSCERE LE ORIGINI DELL'ELETTROSTIMOLAZIONE, I SUOI CAMPI DI APPLICAZIONE E I SUOI VANTAGGI

Prima di tuffarci nel passato, è doveroso partire da una definizione di elettrostimolatore. Si tratta di un apparecchio che permette di inviare alla massa muscolare stimolazioni elettriche tramite gli impulsi della corrente, con l'utilizzo di elettrodi ad esso collegati e applicati sulla cute. Tali impulsi elettrici provocano una sollecitazione della placca neuromotrice del muscolo provocandone una contrazione, caratteristica che può certamente aiutare nell'allenamento della massa muscolare.


Cenni storici dell'elettrostimolazione
Sin dall'epoca dell'impero romano l'uomo ha conosciuto quelli che possono essere gli effetti curativi e benefici portati dalla corrente come uso terapeutico. Sembra infatti che i romani usassero le scariche elettriche prodotte da pesci come le Torpedini per curare malattie, quali la gotta.
Uno dei pionieri nello studio dell'elettrostimolazione è stato Luigi Galvani che conseguì la laurea in medicina a Bologna nel 1759 distinguendosi per avere effettuato studi sulla stimolazione nervosa. Approfondì il fenomeno cercando di capire quali potessero essere le reazioni causate sul nervo animale dalle scariche elettriche.
Negli anni successivi ai primi esperimenti di Galvani, altri studiosi si mossero in tal direzione, arrivando a creare i primi elettrodi per produrre effetti terapeutici, ovviamente provando prima sugli animali in laboratorio.
Le prime pratiche di elettrostimolazione terapeutica risalgono ai primi anni del 900 in cui, dopo aver studiato la capacità e consistenza di un muscolo, fu approfondito il concetto della quantità di corrente, del suo voltaggio, e del tempo cui poteva essere introdotta nel muscolo stesso.
Il mondo dello sport attese fino agli anni 70 prima di procedere ad elettrostimolazioni in ambito professionistico, in modo terapeutico e come complemento dell'allenamento.
Oggi gli apparecchi di elettrostimolazione vengono utilizzati anche da atleti non professionisti e da amatori, ma vista la complessità dell'argomento il buon senso deve farci propendere al parere medico prima di un qualsiasi utilizzo dell'elettrostimolatore.


A cosa serve l’elettrostimolatore
Ci sono dei falsi miti che ci accompagnano ormai da tempo dove ci viene data una dimostrazione non veritiera sulle sue potenzialità. Lasciando da parte gli aspetti puramente estetici che poco hanno a che vedere con lo sport, porremo il focus invece su quali sono i reali benefici per gli sportivi che intendono utilizzare un elettrostimolatore muscolare.
La fibra muscolare di ciascun individuo può presentare caratteristiche ben distinte da quelle di un altro soggetto, quindi occorre capire se la nostra fibra muscolare si rende adatta alla stimolazione elettrica oppure no.
• Si evince quindi che solo un medico può darci consigli in merito.

La fibra muscolare infatti viene suddivisa diversi gruppi di appartenenza:
• fibra muscolare che sostiene sollecitazioni di velocità e resistenza;
• fibra muscolare che lavora con metabolismo aerobico o viceversa con metabolismo anaerobico.

Ogni muscolo risulta differente da un altro, ed a persona a persona le differenze possono essere molteplici, quindi l'elettrostimolazione che si dimostra valida per un soggetto può non esserla per un altro, ne consegue che ogni muscolo può essere in grado di rispondere in modo salutare a determinate elettrostimolazioni con cariche di corrente diversa.
Attualmente è possibile trovare in commercio elettrostimolatori che racchiudono nel software tipologie di utilizzo differenti, quali appunto l'attività sportiva, i cui obbiettivi da raggiungere possono essere: riscaldamento muscolare, procurare maggiore apertura dei vasi capillari per aumentare la resistenza aerobica muscolare, possono anche lenire le contratture. A livello estetico si punta al rassodamento, tonicità della massa muscolare, stimolazione ad un drenaggio maggiore.


Come Funziona un elettrostimolatore
Esso utilizza degli impulsi elettrici per stimolare le fibre muscolari e produrre una contrazione involontaria del muscolo. Per contrarre un determinato muscolo è necessario posizionare gli elettrodi (i pad) sulla zona desiderata. Il posizionamento degli elettrodi è importante poiché se non messi correttamente non si potrà eseguire un’adeguata seduta di elettrostimolazione. Di conseguenza i risultati non sarebbero quelli sperati. Due sono le tipologie di elettrostimolatori maggiormente utilizzate nello sport:
• l’elettrostimolatore che consente di stimolare le fibre muscolari prende il nome di Ems (Electro Muscle Stimulation), ma non è l’unica tipologia presente in commercio.
• l’elettrostimolatore Tens (Transcutaneous Electrical Nerve Stimulation) che agisce sulle fibre nervose, con un puro fine antalgico, per interrompere la trasmissione del segnale del dolore.


