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L'Università
SI APRE AL FITNESS

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di Roberta Bezzi


AL VIA, IN COLLABORAZIONE CON F.I.F., IL 1º CORSO DI ALTA SPECIALIZZAZIONE IN FUNCTIONAL TRAINING.

La professoressa Elvira Padua apre le “porte” dell'Università telematica San Raffaele di Roma dove studia un numero crescente di sportivi.

Crede fortemente nella necessità di creare punti di congiunzione tra la teoria e la pratica e nell'importanza di avvicinare l'università e la ricerca al mondo del lavoro, per consentire agli studenti e ai futuri laureati basi di avere solide per il loro futuro, la professoressa Elvira Padua, coordinatrice didattica del corso di studi triennale di Scienze Motorie dell'Università telematica San Raffaele di Roma. Anche a lei si deve la maggiore apertura dell'università verso l'esterno, nei confronti sia di palestre sia di enti e istituzioni come la Federazione Italiana Fitness, con cui già dallo scorso anno è stato siglato un accordo per la promozione del corso universitario di alta specializzazione in Functional Training Specialist.

Professoressa Elvira Padua, qual è stato – in breve – il suo percorso formativo nel settore?
«Dopo aver conseguito il diploma Isef all'Istituto superiore di Educazione fisica di Roma, quello del vecchio ordinamento per intenderci, ho fatto l'anno integrativo all'Università di Roma Tor Vergata per laurearmi in Scienze Motorie. Dal 2002, ho iniziato a svolgere attività accademica prima in qualità di dottoranda, poi “assegnista di ricerca” e infine come ricercatrice e titolare di vari insegnamenti per i corsi di laurea in Scienze Motorie di “Teoria e metodologia delle attività motorie”, “Valutazione obiettiva del comportamento neuromuscolare”all'Università Tor Vergata».

È corretto dire che si è innamorata dello sport e della ricerca grazie al professor Carmelo Bosco, considerato il più importante ricercatore italiano – non medico – nella Scienza dello sport, con cui ha a lungo collaborato?
«Sì. L'ho conosciuto all'Università Tor Vergata dove dal 2002 ho intrapreso il mio dottorato di ricerca. Lui stava studiando l’allenamento delle vibrazioni meccaniche e le diverse applicazioni in ambito sportivo e non. La mia tesi si è concentrata proprio su tale tematica e, successivamente, ho portato avanti gli studi sugli adattamenti fisiologici e neuromuscolari indotti dall’allenamento, anche stimoli prodotti da vibrazioni, in diverse tipologie di soggetti caratterizzati da condizioni ambientali differenti. Il nome di Bosco è legato all'invenzione di apparecchiature note in tutto il mondo per la genialità e semplicità di impiego. Chi si occupa di scienze motorie e di sport, non può non conoscere l'Ergo Jump e il Muscle-Lab (Bosco-System), che sono ormai diventati strumenti indispensabili per la valutazione delle capacità muscolari e quindi anche per la metodologia dell'allenamento sportivo. Il Muscle-Lab è stato adottato dalla Nasa per studi di fisiologia sugli astronauti. Lavorare a stretto contatto con lui, anche se per poco perché è venuto a mancare dopo qualche anno, mi ha molto arricchita».

Dopo la ricerca e l'insegnamento a Tor Vergata, è diventata coordinatrice del corso di Scienze Motorie dell'Università telematica San Raffaele di Roma. A chi si rivolge questo percorso?
«Il mondo dello sport è stato spesso caotico per la mancanza di normative, anche se di recente qualche passo avanti è stato compiuto. A un certo punto, ci si è accorti che c'era tanta gente che veniva dalla pratica e dall'esperienza professionale, ma con evidenti lacune teoriche. D'altra parte, volendo estremizzare il concetto, se uno per anni fa il campione olimpionico, ha ben poco tempo per studiare anche sui libri. In tal senso, dunque, l'università telematica può essere un ottimo strumento per acquisire la giusta completezza fra teoria e pratica».

