CAPIRE LE DIFFERENZE PER SCEGLIERE BENE
La riforma dello sport ha fissato in modo chiaro chi sia il “chinesiologo” (art. 41 del D.lgs. 28.02.2021 n.36).
Il “personal trainer”, contrariamente, resta una professione non regolamentata ai sensi della Legge 4/2013. Due mondi che spesso si incontrano nelle nostre palestre, ma che non vanno confusi.
Ecco cosa cambia davvero per società sportive, tecnici e utenti.
PERCHÉ OGGI SE NE PARLA COSÌ TANTO
Se chiedete a un gestore di palestra qual è la figura più richiesta dai clienti, con ogni probabilità vi risponderà: il personal trainer. È il professionista che accompagna la persona durante l’allenamento, la motiva, la guida nella corretta esecuzione degli esercizi e la aiuta a mantenere costanza. Allo stesso tempo, il mondo dello sport ha visto consolidarsi una figura diversa, forse più “accademica”: il chinesiologo, espressamente prevista dalla legge, con percorsi universitari dedicati e compiti ben definiti. La riforma del 2021 (D.lgs. 36/2021) ha scritto in modo nero su bianco chi è il chinesiologo e cosa fa; la Legge 4/2013 ha invece ricordato che esistono professioni non organizzate in ordini o collegi, che possono operare liberamente entro limiti precisi. È qui che troviamo il personal trainer.
DUE PAROLE CHIAVE: CHIAREZZA E SICUREZZA
La prima parola è chiarezza. Chiarezza nei titoli, nelle competenze, nei confini dell’attività. Non è solo una questione di etichette: scegliere il professionista giusto vuol dire sapere di cosa ha davvero competenza. La seconda parola è sicurezza: avere di fronte un professionista che rispetta i propri limiti, che sa quando fermarsi e indirizzare al medico, che firma contratti corretti e adeguati, rende l’allenamento più sereno e tutelante per tutti.
CHI È IL CHINESIOLOGO IN PRATICA
La legge lo individua e ne delinea i percorsi di studio: laurea triennale L-22 per il chinesiologo di base; laurea magistrale LM-67 per le attività motorie preventive e adattate; laurea magistrale LM-68 per l’ambito sportivo, la preparazione e la direzione tecnica. In parole semplici: il chinesiologo progetta in modo tecnico-scientifico i programmi di attività motoria, valuta le caratteristiche della persona, struttura l’allenamento nel tempo, monitora i risultati. Se si tratta di soggetti con condizioni cliniche stabilizzate o fragilità, il profilo LM-67 lavora con particolare attenzione all’adattamento e alla prevenzione; se si parla di performance e direzione tecnica, entra in gioco il profilo LM-68.
E IL PERSONAL TRAINER? UNA PROFESSIONE “NON REGOLAMENTATA”, MA NON IMPROVVISATA
A differenza del chinesiologo, il personal trainer non è una figura “protetta” da un albo né da un titolo legale esclusivo. La Legge 4/2013 consente a queste professioni di operare liberamente, chiedendo però trasparenza verso il cliente: indicare il proprio percorso formativo, aderire (se lo si desidera) ad associazioni professionali di settore che fissano codici etici, e soprattutto non sconfinare in attività riservate ad altre professioni. Essere “non regolamentati” non significa essere “non professionali”: significa, piuttosto, assumersi la responsabilità di spiegare bene cosa si sa fare e cosa no.
UN ESEMPIO DAL CAMPO
Immaginiamo Martina, 42 anni, impiegata, nessuna patologia, obiettivo: tornare in forma. Il suo bisogno principale è costanza, sicurezza nell’esecuzione, un programma semplice ma sostenibile. Qui il personal trainer può essere la scelta naturale: accompagna Martina, la motiva, adatta gli esercizi in base ai progressi, senza entrare in valutazioni cliniche o protocolli complessi.