Le principali differenze tra Ems e Tens
L'elettrostimolatore Ems:
• Contrae i muscoli
• lavora sui nervi motori dei muscoli
• Previene o ritarda la trofia dei muscoli non utilizzati
• Rilassa gli spasmi muscolari
• Aumenta la circolazione sanguigna
• Aumenta le capacità muscolari della Forza e della Resistenza
• Rieduca i muscoli al movimento
• Previene Trombosi Venose

L'elettrostimolatore Tens:
• Cambia la percezione del dolore
• Lavora sui nervi sensori
• Allevia la sensazione di dolori anche cronici
• Trattamento aggiuntivo nel controllo di dolori acuti post traumatici o post


I principali benefici degli eletrostimolatori
L'utilizzo degli elettrostimolatori Ems e Tens comporta i seguenti principali benefici:
• MIGLIORA LE CAPACITÀ ATLETICHE E IL RECUPERO MUSCOLARE
Se utilizzato abbinandone l’uso ad un allenamento, l’elettrostimolatore muscolare Ems è in grado di sviluppare ulteriormente le nostre capacità condizionali grazie a degli appositi programmi (come ad esempio il programma “resistenza” o il programma “forza”). Meglio utilizzare il dispositivo dopo non troppe ore dalla fine dell’allenamento, così si possono chiamare a raccolta più fibre muscolari e avere un risultato migliore. Utile anche per favorire il defaticamento e il recupero muscolare visto che l’elettrostimolazione favorisce il ritorno del sangue venoso al cuore.

• CONSENTE DI PREVENIRE E RECUPERARE PRIMA DAGLI INFORTUNI
Grazie agli appositi programmi di prevenzione (che possono riguardare ad esempio le distorsioni, le infiammazioni lombari ed altre) si può eseguire un allenamento o possiamo prepararci ad una gara con meno possibilità di incorrere nel rischio di infortuni. Questo grazie agli stimoli elettrici che hanno il compito di preparare allo sforzo le articolazioni e i muscoli. Se dovessimo subire un infortunio l’elettrostimolatore Ems è in grado di farci recuperare prima (non a caso il dispositivo è nato agli inizi solo come strumento fisioterapico e riabilitativo) e permette di mantenere il tono muscolare, evitando quindi la perdita del tono a causa della mancata attività sportiva.

• ELIMINA IL DOLORE
Grazie all’elettrostimolatore Tens che agisce sulle fibre nervose è possibile, invece, eliminare il dolore provocato ad esempio dalla cervicale, dalla lombalgia, dall’epicondilite, ecc. E'assolutamente importante specificare come la Tens aiuti solo a contrastare il dolore, non a far guarire dalla patologia.


Considerazioni conclusive sull'utilizzo dell'elettrostimolatore
L'elettrostimolatore si rivela un complemento nell'allenamento, dal quale si possono ottenere buoni risultati, ma mai dei miracoli!
Per ovvie ragioni un elettrostimolatore viene pubblicizzato in modo del tutto surreale utilizzando modelle dal corpo perfettamente tonico e uomini con una muscolatura invidiabile, entrambi in perfetto relax, mentre l'apparecchio elettromedicale svolge il lavoro.
È impossibile ottenere un corpo scolpito, tonico, modellato, non facendo nessuna fatica per arrivare a tanto. Si tratta ovviamente di pubblicità, la realtà è ben diversa, senza un adeguato allenamento fisico dettato dalla fatica e dal sudore, si rende inutile l'utilizzo di qualsiasi strumento.
Ancor più importante è ricordare che l'elettrostimolatore non può essere utilizzato da chiunque: persone ipersensibili potrebbero manifestare problemi dall'utilizzo dell'elettrostimolazione, nei portatori di pacemaker è assolutamente vietato, così come nelle donne in gravidanza.
La pubblicità resta uno strumento per far conoscere un prodotto, è invece esclusivamente compito del nostro buonsenso che ci può fornire le giuste indicazioni per un giusto utilizzo. Solo con queste fondamentali attenzioni l'elettrostimolatore può portare i suoi miglioramenti alla massa muscolare.

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Venerdì, 13 December 2019 09:51

Contrazioni auxometriche

CARATTERISTICHE, CAMPI APPLICATIVI E INCIDENZA SULLA PRODUZIONE DI ACIDO LATTICO

3 ragionamenti analitici per comprendere a fondo la versatilità e l’efficacia delle contrazioni auxotoniche

Le contrazioni auxometriche sono quelle che spesso e riduttivamente vengono identificate con l’uso di elastici. Ciò è un errore perché in realtà, come vedremo, sono quelle in cui si possono usare anche molle e catene. Ma cosa significa il temine “auxometrico”? In sintesi, e con poche parole, significa che la tensione sale mano a mano che il muscolo si contrae accorciandosi. Per esempio se eseguo un curl con elastico bloccando un’estremità sotto il piede e l’altra afferrandola con la mano, cosa accadrà durante la fase concentrica?

