La popolazione over 65 è in corsia di sorpasso rispetto a quella più giovane, e di certo la tendenza non è reversibile, così ci dovremo aspettare una grande quantità di anziani già nel prossimo futuro da mantenere in forma. Il perché è ormai noto: l’apparato assistenziale non potrà prendersi cura di un grandissimo numero di anziani che presentino patologie, così il nostro settore – il fitness – dovrà fare in modo di garantire loro autosufficienza fisica e maggiore resistenza alle malattie, attraverso protocolli di allenamento specifici. I dati sugli italiani informano che negli ultimi dieci anni la percentuale di individui di 65 anni e oltre è aumentata dal 18,4% nel 2001 al 20,3% nel 2011, con un incremento di ben 1,8 milioni di individui per questa classe di età. Nello stesso periodo, il numero di ragazzi fino a 14 anni di età è aumentato di circa 348 mila unità, portando la relativa quota al 14% del totale (14,3% nel 2001). Negli USA i dati sulla popolazione anziana ci informano che il 27% di chi è tra i 65 e i 74 anni, e ha forti problemi con il movimento tanto da risultare inadatto a qualunque attività fisica. Se a questo viene associata anche un’alta percentuale di soggetti che hanno sviluppato sarcopenia, allora il quadro generale diventa piuttosto preoccupante. Occorre quindi che, banalmente, l’anziano diventi – se non lo è già – un soggetto fisicamente attivo. In un contesto di “miglioramento delle abilità fisiche” di una persona over 65, viene inserito da chi si occupa di esercizio per la terza età, l’allenamento funzionale, allenamento che ha poco a che vedere con il functional training di un soggetto in piena forma, ma che ne rispetta gli assunti di base. Un anziano, appare ovvio, deve possedere una sufficiente funzionalità per affrontare senza problemi la sua personale quotidianità fatta di piccoli e continui sforzi.
La funzionalità negli anziani
La “funzione” si può definire come l’abilità di eseguire attività fisiche complesse. Tutto questo, in un soggetto anziano, deve essere ridotto a quelle che sono le sue personali potenzialità fisiche, potenzialità che si sono abassate a causa della diminuzione della massa muscolare e della minor velocità della trasmissione nervosa. Questo suggerisce che il primo approccio all’esercizio dovrà essere finalizzato all’aumento della forza. Studi hanno dimostrato come in un novantenne, la forza di estensione della coscia aumenti del 170% con un incremento dell’area muscolare del 10%.
Quali sono le prestazioni da migliorare in un anziano
Il primo step di un allenamento per un “over” è quello di migliorare la potenza, ovvero il prodotto della forza per la velocità. Può sembrare sconveniente non iniziare con un ciclo di forza generale, ma occorre osservare che un soggetto anziano perde massa muscolare di tipo II, cioè fibra bianca, inducendo una forte diminuzione di potenza. La potenza espressa dalla fibra bianca è infatti quattro volte maggiore rispetto a quella rossa e se il decremento della velocità può essere del 30%, quella della potenza arriva al 51%. Così, prendendo in considerazione quelle che possono essere le metodologie di allenamento applicate a un soggetto anziano, è stato evidenziato da alcuni autori (Fielding 2002, Hruda Hicks e McCartney 2003, Miszko 2003) che per questa tipologia di individui l’allenamento per la potenza produce effetti molto più evidenti rispetto a quelli per la forza, dove nel primo caso si utilizzano carichi dell’80% del massimale, mentre per la forza si usano carichi più bassi a velocità ridotta.
Esercizio funzionale per l’anziano
La metodologia funzionale è un ottima occasione per unire esercizi di potenza applicati ai gesti quotidiani. In questo modo, si allevia enormemente il carico di lavoro agli anziani allontanandoli, per quanto possibile, dal rischio di infortuni. Nel 2005, una ricerca americana a messo a confronto due gruppi di signore settantenni, un centinaio in totale, dove una parte eseguiva esercizi di forza mentre le rimanenti praticavano allenamento funzionale. Il primo gruppo usava elastici e piccoli manubri, mentre il secondo utilizzava metodologie come il traino, esercizi compiuti in diversi decubiti, di spostamento verticale e orizzontale con piccoli pesi. Dopo 12 settimane di esercizi, si è rilevato che nel gruppo esercizi di forza si verificava un miglioramento della forza isometrica degli estensori del ginocchio e dei flessori del gomito, mentre il gruppo funzionale migliorava la potenza e l’abilità nei movimenti sinergici e multiarticolari.
L’allenamento translazionale
Il professor Joseph Signorile, dell’Università di Miami, ha messo a punto una forma di allenamento per gli anziani, che ha chiamato “allenamento translazionale” (la translazione in questo caso sta per trasferimento) che include una periodizzazione di questo tipo: ipertrofia, forza e l’applicazione dei miglioramenti fisici nelle attività quotidiane. In questo modo, adattamento muscolare e allenamento delle abilità motorie sono incorporate per personalizzare volume di lavoro, intensità e complessità a seconda delle esigenze individuali del cliente. Per complessità nell’allenamento si intende il salire e scendere le scale più volte, camminare su una linea, trasferire oggetti da un punto all’altro e alzarsi e sedersi su una panca.
Conclusioni
L’allenamento di Signorile è una bella intuizione, ma ne possono nascere delle altre. Ed è auspicabile che questo avvenga, perché la popolazione mondiale ha una reale necessità di mantenersi in forma. Per questo, gli allenatori specializzati sono i benvenuti, e per questa tipologia di personal trainer si aprono molte prospettive di lavoro, oltre al fatto di compiere un inestimabile servizio sociale.


Anno III n.ro 1/ Maggio 2012
SOMMARIO

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