Svetlana  Zakharova, la leggerezza della danza

 

La ballerina ucraina è la punta di diamante nel panorama della danza classica

 

di Roberta Bezzi

 

Capelli sciolti, vestitino sulle ginocchia, aria brillante e volto sempre sorridente. Appare così, aggraziata ed elegante, l’étoile Svetlana Zakharova, alla presentazione del primo lavoro editoriale “Svetlana Zakharova” nel foyer del Teatro San Carlo di Napoli. Il libro, edito da Lime in versione multilingue, è ricco di immagini realizzate dal fotografo Pierluigi Abbondanza. Di lei, un altro grande della danza come Michail Baryshnikov, ha detto: “Se Dio avesse pensato alla danza, avrebbe creato Svetlana Zakharova”. Di certo è che la danzatrice russa, ma di origine ucraina, è oggi la più richiesta al mondo, considerata all’unanimità una delle migliori interpreti del “Lago dei cigni” della storia. I successi sono arrivati presto. Stella sin da piccola all’Accademia Vaganova di San Pietroburgo, è passata nel 1996 al Balletto del Teatro Mariinskij, interpretando da subito i principali titoli del repertorio classico e contemporaneo. Dal 2003 la Zakharova lascia San Pietroburgo alla volta di Mosca, nel rassicurante quanto imponente Teatro Bolshoi, allargando a dismisura il proprio repertorio, toccando l’apice e girando il mondo più volte. Contestualmente alla presenza nei due teatri russi, la Zakharova sin dal 1999 è regolarmente guest artist nelle prestigiose compagnie di balletto a New York, Monaco di Baviera, Milano, Roma, Napoli, Parigi, Tokio, Amburgo, etc. Etoile con la valigia sempre in camerino, moglie del celebre violinista russo Vadim Repin, madre della piccola Ania, Svetlana Zakharova si è rivelata donna intimamente impegnata a primeggiare tanto in scena quanto a casa, occupandosi personalmente degli affetti più cari. 

Come si riesce a conciliare così tanti impegni professionali con la famiglia e la vita di tutti i giorni? 

«Ho la capacità di adattarmi a ogni situazione. Quando sono in sala, ad esempio, sono come un’allieva desiderosa di imparare il più possibile dal coreografo. Sul palcoscenico, invece, ci metto tutta la determinazione possibile per essere la migliore, riuscendo in ogni modo a far amare il balletto che interpreto a tutto il pubblico. Desidero fortemente, ogni volta, che il balletto non annoi nessuno, è un mio personale cruccio in tutte le rappresentazioni. Infine a casa con mia figlia e mio marito sono una donna premurosa come tante altre, determinate anche a casa quanto sul palco per primeggiare e rendere migliore la vita della mia famiglia. Tuttavia da un po’ di tempo a questa parte dedico energie anche per diverse fondazioni benefiche a vantaggio dei bambini più sfortunati». 

Com’è nata l’idea del progetto editoriale, nelle patinate pagine dello “Svetlana Zakharova”  ormai nelle librerie italiane e di tutto il mondo (ndr, di cui ora è attesa la seconda edizione)? 

«Conosco il fotografo Pierluigi Abbondanza da molto tempo. In verità mi ha sempre seguita dappertutto. Finché un giorno, dopo una chiacchierata, ci siamo detti perché non mettere ulteriormente a frutto tutto quel meraviglioso lavoro fotografico. Pierluigi aveva ormai un archivio delle mie rappresentazioni più significative così, insieme, abbiamo deciso di realizzarne un ordinato volume iconografico, a mo’ di rappresentazione visiva di quanto fatto in tutti questi anni di scena. Devo dire che ne è uscito un buon lavoro, soprattutto dal momento che se ne parla così tanto! Del resto questo è il primo libro che parla di me e ne sono soddisfatta. Così come è stato divertente introdurre le foto dei balletti rappresentati con una sinossi, sia della mia esperienza personale sia del libretto proposto. Da ora, cominceremo nuovamente ad archiviare le più belle, per realizzare un giorno magari il secondo tomo della mia vita artistica».

A più riprese ha dichiarato di non avere preferenze nel repertorio, di amarlo tutto indiscutibilmente. A Napoli, per esempio, ha già vestito i ruoli di Nikya, Kitry e Giselle, attraversando in lungo e in largo il repertorio classico. Insiste nell’affermazione di amare tutti i ruoli? 

«Amare tutti i ruoli del balletto significa amare la danza e la sua essenza, ovvero amare la ricaduta della propria personalità nel ruolo che si interpreta di volta in volta. Oggi sono Giselle e lo sarò fino alla notte dopo l’ultima replica. Dal mattino seguente sarò immersa anima e corpo nel libretto che andrò a rappresentare, senza lasciare spazio a contaminazioni di alcun genere. Ho danzato per la prima volta in carriera “Giselle” a soli diciassette anni. A distanza di anni è come se la interpretassi da debuttante ma con una consapevolezza maggiore per cui mi rigodo il personaggio, il libretto, la musica e tutto il resto. Però, di contro, rinuncio volentieri a una Giselle moderna alla Mats Ek privilegiandole decisamente la Giselle di Jean Coralli e Jules Perrot o titoli fedeli al repertorio classico dell’Ottocento. Pur avendo interpretato diverse coreografie di recente produzioni, mi sento ancora troppo legata al repertorio romantico, così non dimenticherò mai i video e le foto di Carla Fracci che, seppur dotata diversamente dalle étoile dei nostri giorni, quando entrava in scena catalizzava tutta l’attenzione su di sé».