Nel momento in cui fletto l’avambraccio sul braccio (detta anche fase positiva) l’elastico si allungherà esercitando maggiore resistenza e il mio muscolo sarà costretto ad aumentare la propria forza per vincere tale progressiva tensione. Questo non avviene con l’uso di oggetti ”liberi” come bilancieri, manubri o kettlebell che viceversa sono contrazioni a resistenza variabile. In sostanza la tensione varia al variare della leva, del momento angolare, della gravità e diminuisce mano a mano che il muscolo si contrae accorciandosi (esattamente l’opposto di una contrazione auxometrica).

Come accennato sopra, tali contrazioni non sono identificabili solo con gli elastici, ma anche con altri oggetti. Se per esempio eseguissi la panca piana e collegassi due catene all’estremità di un bilanciere, cosa accadrebbe durante l’esecuzione dell’esercizio? In fase eccentrica (quando il bilanciere scende verso il basso andando incontro al torace) le catene toccheranno il suolo e progressivamente ridurrebbero la loro resistenza. Viceversa quando spingerò l’asta e questa si allontanerà dal torace (in fase concentrica), la catena si staccherà sempre più dal suolo aumentando il carico. Ecco che i miei muscoli dovranno esercitare una resistenza sempre maggiore per vincere la forza progressiva della catena.

molle

Con le molle il principio è inverso all’elastico (quando si accorcia aumenta la tensione) ma comunque simile. Via via che la molla riduce la lunghezza aumenta la sua resistenza e per vincerla devo imprimere maggiore tensione su di essa. In buona sostanza e riassumendo, con elastici, catene e molle possiamo ottenere contrazioni auxotoniche.

Un altro ragionamento si può fare sul ruolo fisioterapico degli elastici e in generale delle contrazioni auxometriche. Il fatto di aumentare la resistenza nel momento in cui il muscolo si accorcia, le rendono interessanti se analizziamo e ragioniamo sul fatto che in questa condizione l’articolazione lavora in un ROM meno pericoloso. Manteniamo l’esempio della panca piana; la spalla soffre maggiormente quando il bilanciere si trova giù, oppure su? Indubbiamente quando si trova giù, pertanto in quel punto l’uso di catene o elastici significherebbe una bassa tensione. Mano a mano che salgo e la spalla aumenta la sua “stabilità” la resistenza aumenta, rendendo dunque l’esercizio più intenso ma anche più sicuro a livello articolare. Questo ragionamento lo possiamo estendere a qualsiasi esercizio ed ecco spiegato il fatto che nelle prime fasi di riabilitazione si prediligano gli elastici ad altre tipologie di oggetti. In merito a questi strumenti chiamati anche loop, possiamo trovare in commercio diversi tipi di articoli, da quelli a resistenza bassa, media o alta ma anche con lunghezze diverse poiché non possiamo pensare di utilizzare gli stessi in tutti gli esercizi. Giusto per fare un esempio per i distretti inferiori devo preventivare elastici più lunghi rispetto a quelli per gli arti superiori. In ogni caso occorre valutare le diverse lunghezze da scegliere in funzione degli esercizi che intendo eseguire con questi oggetti tanto interessanti.

Data l’applicazione frequente dello strumento elastico nel campo riabilitativo ho strutturato un interessante allenamento per la riabilitazione funzionale della spalla periodizzato in 4 settimane.

 

tabella contrazioni

Un ultimo ragionamento lo facciamo, domandandoci se questo tipo di contrazioni aumenti o meno la produzione di acido lattico all’interno del muscolo. La risposta è da ricercare nel tempo sotto tensione (T.U.T.). Se dunque utilizzo un elastico sufficientemente “forte” per la mia condizione fisica ed eseguo una serie che mi permette di sfruttare il sistema anaerobico lattacido, produrro’ un accumulo di lattato né più né meno di altri tipi di contrazioni. Ricordo che la produzione e accumulo di acido lattico è legata sostanzialmente al tempo sotto tensione della fibra muscolare. Quando questa viene attivata per tempistiche comprese tra 5 e 120 secondi (più o meno) vengono prevalentemente utilizzati i carboidrati come substrato energetico (carburante) e così facendo viene prodotto acido lattico. Se poi il recupero tra le serie risulta incompleto (meno di 2 minuti) questo tende ad accumularsi facendoci percepire muscoli gonfi, vascolarizzati e via via sempre più affaticati. La produzione di lattato abbassa poi il ph del sangue e questo evento stimola l’ipofisi anteriore a produrre l’ormone della crescita (GH). Tale ormone risulta essenziale per l’ipertrofia e dunque per il potenziamento di aree deboli o a cui vogliamo dare maggiore sviluppo. Ciò risulta cruciale non solo per fini prettamente estetici ma anche per il recupero funzionale di aree che si sono indebolite in seguito a traumi con eventuale uso prolungato di gessi/tutori e che ci hanno costretti ad inattività.