Prendiamo invece Luca, 55 anni, iperteso ben controllato, con esiti di una vecchia lesione alla spalla. Il suo percorso richiede una progettazione più approfondita, una valutazione funzionale puntuale e un programma “adattato”. In questo caso la figura di riferimento è il chinesiologo (in particolare il profilo LM-67), che costruisce un percorso mirato, dialoga – quando necessario – con il medico e garantisce il rispetto dei protocolli.
DOVE SI INCONTRA IL CONFINE
Il confine tra le due figure sta nella natura dell’intervento. Quando parliamo di programmazioni complesse, test e misurazioni sistematiche, adattamenti a condizioni cliniche, direzione tecnica di squadre o atleti, ci muoviamo nel territorio del chinesiologo. Quando invece parliamo di accompagnamento alla pratica, di benessere generale, di esecuzione corretta degli esercizi in persone sane e motivazione personale, siamo nel campo tipico del personal trainer. La qualità nasce dal riconoscere questo confine e dal rispettarlo.
COSA DEVONO FARE PALESTRE E ASD/SSD
Per i gestori, tutto si traduce in scelte concrete. Se il centro richiede figure che progettano l’attività motoria o che svolgono ruoli di direzione tecnica, occorre verificare i titoli di studio del chinesiologo. Se invece il servizio è centrato sull’accompagnamento e sul coaching per utenti sani, si può prevedere il personal trainer. La comunicazione al pubblico deve essere onesta: evitare titoli altisonanti, spiegare con parole semplici quali servizi si offrono, indicare i limiti dell’intervento. Anche i contratti fanno la differenza: un buon mansionario, la descrizione delle responsabilità, gli obblighi di sicurezza, la privacy, le coperture assicurative. Sono dettagli? No: sono le fondamenta di un servizio serio.
UNA PAROLA SULLE ASSICURAZIONI E SUI MODULI
Sia il chinesiologo sia il personal trainer dovrebbero prevedere una copertura di responsabilità civile adeguata.
Non serve spaventare il cliente con burocrazia, ma qualche documento essenziale migliora la sicurezza: un questionario pre-attività, un’informativa chiara su cosa fa e cosa non fa il professionista, un consenso all’attività non sanitaria.
Sono strumenti semplici che prevengono incomprensioni e tutelano tutti.
LE DOMANDE CHE ARRIVANO PIÙ SPESSO
“Serve la laurea per fare il personal trainer?”
No. La legge non la impone per usare quella denominazione. Questo però non vuol dire che la formazione non conti: contano eccome i corsi seri, l’aggiornamento, l’esperienza sul campo.
“Le certificazioni private valgono come una laurea?”
No. Possono essere molto utili, soprattutto se rilasciate da soggetti autorevoli del settore, ma non equivalgono ai titoli accademici richiesti al chinesiologo.
“In una società sportiva è sempre ‘lavoro sportivo’?”
Dipende dalle mansioni e da come è organizzata la collaborazione. Qui è bene farsi seguire da chi conosce la normativa: un inquadramento corretto evita problemi futuri.
UN INVITO ALLA COLLABORAZIONE
Nelle migliori realtà, chinesiologi e personal trainer collaborano. Il primo costruisce l’ossatura tecnico-scientifica del percorso, il secondo la rende vivibile e quotidiana per l’utente, aiutandolo a trasformare un programma in un’abitudine.
È una staffetta virtuosa: meno contrapposizioni, più risultati.
IN CONCLUSIONE
La riforma dello sport ha il merito di aver dato nome e contenuto alla figura del chinesiologo.
La Legge 4/2013 ha ricordato che esistono anche professioni non regolamentate, come il personal trainer, che possono portare grande valore se lavorano con trasparenza e dentro i propri confini. Per chi gestisce una palestra o un’associazione, la scelta giusta è quella che parte dalle esigenze reali degli utenti: se serve progettazione e direzione tecnica, chiamate un chinesiologo; se serve accompagnamento, motivazione e presenza costante, un personal trainer può essere la figura più adatta.
Per tutti, la bussola resta la stessa: chiarezza nei ruoli, rispetto dei limiti, attenzione alla sicurezza.
Il resto – motivazione benessere, risultati – arriverà di conseguenza. ■