È inverno e fa buio presto, il freddo è alle porte ma, nonostante l’autunno preannunci un periodo in cui l’esigenza di proteggersi dalle intemperie condiziona severamente le nostre abitudini di vita, nella mia routine quotidiana nulla si muove. Abbiamo passato l’estate in pineta a vedere giocare gli scoiattoli neri di Porto San Giorgio mentre ci si allenava alle prime luci del sorgere del sole. Siamo stati in spiaggia per allenarci quando ancora era buio, iniziando a correre con l’aurora e fermandoci a recuperare un attimo mentre contemplavamo il grande disco rosso staccarsi dolcemente dall’orizzonte dell’Adriatico e allungarsi fino a modificare il suo profilo quasi come due labbra in un bacio con un lungo schiocco… Una mattina abbiamo visto perfino quattro delfini disegnare scie sull’acqua ancora rossa del mare imbevuto di aurora. Poi… il mondo ha cambiato d’abito e solo pochi giorni fa ci siamo allenati a Fermo di fronte ai Sibillini imbiancati dalla prima neve. Le prime giornate di pioggia… e ci siamo ritrovati al coperto del pallone tensostatico, sotto le luci dei fari gialli, lenti a partire più dei clienti appena usciti dal letto! Sempre in campo, alle 06.00/06.30 a fare allenamento. Sono oramai più di cinque anni che pratico e propongo allenamenti all’aperto e la scintilla è diventata fuoco quando in una convention FIF si è parlato di allenamento outdoor, quando ancora non si parlava di Boot Camp. Da allora fino ad oggi nulla è cambiato se non il fatto che siamo sempre di più a dare il buon giorno al giorno che arriva.
Qualche giorno fa li ho placcati a metà allenamento, i miei clienti, quando ormai erano ben svegli ma non ancora troppo stanchi e gli ho chiesto: Cosa vi spinge ad alzarvi ogni mattina al buio e venire ad allenarvi?… questo sarà il tema per una vostra breve riflessione … una volta tanto avrete i compiti per casa! Certo è stato un rischio, un po’ come chiedere “ma chi ve lo fa fare a seguirmi?! ma ho precisato che le loro risposte mi avrebbero aiutato a spiegare ad altri di cosa si trattasse.
L’avvocato, l’insegnante, l’imprenditore, la mamma, il pediatra, la commessa, il dirigente, l’infermiere, il tecnico ospedaliero, l’estetista, la parrucchiera tutte persone che hanno il tempo alle calcagna per l’intera giornata e che dire poi se ognuna di queste persone oltre al ruolo professionale è anche mamma o papà! Vivono spesso due vite in una e il tempo per allenarsi deve essere “rubato” al giorno proprio mentre il mondo ancora dorme… allora la giornata diventa segretamente di 25 ore senza che nessuno se ne accorga! Per questo li chiamo “i miei guerrieri”. La loro motivazione nasce proprio da lì, dall’esigenza di rosicchiare un po’ di tempo a giornate piene e intense. Non c’è altro, secondo me, se non una necessità che li spinge a chiedere un allenamento nell’unico momento della giornata possibile. Pertanto offrire una possibile attività fisica alle prime luci del giorno è già una risposta. Il cliente pian piano ne verrà a conoscenza, ne sentirà parlare, ci contatterà e quella, soltanto quella, sarà l’unica vera motivazione, come il grido di un regista al “Ciak”… Motore!… Azione…! La parola “motivo” ha le sue radici etimologiche nel verbo latino “movere” cosicché, scherzando un po’ con il vocabolario, possiamo immaginare la “motiva-azione” come il “Motore!… “ che spinge il cliente verso di noi perché sa che abbiamo quel che cerca… “Azione…!”, appunto. Ma è anche opportuno spostare l’attenzione su quel che tiene le persone in campo giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, anno dopo anno.
C’è un altro livello, infatti, nella motivazione che non riguarda più il “ciak” iniziale, ma il singolo momento di ogni allenamento in cui i ruoli cambiano ed il cliente invece, affidandosi all’intervento del trainer, viene accompagnato, coinvolto, guidato, interessato, avvinto, a volte bonariamente trascinato nella routine. A questo livello noi siamo il regista ed i clienti sono adesso interpreti di una situazione che noi dovremo gestire divenendo i “Motiva - Attori”. Al “ciak” siamo tutti dentro. A tal proposito vorrei solo esprimere un’idea: ci sono tanti, ma davvero tanti, modi di eseguire un affondo, un piegamento, un salto, un passo, focalizzando una posizione, oppure un punto, a volte concentrandosi su una percezione, un appoggio diverso, utilizzando una maggiore o minor coordinazione, altre volte ancora con un dinamismo differente. Guidare gli attori nell’interpretazione del gesto è il compito di un regista che deve saper trarre il meglio dagli attori, coinvolgendoli e sostenendoli nel loro ruolo e nella giusta interpretazione. A volte, poi, alla fine ci esce anche l’oscar… quando, al termine dell’allenamento, ci si saluta e qualcuno avvicinandosi grondante di sudore ti dice: “Grazie Claudio, l’allenamento di oggi è stato veramente bello!”.
Rimango da solo, raccolgo i pezzi dal campo e mi sento davvero soddisfatto e di nuovo motivato a continuare.


Anno III n.ro 1/ Maggio 2012
SOMMARIO

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