 

Pubblicato in Performance n. 3 - 2019

DUE DOCENTI A CONFRONTO, DUE SCHEDE REALIZZATE A DUE MANI PER DUE GRUPPI MUSCOLARI DI IMPORTANTE CONFLITTO ESTETICO

a cura di Fabio
CIRCUITO PER GLI ADDDOMINALI

L’addome è certamente area di comune interesse nei due sessi e lo sviluppo della zona “Pivot” (Centrale) è dunque richiesto sia nelle donne che negli uomini. Ho usato un termine tecnico a cui possiamo aggiungerne un secondo: “Core” per identificare questa zona critica. Ma qual è la sua funzione? Bhè, giusto per cominciare gioca un ruolo importante per la salute dalla colonna vertebrale, cosa non da poco. Inoltre è un punto di smistamento di forze tra distretti inferiori e superiori. Questo aspetto cruciale lo enfatizziamo nei nostri corsi di Preparatore Atletico perché negli sport risulta “funzionale” avere una forte zona pivot. Cosa cambia rispetto a coloro che lo allenano al solo scopo estetico? Semplice! In questo caso occorre abbinare la giusta alimentazione affinché gli addominali vengano messi in risalto. E allora prima di pensare al nostro circuito da urlo per il potenziamento muscolare, la domanda è quale sia la soluzione migliore per ridurre la percentuale di grasso. Per ottenere ottimale definizione il mio consiglio è fare ciò che vi piace. Amate le arti marziali, vi piace la ghisa, correre, ballare? Ogni disciplina eseguita con passione vi permetterà di essere costanti e questo significa in altre parole, risultati! Vi ricordo che il corpo umano consuma grasso in tre modi: durante l’allenamento se questo è di tipo aerobico (intensità medio-bassa), nel post allenamento se questo è di intensità alta (anaerobico). La terza possibilità, pur non facendo attività fisica è quella di assumere meno calorie rispetto a quelle che si bruciano nell’arco delle 24 ore. Bene, detto ciò, per quanto concerne invece i muscoli del vostro Core vi proporrò un circuito che potrà suonarvi strano. Come potrete notare ho abbinato esercizi “non convenzionali” per la famigerata tartaruga ai classici “Old school”. Il motivo è che l’addome lavora tantissimo (probabilmente di più e meglio) con esercizi sistemici (tutto il corpo) piuttosto che di isolamento. Pensate per esempio a quanto quest’area venga messa sotto stress negli esercizi in cui il bilanciere si trova sopra la testa, comunemente detti Over Head (nel nostro circuito squat e affondi). Infatti quando l’oggetto è distante dal centro del corpo occorre maggiore lavoro per stabilizzarlo attivando maggiormente il Core. Eseguite un giro senza pause, riposate 1 minuto e fate 5 serie e…. Buona tartaruga a tutti!

tabella pani


a cura di Mattia Ravagli
L'ALLENAMENTO DEI GLUTEI

A livello estetico, sia maschile che femminile, i glutei hanno un'importanza fondamentale, infatti è molto frequente che un utente ci chieda un allenamento specifico per questo settore, dobbiamo rimarcare che invece è molto sottovalutata l’importanza posturale e prestativa di questi tre muscoli (Grande Gluteo, Medio Gluteo e Piccolo Gluteo). Un buon tono muscolare dei glutei è molto apprezzato sia nell uomo che nella donna, un ipertrofia dello stesso in passato veniva richiesto esclusivamente dall’utenza maschile mentre già da qualche anno anche la popolazione femminile spesso apprezza un aumento volumetrico del lato B. A livello posturale questi muscoli hanno una funzione fondamentale stabilizzando il bacino ed essendo retroversori dell’anca riducono la lordosi lombare, da ricordare che il grande gluteo è il muscolo più grosso del corpo umano e di conseguenza il più potente essendo costituito prevalentemente (il 50% circa) da fibre di tipo 2. La principale funzione di questi muscoli è l’estensione dell’anca, le altre azioni di questi muscoli sono: per il grande gluteo extrarotazione del femore e, principalmente grazie alle fibre inferiori, l’adduzione; a contrario le fibre superiori l’abducono. Il medio gluteo è il principale abduttore del femore, le fibre anteriori lo intraruotano mentre le posteriori lo extraruotano, il piccolo gluteo (essendo il più profondo) compie varie azioni ma principalmente è un abduttore. Visto le caratteristiche di questo settore muscolare sarà fondamentale Preaffaticarlo con tecniche mirate per poi Isolarlo con i giusti esercizi che ne rispettino l’azione muscolare, soprattutto sarà fondamentale utilizzare Esercizi Base con Carichi Pesanti per sovraccaricare le fibre che maggiormente lo compongono, appunto quelle di tipo 2. Prima di capire come possiamo modellare quest’area bisogna ricordare che se i glutei sono ricoperti da un eccesso di massa grassa (anche minimo) non c’è esercizio o allenamento che potrà migliorala, ovviamente quando si parla di dimagrimento bisogna prima di tutto curare l’alimentazione e l’allenamento nella sua totalità… Nel caso di carente mobilità articolare (soprattutto dell’anca) l’esecuzione di certi esercizi non sarà ottimale e si rischia di non reclutare al meglio la catena posteriore (grande gluteo in primis) a favore della catena anteriore (soprattutto il quadricipite), per evitare questa frequente condizione si dovrà quindi migliorare la mobilità articolare con esercizi specifici e di stretching. Per aumentare il tono di questo distretto muscolare prevalentemente composto da fibre bianche saranno molto utili carichi pesanti, un esecuzione Esplosiva in fase Concentrica, Peak Contraction e Tenute Isometriche. L’allenamento specifico proposto può considerarsi efficace per entrambi i sessi ma ovviamente potrà essere adattata in base al soggetto a cui la si propone considerando, tra i vari fattori, il livello di esperienza dell’utente.