Quali sono i più recenti orientamenti da parte del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca?
«Il più rilevante riguarda l'apertura dell'università al mondo del lavoro, per offrire sempre maggiore professionalità. Motivo per cui abbiamo avviato collaborazioni con palestre, enti e istituzioni per offrire agli studenti un percorso più specifico. Durante l'anno, alla normale attività accademica, affianchiamo sotto forma di full immersion lezioni in presenza e laboratori esperienziali, sviluppando pertanto una didattica interattiva per favorire la riflessione e la crescita dei nostri studenti, che in molti casi sono già dei professionisti».

Quanti e quali studenti avete e che tipo di percorso universitario proponete?
«Gli studenti iscritti a Scienze Motorie sono un numero che cresce di anno in anno. Dopo la laurea triennale, si può scegliere di proseguire per la Magistrale in Scienze Motorie o in Scienze delle Nutrizione, ma ci sono anche diversi percorsi di formazione di alta specializzazione come quello in Functional Training Specialist con la Federazione Italiana Fitness. Come detto, i nostri studenti sono soprattutto atleti e persone del mondo dello sport. C'è da dire però che, a seguito della forte crisi economica di questi ultimi anni, è aumentato il numero di giovani diplomati e studenti neofiti. A questi ultimi, in particolare, si rivolge il nostro tutoraggio di base e disciplinare».

Quanto “aiuta” il fatto di essere una università telematica?
«Molto. Studiare senza la necessità di spostarsi è un bel vantaggio per chi abita lontano dalla nostra sede o per chi deve districarsi durante la giornata fra i mille impegni professionali. La nostra università è sempre stata molto attenta a queste mutate esigenze dell'utenza ed è in continua evoluzione. Ecco perché nel tempo sono aumentate le attività interattive che consentono di studiare come se si fosse in presenza. Ma la più grande soddisfazione è quella di dare “giustizia accademica” a chi già lavora».

Lei crede molto nella comunicazione, al punto da ritenere che i tecnici dovrebbero parlare un linguaggio comune. Può spiegare meglio questo concetto?
«In un mondo che si sta globalizzando commercialmente, è molto importante parlare e scrivere lo stesso linguaggio. Nell'ambito tecnico e sportivo, tanti termini sono tradotti dall’inglese e a volte si creano fraintendimenti. Per esempio, si fa spesso confusione fra flessione e piegamento il che rileva una certa ignoranza, cosa grave se si considera che si ottiene una risposta diversa. Occorre quindi molto lavorare per arrivare a una terminologia tecnica corretta tenendo conto che c'è sempre una parte descrittiva, quella correlata alla scrittura che serve per farsi capire, e una parte applicativa, quando si guarda e si esegue di conseguenza. Chiaramente la parte applicativa è più semplice e intuitiva, mentre quella descrittiva richiede una grande attenzione e l'uso di espressioni adeguate».

Quanto conta la comunicazione nel fitness e nello sport in generale?
«Tantissimo. Così come il fare divulgazione e qui si torna al punto di partenza: è necessario usare termini giusti e corretti. Tra accademici parliamo un linguaggio preciso, ma appena si va sui social media si legge di tutto e di più ed è fuorviante, considerando l'impatto che hanno sui giovani».

Tornando a parlare di studenti, chi sono quelli più motivati e quelli invece meno?
«In genere, chi già lavora, è molto motivato e – sapendo di fare dei sacrifici – cerca di sfruttare al meglio tutte le opportunità. Un atteggiamento di grande umiltà che denota inoltre la volontà di mettersi in gioco e di sperimentare. A differenza delle università statali, per lo più frequentate da giovani diplomati che ancora vivono in famiglia e quindi non autonomi dal punto di vista economico, qui chi si iscrive, lo fa per scelta e non ha tempo da perdere. C'è poi da dire che tra gli iscritti abbiamo sportivi provenienti un po' da tutte le discipline.

Avrete dunque un tasso di abbandono molto basso?
«Sì. Il nostro obiettivo è stabilire per ogni iscritto un percorso di studio adatto alle proprie esigenze, offrendo inoltre i giusti stimoli a livello motivazionale. Molto prima di arrivare a un abbandono, già quando uno studente salta un appello di esami, cerchiamo di capire quali difficoltà sta incontrando. In tal senso, scegliere una università telematica come la nostra offre tante potenzialità».

Un obiettivo per il futuro?
«Unire maggiormente la ricerca al mondo del lavoro».