ANALISI DELLE VARIANTI DEL LAVORO DI FOOTWORK TRADIZIONALE PIÙ ADATTE PER RIDURRE I DISAGI CAUSATI DALLA POSIZIONE SUPINA E DAL MOVIMENTO DEL CARRELLO NEI CASI DI CERVICALGIA CRONICA.
Negli ultimi anni, l’interesse verso il Pilates e le sue applicazioni terapeutiche è cresciuto notevolmente, grazie alla sua capacità di promuovere un miglioramento globale della funzionalità muscolo-scheletrica.
Il corso “Reformer e patologie della colonna” prevede l’analisi del protocollo classico al Reformer per le principali problematiche muscolo-scheletriche con un approccio contemporaneo e adattato.
Si propone di fornire un approfondimento sulle strategie di adattamento e modificazione dei protocolli tradizionali di Pilates, specificamente focalizzati sull’uso del Reformer in caso di problematiche alla colonna vertebrale.
È un percorso formativo rivolto ai professionisti della salute e del movimento, come fisioterapisti, osteopati, insegnanti di Pilates e professionisti del fitness, che desiderano arricchire le proprie competenze nell’affrontare e gestire problematiche muscolo-scheletriche comuni.
Attraverso un approccio pratico e teorico, esploreremo come il Reformer possa essere utilizzato per creare esercizi personalizzati, in grado di rispondere alle esigenze di ciascun individuo, favorendo il recupero funzionale e il benessere generale.
Nel corso delle lezioni, analizzeremo le principali problematiche muscolo-scheletriche, imparando a riconoscere le indicazioni e le controindicazioni negli interventi di Pilates.
Approfondiremo le tecniche di adattamento degli esercizi classici e forniremo strumenti pratici per la valutazione e la pianificazione di un programma personalizzato. Concluderemo il nostro viaggio formativo con casi studio e sessioni pratiche, per assicurare l’applicazione dei concetti appresi in un contesto reale.
È importante ricordare che il nostro ruolo di chinesiologi o insegnanti Pilates non è quello di proporre il Pilates come cura o tanto meno diagnosticare una patologia, ma avere gli strumenti per permettere una pratica sicura agli allievi che soffrono di determinate problematiche e aiutarli a trarre molteplici benefici che indirettamente andranno a giovare anche alla sintomatologia.
La collaborazione con diverse figure come fisioterapisti, fisiatri e ortopedici può essere indispensabile e di grandissimo aiuto per aiutare i nostri allievi.
CERVICALGIA
La cervicalgia è una condizione caratterizzata dalla presenza di dolore localizzato nella regione cervicale del rachide.
Può manifestarsi in forma acuta o cronica ed essere accompagnata da irradiazioni verso il capo, le spalle e gli arti superiori, con un impatto significativo sulla funzionalità quotidiana. In ambito motorio e rieducativo, una corretta valutazione delle cause e della sintomatologia risulta fondamentale per strutturare protocolli di lavoro efficaci e sicuri, in particolare nell’utilizzo del Reformer.
Le cause della cervicalgia possono essere suddivise in strutturali e funzionali. Tra le cause funzionali rientrano le tensioni muscolari, spesso correlate a stress, posture scorrette o movimenti ripetitivi.
Le cause strutturali includono traumi, processi degenerativi come l’artrosi cervicale, ernie e protrusioni discali, patologie infiammatorie e in alcuni casi può essere presente una rettilineizzazione del rachide cervicale.
Il quadro sintomatologico può comprendere dolore al collo localizzato o irradiato, rigidità articolare, cefalea muscolo-tensiva, formicolii agli arti superiori e, nei casi più complessi, riduzione della forza muscolare.
Il Pilates Reformer rappresenta uno strumento efficace nella gestione della cervicalgia se utilizzato con consapevolezza.
Il lavoro sul Reformer favorisce il miglioramento dell’allineamento della colonna, la riduzione dei carichi compressivi sulla regione cervicale e l’attivazione della muscolatura profonda del core.
IL LAVORO DI FOOTWORK E LA CERVICALGIA
Il footwork costituisce spesso il punto di partenza nei protocolli di lavoro.
Tuttavia, nei soggetti con cervicalgia cronica, la posizione supina e il movimento del carrello possono indurre sensazioni di nausea o disorientamento, rendendo necessaria una valutazione attenta e l’eventuale utilizzo di varianti.
PRIMA VARIAZIONE:
ABBINAMENTO CON LA MOBILIZZAZIONE DEGLI ARTI SUPERIORI
Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la correlazione tra articolazione tibiotarsica e colonna vertebrale.
Limitazioni di mobilità a livello delle caviglie possono generare compensi lungo la catena cinetica, influenzando anche la regione cervicale. Abbinare al classico footwork esercizi sugli arti superiori, ad esempio, semi circle, supine opening senza cinghie, e mobilizzazione generale dell’articolazione scapolo omerale. Ricercando l’apertura della catena miofasciale e la dissociazione dell’omero si inizia a creare movimento, vascolarizzazione e scarico, in una zona che soffrirà sicuramente di una forte retrazione muscolare:
■ footwork supino con attivazione degli arti superiori
SECONDA VARIAZIONE:
SITTING FOOTWORK
La gestione della cervicalgia richiede un approccio progressivo e personalizzato.
Il Pilates Reformer, se utilizzato con competenza, rappresenta uno strumento valido per migliorare la funzionalità, ridurre il dolore e prevenire le recidive. In soggetti con cervicalgia cronica, la posizione supina associata al movimento del carrello può indurre sensazioni di nausea o disorientamento, legate a fattori vestibolari o a un’eccessiva tensione cervicale preesistente.
È pertanto necessario monitorare attentamente la risposta dell’allievo ed evitare stimolazioni che possano aggravare la sintomatologia.
Se l’oscillazione del Reformer Aumenta la sintomatologia o provoca disturbi correlati lavorare da seduti con gli stessi obiettivi del footwork classico può essere una valida alternativa:
■ footwork da seduti con box (con o senza props)
TERZA VARIAZIONE:
STANDING FOOTWORK
Spesso la cervicalgia è correlata a uno stile di vita sedentario, caratterizzato da molte ore trascorse in posizione seduta, in particolare di fronte al computer. Questa condizione favorisce alterazioni posturali, ridotta mobilità e un’inefficiente distribuzione dei carichi lungo la colonna vertebrale. In un’ottica di riequilibrio posturale personalizzato e di stimolazione della circolazione globale, può risultare particolarmente utile iniziare il lavoro in posizione eretta. Considerando gli obiettivi del footwork classico, è possibile riadattarne i principi in modalità standing, consentendo non solo un miglior controllo posturale, ma anche una maggiore attivazione della microcircolazione e dei sistemi di equilibrio, con benefici sull’organizzazione del movimento e sulla percezione corporea complessiva.
■ standing footwork