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Pubblicato in Performance n. 3 - 2019

Il valore aggiunto della nostra professione di educatori del movimento

Un articolo che nasce dal cuore come tributo a tutti quegli eventi a sfondo solidale che regalano un sogno; un tributo a tutti gli operatori che lavorano dietro le quinte, dagli organizzatori ai volontari, dai preparatori atletici a tutti gli istruttori ed educatori dediti alla postura e al benessere. Perché lo sport è di tutti, nessuno escluso!

Uno di questi eventi intitolato NICO RUN mi ha vista protagonista tra i volontari, insieme a tutti i collaboratori della squadra dilettantistica Domani Arriva Sempre (D.A.S.) di Cervia. Un gruppo di persone che più che una squadra sportiva rappresenta una vera e propria filosofia sportiva e di vita il cui intento è di trasferire il vero senso dell'attività sportiva fatta di rapporti umani, semplicità, allegria ed uguaglianza. Ed è stato proprio il potere di questa filosofia a raggruppare nell'ultima meravigliosa, assolata domenica di settembre più di 900 iscritti, uomini, donne, bambini, amici a 4 zampe, ma soprattutto loro i disabili (in carrozzina o non vedenti assistiti dai loro cani) che hanno accompagnato Niccolò (per gli amici Nico) in una camminata ludico motoria, non competitiva, solidale per raccogliere fondi destinati all'acquisto di un esoscheletro per la riabilitazione robotica degli arti superiori, l’Armeo®Spring, da donare al reparto riabilitativo dell’ospedale “G. Marconi” di Cesenatico, per completare la dotazione che comprende un esoscheletro per la riabilitazione degli arti inferiori.
Non un giorno qualunque, ma il 29 settembre, giorno in cui Niccolò, nell'anno 2016, dopo 5 mesi dal suo incidente stradale, si risvegliò e pronunciò le sue prime parole.

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Ecco è da qui che voglio partire, da quel sentimento di fierezza e orgoglio, vissuto personalmente con il mio piccolo contributo, che alimenta ed esalta il nostro ruolo di educatori posturali, rieducatori del movimento, preparatori atletici e personal trainer che, tra i tanti clienti normodotati, possono avere la grande fortuna di incontrare nel proprio cammino professionale, come è appunto successo a me, persone disabili che in noi ritrovano la voglia di vivere, di superare quei limiti reali, non fittizi, per rincorrere il sogno di tornare a sorridere gioiosamente, camminare, correre, saltare, per condividere la loro personalità e per combattere la solitudine interiore ed i loro momenti di sconforto. E' proprio allenando queste disabilità a divenire “nuove abilità” che si racchiude l'essenza della nostra professione dove le nostre competenze, insieme alle nostre qualità di coaching, diverranno le uniche artefici dei loro successi e delle loro conquiste.

Da una citazione della “Carta Internazionale per l’Educazione Fisica e lo Sport” (21 Novembre 1978) si evince che: “La continuità dell’attività fisica e della pratica dello sport devono essere assicurate per tutta la vita, per mezzo di un’educazione permanente, globale e democratizzata, per favorire la piena integrazione di ciascuno all’interno della società”. Lo sport ha, dunque, un alto valore educativo quando pone al centro l’Uomo e le sue potenzialità. Tuttavia la società in cui viviamo può indurci a credere che il valore dello sport si misuri nel prevalere nei confronti degli altri. Ma questo è un concetto assolutamente travisato di sport, come afferma non a caso Alex Zanardi, un grande atleta, prima normodotato ed oggi disabile, che proprio a Cervia nell'ultima edizione del IRON MAN ha realizzato il record mondiale per la sua categoria, dimostrando che l'unico avversario è il proprio limite, talvolta fisico, il più delle volte mentale, e che la vittoria risiede nel tentare senza alcuna riserva, convinti di aver dato il massimo di sé: “ognuno di noi ha un proprio potenziale, possiede un mazzo di carte che il destino ci ha dato in dote e che attraverso l’allenamento e la preparazione migliora, ma quando la gara inizia, quando si gioca, dobbiamo essere consci del fatto che l’obiettivo è fare il nostro meglio, non ottenere il miglior risultato assoluto”.

