UNA PROPAGANDA CONTRO IL BODY SHAMING OPPURE UNA CELEBRAZIONE DELL'ESSERE IN SOVRAPPESO?

Ancora una volta Nike si impone prepotentemente sul mercato dell'abbigliamento sportivo con un nuovo claim rivolto, secondo i suoi stessi ideatori pubblicitari, a promuovere la partecipazione sportiva delle donne di tutte le età con la caratteristica di essere “oversize”. Infatti nel reparto femminile del nuovo negozio di Londra, il Nike Town London a Oxford Street, il brand ha usato per la prima volta nella storia degli store sportivi manichini plus-size e paralimpici. Una forte azione di marketing alla vigilia di una importante stagione estiva per la pallavolo, il calcio, l'atletica e gli altri sport in rosa. Secondo le dichiarazioni della general manager e vice presidente Nike per il settore donna in Europa, Medio Oriente e Africa, Sarah Annah: “Non c'è dubbio che la scelta azzardata di NIKE sia un ulteriore impegno per ispirare ed essere al servizio delle atlete offrendo molto di più di una esperienza di shopping. Si tratta di una vera propria destinazione per celebrare lo sport sempre più verso la diversità e l'inclusività!”.

Ma si sa Nike fa sempre parlare di sé scatenando la verbalizzazione di pareri favorevoli, ma anche visioni e critiche diametralmente opposte. La giornalista di Telegraph Tanya Gold è stata protagonista di una vera rivolta delle donne americane che si sono indignate nel leggere il suo articolo nel quale dichiara che “le taglie rappresentate dai manichini Curvy adottati dal brand Nike «non sono sane» e le donne che le indossano «non possono fare sport» perché sono più che altro identificate nell'anticamera del diabete e se impegnate in un'attività sportiva sono destinate ad una protesi all'anca!”.

Un commento chiaramente depotenziante, quello della giornalista americana, che ha aumentato la voglia delle lettrici, soprattutto quelle un po' in carne, ma anche all'estremo opposto quelle troppo magre, di combattere animatamente il fenomeno del body shaming, ovvero del giudicare le forme del corpo delle persone soprattutto attraverso il web e i social network. Una tendenza a dare commenti che sembrano apparentemente innocui, ma all'atto pratico rappresentano una realtà a dir poco imbarazzante e inaccettabile per chiunque si permetta di praticarlo anche se involontariamente. Il parlare di un cambiamento fisico spesso viene percepito come indelicatezza, invadenza e può provocare profondo dolore in chi ha sub^to il cambiamento. L'attuale tendenza del continuo confronto con i modelli proposti dai social e media ci induce ad essere sempre più giudici spietati di noi stessi e e degli altri, facendoci dimenticare che siamo tutti uguali: tutti con le stesse insicurezze, con gli stessi dubbi e tutti con lo stesso grado di vergogna quando si è additati.

Il focus della FIF Academy è da sempre quello di diffondere e condividere messaggi tecnico-pratici in grado di infondere confidenza, complicità e autostima. L' attuale tendenza della nostra scuola di formazione va sempre più verso la direzione delle diversità nelle cui forme è sempre insito il concetto di bellezza intesa come cura sia del corpo, ma ancor più della mente, enfatizzando l'esigenza del futuro di confidare in uno stato di benessere in cui il corpo si esprima in tutte le sue abilità nel rispetto della propria forma!

E tu come interpreti questa nuova filosofia dei Nike Stores? Lascia un tuo commento  

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Mercoledì, 17 April 2019 16:53

Il caffè e l'attività sportiva

Principali effetti positivi della caffeina sulle prestazioni sportive

Caffè e sport è un connubio perfetto per chi desidera migliorare la propria performance sportiva. La parola chiave è “moderatezza”! Infatti il giusto utilizzo della caffeina tende ad aumentare le prestazioni sportive. E' risaputo che la caffeina stimola in principal modo i processi del sistema nervoso centrale, riducendo la percezione della fatica e stimolando una migliore attivazione dei motoneuroni attraverso la quale garantisce una maggiore resistenza durante la performance sportiva.