Cosa vorrebbe che ereditassero da lei le giovani promesse della danza? 

«Il modo in cui ho vissuto la scuola di balletto. Suggerisco ai tanti allievi in giro per il mondo di lavorare sodo ogni giorno, di credere sempre in se stessi e, soprattutto, di credere ciecamente nel lavoro del proprio maestro. Lui, e solo lui, potrà indicare la migliore via per ogni allievo. A me è andata proprio così. L’importante è non credere mai che si smetta di imparare. Io stessa lavoro sei giorni su sette per almeno sei ore al giorno. Quando poi sono a ridosso di una prima, lavoro tutti i giorni, tutto il giorno! In secondo luogo consiglio l’umiltà. Ogni ballerino deve predicare umiltà e professionalità in ogni istante, proprio come l’italiano Roberto Bolle che, nonostante l’immenso successo, continua a essere un uomo umile e dedito al sacrificio». 

Cosa vede nel suo futuro, dopo il palcoscenico?

«Non nascondo che mi piacerebbe dirigere un grande teatro. Per quanto riguarda l’Italia, i miei preferiti sono senza dubbio il Teatro Alla Scala di Milano e il San Carlo di Napoli. In Russia invece ho una predilezione per il Bolshoi.  Per il momento però lo vedo come qualcosa di lontano, il mio posto è ancora sul palcoscenico davanti al pubblico che è sempre in grado di regalarmi grandi emozioni».

 

BREVE BIOGRAFIA

Nata a Lutsk in Ucraina, Svetlana Zakharova inizia a studiare danza, soprattutto folkloristica, in una scuola locale. A dieci anni è ammessa alla scuola coreografica di Kiev, dove segue gli insegnamenti di Valeria Sulegina. Nel 1995 partecipato al Concorso Internazionale per Giovani Ballerini di San Pietroburgo, ottenendo il secondo premio. In seguito continua la sua formazione all’Accademia  Vaganova di San Pietroburgo dove, invece di essere ammessa al secondo corso, entra subito al terzo. Ancora studentessa, interpreta il Regno delle Ombre in La bayadère, Maša in Lo schiaccianoci, la Regina delle Driadi in Don Chisciotte e La morte del cigno sul palcoscenico del Teatro Mariinskij. Nel giugno 1996 si diploma danzando il Chaikovsky pas de deux di Balanchine ed entra subito a far parte del Balletto del Teatro Mariinskij-Kirov. Un anno dopo arriva la nomina a Prima Ballerina. Il suo vasto repertorio al Kirov, costruito sotto la giuda di Olga Moiseeva, include i ruoli protagonisti in: Giselle, La Bella addormentata, Il lago dei cigni, La bayadère, Don Chisciotte, Il corsaro, Les SylphidesShéhérazade e Romeo e Giulietta (nella versione di Leonid Lavrovskij), L’histoire de Manon (Kenneth MacMillan), Etudes (Harald Lander) e molti altri. Con il Balletto del Teatro Mariinskij-Kirov prende parte a varie tournée e, dal 1999, è invitata come guest artist dalle maggiori compagnie di balletto del mondo, quali New York City Ballet, American Ballet Theatre, Balletto dell’Opéra di Parigi, Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, English National Ballet e New National Theatre Ballet a Tokyo. Nel 2004 debutta accanto a Roberto Bolle al Teatro San Carlo di Napoli nell’allestimento di La bayadère di Derek Deane (nel ruolo di Nikija). Dall’ottobre 2003 inizia a danzare come étoile con il Balletto del Bolshoi Mosca, dove prepara i suoi ruoli con Ljudmila Semenjanka. Il suo repertorio al Bolshoi comprende: Giselle nella versione di Vladimir Vasiliev, La fille du pharaon nella ricostruzione coreografica di Pierre Lacotte, Sogno di una notte di mezza estate di John Neumeier (sia nel ruolo di Ippolita sia in quello di Titania), Raymonda (Jurij Grigorovič), Carmen Suite (Alberto Alonso), Le corsaire nella versione di Alexei Ratmansky e Jurij Burlaka da Petipa, Spartacus (Grigorovič), Paquita (Burlaka), Don Chisciotte (Fadeečev). Il 9 aprile 2009 Francesco Ventriglia crea per lei lo spettacolo Zakharova Super Game, su musica di Emiliano Palmieri. Numerosi i premi conseguiti: Golden Sophit di San Pietroburgo nel 1998; due volte Zolotaja Maska (Maschera d’Oro), il più importante premio teatrale russo, per Serenade di Balanchine (1999) e per La Bella addormentata nella versione di Vikharev (2000); Liudi našego goroda (Gente della nostra città) premio speciale conferito dalla città di San Pietroburgo nella categoria balletto (2001); premio  Danza&Danza (2002); Benois de la danse per Sogno di una notte di mezza estate (2005). Il 6 giugno 2005 è stata eletta Artista Emerita della Russia. Come prima ballerina étoile ha esordito alla Scala con Il lago dei cigni che ha inaugurato la stagione 2007-2008.

 

©  Expression Dance Magazine - Dicembre 2015

 

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