Questo pensiero rappresenta la filosofia di vita di un vero educatore del movimento e del benessere fisico: essere certi di aver operato applicando tutte le conoscenze in nostro possesso per assecondare l'essenza sportiva di ogni individuo diversamente abile. Dal primo momento in cui il disabile lotta per superare i suoi limiti è già un campione sportivo che affronta ogni giorno il dolore, la fatica, l'impegno e il sacrificio. Di fronte a questi veri atleti si può solo dire “chapeau”, e non per l’esempio che rappresentano, ma perché dal loro punto di partenza hanno un lungo percorso, una distanza immensa che step by step li condurrà ad ottenere sempre risultati di altissimo livello. Il disabile convive con pesanti modificazioni della propriocezione, della esterocezione, delle sensazioni relative al dolore/piacere e il nostro ruolo di “riprogrammatori del movimento”, attraverso l’educazione psicomotoria e la pratica sportiva, sarà fondamentale per far loro sperimentare una nuova integrazione Mente/Corpo. Assisteremo in tal senso al loro miglioramento:
- sul piano cognitivo attraverso la conoscenza del proprio corpo, dello spazio, del tempo e della velocità;
- sul piano fisico aumentando la forza muscolare, la capacità di equilibrio, la coordinazione motoria, imparando a superare la fatica (uno dei primi importanti ostacoli per la riabilitazione);
- sul piano sportivo acquisendo conoscenze tecniche delle varie discipline sportive, incentivando la comunicazione interpersonale e la collaborazione (anche attraverso il gioco di squadra), rispettando le norme condivise;
- sul piano psicologico producendo uno stato di soddisfazione generale che conduce al contenimento degli stati emotivi, incrementando la capacità di autocontrollo;
- sul piano socio-educativo aumentando la propria autonomia, spronando all’impegno durante gli allenamenti e al rispetto dell’avversario, insegnando il coraggio, promuovendo la lealtà; favorendo la socializzazione, l’aggregazione, integrazione, superando così paure, pregiudizi e isolamento.

Esiste un' unica regola con la quale svolgere il nostro impegno di rieducatori verso la realizzazione di questi nobili obiettivi, vale a dire utilizzare lo sport come strumento che sia in funzione del soggetto e non viceversa, e questa regola vale per i soggetti normodotati e ancor di più per le persone “meno abili”.

Nel rispetto di questa mission ogni allenamento, che sia esso rivolto al disabile o al normodotato, si trasformerà in un evento, con un punto di partenza ben definito e un traguardo certo da raggiungere; ogni seduta di riabilitazione sarà una vera e propria gara sportiva, una competizione in cui i veri vincitori saranno due: il trainer che affronta fino in fondo l'impegno rieducativo dando il massimo del suo potenziale e vivendo la grande emozione di aver contribuito alla rinascita del proprio “atleta”, e naturalmente l'atleta stesso che che vive fino in fondo il sacrificio, imparando ad accettare quei suoi limiti, fisici e psicologici, che in realtà sono presenti, seppure in misura diversa, in ognuno di noi!

Un grazie a tutti i campioni come Niccolò che abbiamo incontrato fino a do oggi e a tutti quelli che avremo l'onore di incontrare nel nostro futuro di professionisti e di uomini!

“Colui che vince gli altri è potente, chi vince sé stesso è forte!” (Lao Tzu)

La sintesi di tutto ciò è che il vero vincitore in una competizione è colui che vive fino in fondo la gara sportiva, imparando anche ad accettare i limiti del proprio corpo, limiti presenti in ciascuno di noi, seppur in misura diversa, disabili e normodotati.

“Che io possa vincere, ma se non riuscissi, che io possa tentare con tutte le mie forze” (Eunice Kennedy Shriver, fondatrice delle Special Olympics)

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Martedì, 09 July 2019 17:15

Le origini del metodo Tabata

L'IDEA CHE HA DATO VITA AD UNO DEGLI ALLENAMENTI H.I.I.T. PIÙ GETTONATI NEL MONDO DEL FITNESS

Il dott. Izumi Tabata ha ideato e attribuito il proprio nome ad una variante dell'allenamento a intervalli ad alta intensità tra le più utilizzate degli ultimi tempi. La sua ricerca scientifica raggiunse risultati sorprendenti che rivelarono importantissime conclusioni. Facciamo un salto nel 1996 e andiamo ad esplorare le caratteristiche del suo caso studio.

L'applicazione della metodologia Tabata prevede l'alternanza di fasi ad alta intensità e fasi a bassa intensità con un passaggio continuo ed alternato dal metabolismo aerobico a quello anaerobico. Durante il suo esperimento pratico il dott. Tabata mise due gruppi di atleti a confronto per un periodo di 6 settimane successive con l'obiettivo di conseguire un miglioramento delle loro performance aerobiche e anaerobiche valutando i valori delle misurazioni fatte all'inizio con quelle risultanti alla fine del periodo di allenamento.

Il protocollo del primo gruppo prevedeva:
- 1 ora di pedalata su cicloergometro al 70 % del proprioVO2max; dunque ad una intensità moderata, in un range puramente aerobico e senza alcuna forzatura del ritmo di spinta.

Il protocollo del secondo gruppo invece venne così strutturato:
- 4 minuti di lavoro corrispondenti ad 8 cicli suddivisi in 20 secondi ad altissima intensità alternati a 10 secondi di recupero.