E' interessante scoprire quali altri importanti benefici derivano dal consumo di caffè prima e dopo la propria seduta di allenamento. A livello cerebrale le caratteristiche della caffeina agiscono su un miglioramento della capacità mentale. Una ricerca del Journal of Strength & Conditioning Research ha spiegato che bere caffè prima di un intenso esercizio fisico può migliorare la concentrazione, in particolar modo se il soggetto non ha dormito abbastanza durante la notte precedente. Bere caffè prima di allenarsi ha un effetto di rilievo sulla micro-circolazione apportando un aumento del 30% del flusso sanguigno nell'arco di tempo di 75 minuti (studio dei ricercatori dell'Università giapponese di Ryukyus). Questo beneficio si traduce a sua volta in un più efficiente trasporto di ossigeno ai muscoli che dunque ritarda la percezione del senso di fatica e aumenta la resistenza.

Secondo uno studio del prof. R. Moti dell'Università dell'Illinois, bere caffè prima dell'allenamento abbassa il livello di dolore muscolare percepito, teorizzando che il dolore durante esercizio non mostra effetti di tolleranza alla caffeina.

Un altro grande vantaggio del bere caffè, in questo caso dopo l'allenamento, consiste nella conservazione dell'ATP, il nostro carburante muscolare. Uno studio condotto dal Journal of Applied Physiology ha infatti rilevato che gli atleti che si allenano quotidianamente e consumano una combinazione di caffeina / carboidrati post-allenamento, possono riscontrare un aumento del 66% in più di glicogeno muscolare quattro ore dopo un intenso esercizio rispetto a quelli che mangiano carboidrati puri. Alla conservazione del carburante si aggiunge poi una dimostrata capacità del caffè di nutrire i muscoli contrastando gli effetti dell'invecchiamento cellulare; i risultati più significativi sono stati riscontrati nel diaframma, il muscolo centrale utilizzato per la respirazione e quindi per l’assunzione di ossigeno.

Concludendo possiamo affermare che nel rispetto della conditio sine qua non “moderatezza”, bere caffè apporta importanti benefici sia mentali che fisici che possono a loro volta migliorare il nostro allenamento e aiutarci a raggiungere con più successo i nostri obiettivi. 

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È possibile rallentare il naturale processo di invecchiamento? Trovare risposta affermativa a tale domanda è ormai un’ossessione per milioni di italiani (miliardi di persone nel mondo), sempre più disposti a sopportare qualsiasi cosa in nome della tanto agognata eterna giovinezza.

Ma come spesso accade è la scienza a darci la giusta risposta e, ancora una volta, la soluzione più semplice è anche quella più efficace. Secondo uno studio condotto dai ricercatori della Ball State University di Muncie dell’Indiana (USA), pubblicato sul Journal of Applied Physiology, praticare regolare attività fisica rende il corpo significativamente più in forma rispetto a quello dei coetanei più sedentari.

Preso, infatti, un campione rappresentativo di persone, uomini e donne, suddiviso in tre gruppi (settantenni che hanno sempre praticato sport nelle ultime cinque decadi; settantenni che non hanno svolto attività fisica in età adulta; giovani ventenni fisicamente attivi), si è proceduto ad un’analisi comparata del numero di capillari e dei livelli di alcuni enzimi nei muscoli e, in particolare, ad una valutazione del sistema cardiocircolatorio.

Da quanto emerso i muscoli degli anziani sportivi sono risultati simili a quelli dei giovani, con molti capillari ed enzimi in più rispetto ai coetanei sedentari. Ma non è tutto; la salute cardiovascolare degli arzilli nonni è paragonabile a quella di persone di 30 anni più giovani, mentre le loro capacità aerobiche sono circa il 40% più elevate rispetto a quelle degli anziani più pigri.

Nonostante si possano contestare alla ricerca alcuni limiti, in quanto non tiene conto di rilevanti fattori quali i geni, il reddito, la dieta e altri relativi allo stile di vita, “I risultati suggeriscono che l'esercizio fisico potrebbe aiutarci a costruire una riserva di buona salute e che potrebbe in futuro permetterci di rallentare o evitare la fragilità fisica”, sostiene l’autore dell’indagine, il dottor Scott Trappe.  

 


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