Al termine delle 6 settimane di allenamento il confronto delle misurazioni delle capacità aerobiche e anaerobiche di tutti i soggetti fatte all'inizio ha portato a dei risultati davvero inattesi soprattutto per il secondo gruppo.
Il gruppo di allenamento ad intensità costante non riportò alcun miglioramento della capacità anaerobica, al contrario la capacità aerobica ebbe un naturale e prevedibile miglioramento del 9,5%. Il secondo gruppo ad intensità intervallata riportò un sorprendente miglioramento della capacità anaerobica, circa del 28% al quale si affiancò un miglioramento della capacità aerobica del 14%, di gran lunga superiore al primo gruppo!

Sulla base di questi incredibili risultati il metodo Tabata si è diffuso ben presto come strategia di allenamento che si può applicare, grazie alle sue numerose varianti, a strumenti ed obiettivi diversi. Dal corpo libero ai sovraccarichi convenzionali, dalle macchine cardio alle attrezzature funzionali, quali kettlebell, barbell ed altri, il Tabata si identifica come allenamento finalizzato a prestazioni sportive, mediante gesti tecnici specifici, ma anche ad allenamenti di fitness e funzionali ad lata intensità, mediante altre varianti adattate ai soggetti non atleti, ma comunque con un buon stato di forma data la sua alta richiesta energetica.

Alla luce di quanto analizzato fino a questo punto, possiamo concludere che il Tabata consente di ottimizzare i tempi dell'allenamento ottenendo nel breve tempo risultati importanti che vanno dall'incrementi della forza alla resistenza, dalla flessibilità alla perdita di massa grassa, fino ad un risveglio ed incremento del metabolismo basale.  

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Oggi la docente FIF Melissa Roda, ci mostra qualche esercizio da fare con i vostri piccoli allievi. Si tratta di un allenamento a circuito, HTC (Human Timing Circuit) ed è consigliato per bambini dai 5 ai 10 anni.

- Durata di ogni round stabilita dalla velocità dei 2 bambini nella stazione "TARGET " Scivolamento su flow tonic da seduto (equilibrio) e trascinamento (capacità coordinativa speciale DIFFERENZIAZIONE, dosare velocità e forza per il trascinamento, massimo controllo di un gesto complesso per un bambino) per il compagno da spot a spot per poi invertire i ruoli. Da un minimo di 2 round a un massimo di 6 round.
- STAZIONE 1: con ELASTIC BAND (Floor slam) ● Imput correttivo un gesto forte e preciso verso il pavimento fra i due piedi.
- STAZIONE 2: ACROBATICA Ruota+Rollata corpo esteso ● Imput Correttivo: Braccia lunghe e forti.
- STAZIONE 3: TARGET
- STAZIONE 4: L'ARRAMPICATA (schema motorio di base locomotore) Ricercare la simultaneità dei 2 bambini nel gesto, ascolto il ritmo del mio compagno.
- STAZIONE 5: IL DONDOLO (programma Baby Fitness 5/7 anni) Mantengo mezzo roll sopra la testa posizione braccia a V estese.(core) ● Imput correttivo: schiena lunga e ogni volta che torno posiziono piedi a terra e controllo la posizione del mezzo roll.

 


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Il 26 aprile i ragazzi della classe IV A del liceo Scientifico Sportivo “Almerici” di Cesena hanno conseguito il diploma di “Istruttore di Fitness, Body Building e preparatore atletico di primo livello” della Federazione Italiana Fitness, riconosciuto dall’Ente di promozione sportiva ASI/CONI.

Si tratta di un traguardo importante, raggiunto nell’ambito di un progetto formativo pensato e promosso dalla Federazione Italiana Fitness con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni allo sport, al benessere e alla salute, formando le future figure tecniche nelle varie discipline del fitness.

Proposto per la prima volta durante l’anno scolastico 2015/16, il progetto FIF vede per la seconda volta una classe di studenti raggiungere l’agognato Diploma, dopo un triennio di formazione composto da moduli annuali di 12 ore, tra lezioni teoriche e pratiche.

Durante il percorso gli studenti sono stati seguiti dal tecnico ed esaminatore federale Mattia Ravagli, mentre a livello scolastico il coordinamento è stato coadiuvato dalla professoressa Manuela Amaducci, responsabile per le Scienze Motorie, e dal professor Maurizio Camaeti, docente di discipline sportive.

A tutti i ragazzi vanno le più sentite congratulazioni da parte della FIF oltre a uno speciale ringraziamento all’Istituto “Almerici” che ha creduto al progetto.  

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Mercoledì, 17 April 2019 16:53

Il caffè e l'attività sportiva

Principali effetti positivi della caffeina sulle prestazioni sportive

Caffè e sport è un connubio perfetto per chi desidera migliorare la propria performance sportiva. La parola chiave è “moderatezza”! Infatti il giusto utilizzo della caffeina tende ad aumentare le prestazioni sportive. E' risaputo che la caffeina stimola in principal modo i processi del sistema nervoso centrale, riducendo la percezione della fatica e stimolando una migliore attivazione dei motoneuroni attraverso la quale garantisce una maggiore resistenza durante la performance sportiva.

E' interessante scoprire quali altri importanti benefici derivano dal consumo di caffè prima e dopo la propria seduta di allenamento. A livello cerebrale le caratteristiche della caffeina agiscono su un miglioramento della capacità mentale. Una ricerca del Journal of Strength & Conditioning Research ha spiegato che bere caffè prima di un intenso esercizio fisico può migliorare la concentrazione, in particolar modo se il soggetto non ha dormito abbastanza durante la notte precedente. Bere caffè prima di allenarsi ha un effetto di rilievo sulla micro-circolazione apportando un aumento del 30% del flusso sanguigno nell'arco di tempo di 75 minuti (studio dei ricercatori dell'Università giapponese di Ryukyus). Questo beneficio si traduce a sua volta in un più efficiente trasporto di ossigeno ai muscoli che dunque ritarda la percezione del senso di fatica e aumenta la resistenza.

Secondo uno studio del prof. R. Moti dell'Università dell'Illinois, bere caffè prima dell'allenamento abbassa il livello di dolore muscolare percepito, teorizzando che il dolore durante esercizio non mostra effetti di tolleranza alla caffeina.

Un altro grande vantaggio del bere caffè, in questo caso dopo l'allenamento, consiste nella conservazione dell'ATP, il nostro carburante muscolare. Uno studio condotto dal Journal of Applied Physiology ha infatti rilevato che gli atleti che si allenano quotidianamente e consumano una combinazione di caffeina / carboidrati post-allenamento, possono riscontrare un aumento del 66% in più di glicogeno muscolare quattro ore dopo un intenso esercizio rispetto a quelli che mangiano carboidrati puri. Alla conservazione del carburante si aggiunge poi una dimostrata capacità del caffè di nutrire i muscoli contrastando gli effetti dell'invecchiamento cellulare; i risultati più significativi sono stati riscontrati nel diaframma, il muscolo centrale utilizzato per la respirazione e quindi per l’assunzione di ossigeno.

Concludendo possiamo affermare che nel rispetto della conditio sine qua non “moderatezza”, bere caffè apporta importanti benefici sia mentali che fisici che possono a loro volta migliorare il nostro allenamento e aiutarci a raggiungere con più successo i nostri obiettivi. 

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L'auricologia rappresenta una delle metodiche di trattamento più efficaci. Si tratta di un metodo per ristabilire una condizione di benessere più ampio rispetto ad un classico metodo di cura; di fatto serve ad aumentare l'energia e ristabilire l'equilibrio psico-fisico dell'essere umano. L'attuazione di semplici massaggi, pressioni, stimolazioni di vario tipo su alcuni punti del padiglione auricolare si possono regolare le differenti funzioni bioenergetiche e funzionali dell'organismo.

Oltre ai dolori e alle contratture muscolari i campi di intervento dell'auricologia per i quali risultano le maggiori evidenze cliniche di successo sono: condizioni emotive (ansia e tensione), insonnia dipendenze da farmaci, droghe o sostanze nocive, quali fumo e alcool e non ultimi per importanza i disturbi del comportamento alimentare.

La grande efficacia della metodica sta nella vicinanza dei nervi auricolari incaricati di trasmettere lo stimolo al cervello che garantisce una risposta immediata e senza interferenze. Un concetto interessante ed innovativo è quello del “orecchio parlante” attraverso il quale si intende che l'orecchio ci parla del nostro stato di salute con un linguaggio ricco di segni che sono classificabili sia secondo parametri della medicina tradizionale , sia secondo fondamenti della medicina cinese. Di particolare interesse risulta la classificazione dell'orecchio, se di tipo Legno, Fuoco, Terra, Metallo o Acqua in base alla sua forma, consistenza, colore e direzione in riferimento alla teoria dei 5 elementi. Questa classificazione assume un ruolo importante per l'operatore permettendogli di individuare la frequenza e la modalità di stimolazione più adeguata. Quindi non più solo stimolazione con l'agopuntura o con il posizionamento di semi di vaccaria, ma da oggi largo spazio all'utilizzo di oli essenziali, fiori di Bach, penne cromatiche, impulsi enerhetici e semi e legumi che in base alla qualità energetica sono in grado di interagire con l'organismo, inviando stimoli energetici che ristabiliscono l'equilibrio.

L'orecchio, dunque, ci parla e ci racconta la storia di una persona: è possibile leggere dove nasce il dolore e quali strumenti adoperare per portare sollievo. Questa è la visione dell' Auricoloterapia moderna secondo la quale un'azione energetica portata in un punto o in una zona specifica, vada a risuonare a livello di tutto il sistema organico. Una meravigliosa immagine che rappresenta questa intuitiva visione fu realizzata nel 1952 dal medico francese Paul Nogier, padre della moderna Auricologia, sovrapponendo alla forma dell'orecchio un feto capovolto: la sua testa nel lobo, i visceri nella parte centrale della conca e i piedi nella parte alta della fossa scafoide. Una immagine primordiale da cui origina l'attuale mappatura auricolare. 

orecchio

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